Olio di cocco, colesterolo e salute cardiaca

Olio di cocco, colesterolo e salute cardiaca
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L’olio di cocco è stato di gran moda da un po ‘di tempo. Sostenuto da un certo numero di celebrità come un super-alimento, quest’olio spesso utilizzato in campo cosmetico, è uno dei condimenti preferiti sulla tavola di molte persone. Ma la domanda rimane: è salutare o no? Il grasso ha sofferto di una brutta reputazione per molto tempo, ci è stato detto di optare per opzioni a basso contenuto di grassi, e alla fine abbiamo imparato come evitare i grassi cattivi (saturi e idrogenati) e mangiare quelli buoni (insaturi) per mantenere sane le arterie. Poi nel 2003 è spuntato l’umile cocco, che diventò trendy nell’alimentazione, a causa di ricerche pubblicate nel 2003 da Marie-Pierre St-Onge, Ph.D., professore di Medicina Nutrizionale alla Columbia University di New York. Il Prof. St-Onge aveva scoperto che nelle donne in sovrappeso il consumo di acidi grassi a catena media – come quelli trovati nell’olio di cocco – ha portato a un aumento del dispendio energetico e dell’ossidazione dei grassi rispetto alle donne che mangiavano acidi grassi a catena lunga o saturi. Ma il professor St-Onge ha usato una dieta appositamente formulata nel suo studio, non l’olio di cocco, e non ha mai affermato che l’olio di cocco fosse il segreto dei risultati ottenuti nella sua ricerca.

Poi, uno studio del 2009 che ha coinvolto 40 donne ha dimostrato che 30 ml di cocco – consumati giornalmente per un periodo di 12 settimane – hanno aumentato i livelli di lipoproteine ​​ad alta densità (HDL) cioè il colesterolo definito “buono”, accompagnati da una riduzione della circonferenza della vita. Con il proseguire degli studi, il quadro è diventato meno chiaro. Nonostante il numero di studi che hanno gettato l’olio di cocco in una luce favorevole, l’AHA ha pubblicato una nota consultiva sui grassi alimentari e le malattie cardiovascolari nel Giugno di quest’anno, raccomandando di sostituire i grassi saturi con grassi insaturi più salutari. Questo include olio di cocco. Uno dei problemi con la controversia che circonda l’olio di cocco è la mancanza di studi umani di buona qualità e su ampie coorti di soggetti.

Adesso un nuovo studio del dott. Kay-Tee Khaw, professore di Gerontologia Clinica, e la dottoressa Nita Gandhi Forouhi, professore di Salute e Nutrizione della popolazione, all’Università di Cambridge, con i loro teams di ricerca hanno confrontato gli effetti dell’olio di cocco, olio d’oliva e burro in 94 volontari umani. A ciascun partecipante allo studio è stato chiesto di consumare 50 grammi di uno di questi grassi ogni giorno per 4 settimane. I risultati hanno sorpreso i ricercatori: coloro che hanno consumato l’olio di cocco avevano un aumento del 15% dei livelli plasmatici di HDL, e solo un 5% per quelli che avevano usato solo l’olio d’oliva, che è accettato come buono per il nostro sistema cardiovascolare. Il meccanismo pare risiedere nel contenuto di acidi grassi a catena media, di cui il cocco è naturalmente ricco; non sono noti dettagli di come questi funzionano rispetto ai grassi saturi o quelli insaturi a catena lunga.

Ma le sorprese non sono finite. Un altro gruppo di ricerca ha scoperto che una dieta ricca di olio di cocco, burro di cacao e altri grassi vegetali alterava la diversità dei batteri intestinali nei modelli murini della malattia di Crohn, che era associata a una riduzione dell’infiammazione intestinale. Il morbo di Crohn è un tipo di malattia infiammatoria intestinale caratterizzata da infiammazione del tratto gastrointestinale. Secondo l’Istituto Nazionale di Diabete e Malattie Digestive e Renali, si stima che il morbo di Crohn colpisca più di mezzo milione di persone negli Stati Uniti. L’esordio della malattia è più frequente tra gli adulti di 20 anni. Il primo autore dello studio Alexander Rodriguez-Palacios, Ph.D., della Case Western Reserve University di Cleveland, Ohio, e colleghi dicono che i loro risultati suggeriscono che i pazienti con malattia di Crohn potrebbero ridurre i loro sintomi semplicemente cambiando il tipo di grasso nella loro dieta. Per raggiungere i loro risultati, il Dr. Rodriguez-Palacios e il team hanno analizzato gli effetti di due diete diverse sull’intestino dei topi affetti dal morbo di Crohn.

Un gruppo di topi è stato alimentato con una dieta ricca di grassi “buoni” derivati ​​dalle piante – come l’olio di cocco e il burro di cacao – mentre un altro gruppo veniva nutrito con una dieta normale. Ebbene, i topi alimentati con una dieta ricca di grassi mostravano una riduzione del 30% dei tipi di batteri nelle viscere, rispetto ai topi nutriti con una dieta normale, suggerendo che un’alimentazione ricca di grassi “buoni” può alterare la composizione del microbiota intestinale. È importante sottolineare che l’assunzione di grassi definiti “buoni”, anche se in piccole quantità, è stata associata ad una minore infiammazione intestinale. Probabilmente la composizione dei grassi alimentari ha effetti positivi o negativi su questo o quel ceppo di batteri della flora intestinale, poiché sono molecole utilizzate anche dai microorganismi. E’ possibile che la diversità di molecola causi diversità di crescita fra le migliaia di specie batteriche che abitano nel nostro intestino.

In conclusione, niente allarmismi; l’olio di cocco può essere consumato frammisto ad una sana e variata alimentazione. MA questo non è una novità.

  • a cura del Dr Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica Clinica.

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 1070 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it