Come le carenze alimentari sfociano nella depressione

Come le carenze alimentari sfociano nella depressione

La depressione è la più diffusa malattia psicologica e continua a crescere presentandosi sotto forme sempre più atipiche . Secondo le stime del 2015 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la depressione ha interessato 350 milioni di persone in tutto il mondo che, numericamente, è più dell’intera popolazione americana. Vi sono prove crescenti del ruolo dei nutrienti nella salute mentale. Un apporto adeguato di sostanze nutritive contribuisce in particolare a migliorare la salute generale e la salute mentale. La depressione maggiore è una grave malattia mentale con un’alta prevalenza, per la quale esistono trattamenti efficaci ma non in tutti i casi. Ecco perché negli ultimi anni è sempre più cresciuto l’interesse ottimizzare l’apporto di nutrienti necessari per un funzionamento cerebrale adeguato, come terapia aggiuntiva ai trattamenti antidepressivi. Sono diverse le carenze nutrizionali identificate che se cronicizzate possono rappresentare un fattore predisponente alla comparsa di disturbi depressivi. Si spazia da elementi minerali ad alcuni amminoacidi, ad acidi grassi essenziali fino ad alcune vitamine.

In questo contesto è bene considerare le nuove basi biologiche dei disturbi depressivi che si sono evolute nell’ultimo decennio. Originariamente, infatti, la depressione era genericamente riferita come una cronica carenza del neurotrasmettitore cerebrale dopamina, che comportava tutta una serie di variazioni psicologiche e comportamentali tipiche del disturbo in sé. Nonostante centinaia di approfondimenti e svisceramenti sui meccanismi patogenetici sottostanti, la reale causa che guida la comparsa della malattia non è stata mai rivelata. Con la scoperta che il microbiota intestinale è in grado di produrre metaboliti e reazioni neuro-immunitarie a carico del cervello, la visione patogenetica dei disturbi depressivi è cambiata per sempre. E’ interessante sottolineare che la Medicina Tradizionale Orientale ha sempre sostenuto che le alterazioni organiche a carico dell’apparato digerente, soprattutto a carico dell’intestino crasso, se perpetrate e non corrette potessero evolvere in patologie a carico del sistema nervoso. Le ultime scoperte scientifiche a riguardo, le danno pienamente ragione.

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Eppure non suona strano che qualche carenza nutrizionale possa, nel tempo, essere responsabile della comparsa di disturbi comportamentali che possono sfociare in un episodio depressivo. Questa ipotesi non è recente; anzi, è stata avanzata circa trent’anni fa, ma le evidenze si sono accumulate solo a partire dall’inizio di questo secolo. Il primo fattore nutrizionale che è stato oggetto di molto interesse sono gli acidi grassi omega-3. Questi fattori che il corpo umano non sa sintetizzare, sono costituenti delle membrane delle cellule nervose e di altri organi endocrini. Sono altresì precursori di qualche decine di molecole con azione ormone-simile (prostaglandine, prostacicline, leucotrieni, resolvine, defensine, marensine, ecc.) con potenti azioni biologiche praticamente in quasi tutti i tessuti umani. A livello cerebrale, alcune di queste molecole dialogano con neutrotrasmettitori come serotonina e dopamina, che sono i principali regolatori del tono dell’umore.

Non solo, alcune prostaglandine, le resolvine e le marensine sono anche degli antiinfiammatori naturali. Le ultime ricerche scientifiche indicano che in caso di loro mancata sintesi, si possono mantenere nel nostro corpo delle reazioni infiammatorie che non dovrebbero normalmente esserci. Una visione aggiuntiva della patogenesi della depressione, incrimina una reazione infiammatoria inappropriata a carico di certe regioni del cervello. Gli astrociti e la microglia, le cellule balia dei neuroni, sarebbero i responsabili della sintesi di citochine infiammatorie (interleuchine), che esercitano il loro effetto interferendo col metabolismo di dopamina e serotonina. Invero, esistono trials clinici pubblicati che dimostrano l’efficacia di integrazione alimentare con omega-3 nei disturbi depressivo maggiore e bipolare. A scopo pratico, si ricorda che molto ricchi di acidi omega-3 sono i pesci di mare (es. salmone) ed alcuni olii di pesce, frutta secca come le noci e integratori a base dell’alga Spirulina o di piante officinali (lino, borragine, primula).

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Anche la deficienza di certi sali minerali può portare a comparsa di anomalie comportamentali di tipo depressivo. Questo è stato dimostrato a carico di elementi come il ferro, il rame, il magnesio, lo zinco, il selenio e perfino lo iodio. Una rassegna sulla correlazione fra carenza di zinco, ferro, rame e selenio e la comparsa di sintomi depressivi è stata appena pubblicata lo scorsa Dicembre (Li Z et al., 2017). In una coorte di 14834 individui dello studio NHANES, arruolati dal 2009 al 2014, coloro che avevano assunto integratori a base di questi oligoelementi secondo le dosi raccomandate minime (RDA), hanno avuto tutti una minore probabilità di sviluppare sintomi depressivi, specie per zinco, rame e selenio. Lo studio ha complessivamente indicato che esiste una correlazione inversa fra introito globale di questi minerali e la probabilità di andare incontro ad episodi depressivi.

