Dieta mediterranea e fragilità senile: dati e note

Dieta mediterranea e fragilità senile: dati e note

La dieta mediterranea fu inizialmente definita negli anni Sessanta, quando i ricercatori studiarono le abitudini alimentari delle persone in Grecia e nel Sud Italia, iniziando a confrontare i rischi cardiaci delle popolazioni mediterranee con quelli degli Stati Uniti e del Nord Europa. Dagli anni Sessanta, i ricercatori hanno utilizzato varie definizioni della dieta mediterranea, generalmente sottolineano le stesse componenti chiave che includono: un elevato apporto di alimenti vegetali, come verdure a foglia larga, frutta, legumi, frutta a guscio (mandorle, noci), cereali integrali e olio d’oliva; un consumo moderato di pesce, latticini, carne e vino rosso; e un basso apporto di dolci e uova. I benefici di questa dieta sono riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, che può confermare le attività di prevenzione sulle malattie cardiovascolari e sui tumori.

Adesso, seguire una dieta mediterranea potrebbe ridurre il rischio di fragilità tra gli anziani, secondo un nuovo studio dell’Università del college di Londra nel Regno Unito. In un articolo che è stato pubblicato sul Journal of American Geriatrics Society, i ricercatori descrivono come sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i dati di studi pubblicati che hanno seguito gli adulti più anziani, e avendo confrontato la loro dieta con l’incidenza della fragilità organica. La fragilità è descritta come uno “stato di maggiore vulnerabilità, derivante dal declino associato all’invecchiamento” che riduce la capacità di una persona di far fronte alle sfide quotidiane e alle situazioni di stress acuto. Non esiste ancora un “gold standard” per definire la fragilità, ma i ricercatori e i clinici tendono a considerarlo come una condizione che soddisfa tre dei seguenti cinque criteri:

bassa attività fisica

bassa energia globale

debole presa degli oggetti

ridotta velocità del cammino

perdita di peso non intenzionale

La fragilità è comune tra gli adulti più anziani ed è associata ad una minore qualità della vita e ad un più alto rischio di invalidità, artrosi agli arti inferiori, cadute, demenza, ospedalizzazione e morte prematura. L’invecchiamento della popolazione, tuttavia, permette di aspettarci un numero crescente di persone con fragilità. “Le prove erano molto coerenti sul fatto che le persone anziane che seguono una dieta mediterranea avevano un rischio minore di diventare fragili”, afferma la dottoressa Kate Walters, capo-ricerca e direttore del Center for Aging and Population Studies presso l’University College di Londra.

Per la loro analisi, il team ha incluso i dati di quattro studi che hanno esaminato il legame tra una dieta mediterranea e l’incidenza della fragilità in 5.789 persone provenienti da Cina, Francia, Italia e Spagna, che sono state seguite per una media di circa 4 anni. Tutti e quattro gli studi avevano categorizzato l’aderenza alla dieta mediterranea allo stesso modo. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi, a seconda di quanto strettamente seguivano la dieta. I risultati hanno mostrato che l’incidenza della fragilità era significativamente più bassa per i partecipanti che seguivano più da vicino la dieta mediterranea. “Le persone che seguivano una dieta mediterranea di più”, spiega la dottoressa Walters, “avevano nel complesso meno della metà delle probabilità di diventare fragili in un periodo di quasi 4 anni rispetto a coloro che la seguivano di meno.”

I ricercatori dicono che i risultati supportano l’idea che una dieta mediterranea potrebbe aiutare le persone anziane a rimanere in buona salute mentre invecchiano, ad esempio aumentando l’attività, il peso, i livelli di energia e la forza muscolare. Quest’ultima dipende non solo dai carboidrati, ma anche dalla quota di proteine introdotte. Non a caso, i legumi, i cereali integrali ed il pesce, abbondanti nella dieta mediterranea, sono ottime fonti di proteine. Tuttavia, sottolineano una limitazione del loro studio: non è chiaro se altri fattori non indagati possano aver contribuito a proteggere i partecipanti dal diventare fragili. Questi fattori potrebbero includere età, sesso, abitudine al tabagismo, al consumo di alcolici, quanto esercizio fisico praticato regolarmente e il grado di salute totale.

Un’altra ragione in più per andar fieri di un nostro patrimonio culturale.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, medico specialista in Biochimica Clinica.
Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 826 Articoli
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998. Specialista in Biochimica Clinica nel 2002. Dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hiopkins University, dal 2004 al 2008. Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata. Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sul sito salutesicilia.com.

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