La carenza di ferro è noto essere un marker dello stato depressivo da tempo. Il meccanismo con cui essa può influenzare lo stato depressivo riguarda l’essere il ferro un cofattore dell’enzima aromatico beta-idrossilasi, un enzima chiave per la sintesi di noradrenalina e dopamina cerebrali. Questo regola la produzione di dopamina nella sostanza nera e di noradrenalina nella sostanza reticolare cerebrale. E’ plausibile che se l’enzima è deficiente di cofattore, si ha minore produzione di questi mediatori nel cervello. Come invece la carenza di magnesio possa condizionare la comparsa di fenomeni depressivi è ancora un mistero. Il magnesio è un inibitore delle funzioni cellulari (iper-polarizzante), è un rilassante muscolare ed un blando sedativo nervoso. Interviene nella funzione di certi enzimi che bruciano il glucosio per la produzione di energia. Ma non vi è nozione o conoscenza che lega direttamente il magnesio a fenomeni di veglia e dell’umore regolati da neurotrasmettitori classici. Eppure diversi studi sperimentali e recensioni recentissime provano che la carenza di magnesio è comune nei depressi cronici (Serefko A et al., 2016). La sua supplementazione risulta di beneficio clinico in tale frangente (Raijzadeh A et al., 2017; Tarleton EK et al., 2017).

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Come la carenza di certi amminoacidi possa condizionare lo sviluppo di comportamenti o fenomeni depressivi è direttamente riconducibile all’essere alcuni di essi diretti precursori di neurotrasmettitori cerebrali. Questo è il caso per gli amminoacidi fenilalanina, tirosina e triptofano del gruppo degli “essenziali”, ovvero che il nostro corpo non sa sintetizzare. La fenilalanina è diretto precursore di adrenalina e noradrenalina, mentre il triptofano serve alla sintesi della serotonina e di un ormone affine, la melatonina. E’ noto al pubblico che i farmaci impiegati come antidepressivi sono della cartegoria dopamina-agonisti, ma anche inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), divenuti molto popolari nell’ultimo decennio. Se l’alimentazione quotidiana diventa stazionaria o poco variata (preferenza sempre degli stessi alimenti), non c’è da meravigliarsi che nel tempo questo possa tradursi in una carenza che poi si manifesti clinicamente con alterazioni del comportamento prima, e dell’umore di seguito. L’altra faccia della medaglia non riguarda questi amminoacidi, ma un cofattore enzimatico necessario alla loro sintesi: la vitamina B6. Sebbene abbastanza diffusa nella maggior parte degli alimenti, i processi di cottura e processazione industriale la distruggono quasi completamente. L’unica alternativa è quella di sfruttare la quota prodotta dai batteri intestinali ospiti (microbiota). Ma se anche questo è sbilanciato dalle cattive abitudini alimentari e voluttuarie (es. abuso di alcolici), non restano molte opzioni per rifornirsene.

Una vitamina per la quale ci sono prove della sua carenza in grado di scatenare o provocare uno stato depressivo è la vitamina D. Nota a tutti per la sua capacità di fissare il calcio nelle ossa, le ricerche degli ultimi 20 anni l’hanno vista protagonista nella regolazione del sistema immunitario, delle funzioni di pancreas, cuore, tiroide ed anche cervello. Essa è risultata un potente fattore ormone-simile che promuove la corretta maturazione delle cellule cerebrali, al pari degli ormoni tiroidei. La carenza o livelli limite di vitamina D3 sono abbastanza comuni nella popolazione generale, potendo verificarsi anche in un miliardo di persone a livello globale. Studi epidemiologici mostrano che la vitamina D3 o i suoi metaboliti non raggiungono un livello ottimale nella maggior parte degli adulti. Anche inferiore al livello ottimale, può causare sintomi clinici ed essere uno dei fattori di rischio per la depressione. Nella popolazione di pazienti affetti da disturbi depressivi, la carenza o l’insufficienza di vitamina D3 si verificano più frequentemente rispetto alla popolazione generale. Questo specie si associa alla comparsa di condizioni depressive negli anziani, ma anche in donne gravide, chi è affetto da diabete o alcune malattie autoimmuni (Song EK et al. 2017; de Olivera C et al., 2017; Marsh WK et al. 2017; Calarge CA et al., 2017; Belzeaux R et al., 2018; Vidgren M et al., 2018).

Si giustifica quindi maggiormente il consiglio più ripetuto dai medici “disciplina e varietà a tavola”.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica Clinica.

Bibliografia

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 1070 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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