Musicoterapia: la fedele compagna dimenticata

Musicoterapia: la fedele compagna dimenticata
From right, Robert Stone of Tustin performs for Theresa Ballard of Santa Ana during her stay at St. Joseph Hospital in Orange Monday afternoon. ///ADDITIONAL INFO: tu.0121.violinist.dak 01/11/16 - Photo by DREW A. KELLEY, CONTRIBUTING PHOTOGRAPHER

Secondo un’analisi dei dati inseriti nella banca dati della Cochrane Library, i trattamenti tradizionali della depressione come la psicoterapia o la terapia farmacologica, potrebbero funzionare meglio se fossero accompagnati dalla musicoterapia. Almeno per alcune tipologie di pazienti. Anche la musicoterapia sembra aiutare ad alleviare l’ansia e migliorare le funzioni fisiche negli individui depressi, e sembra altrettanto sicura quanto i trattamenti tradizionali. E’ quello che sta esplorando un gruppo di ricercatori della UniResearch Health a Bergen, in Norvegia, per approfondire l’efficacia di trattamenti alternativi per la depressione, come la musicoterapia. Il team ha esaminato i dati relativi a 421 persone che hanno partecipato a nove esperimenti a breve termine, che hanno testato i benefici della sola musicoterapia o in abbinamento alle terapie convenzionali. Nel complesso, l’analisi dei dati ha rilevato che i pazienti si sentivano meno depressi quando la musica veniva “aggiunta” al loro regime di trattamento.

Il caporicerca dello studio, il dottor Christian Gold dichiara: “Ora possiamo essere più fiduciosi sul fatto che la musicoterapia in effetti migliori i sintomi e la vita dei pazienti, e che questa evidenza possa essere considerata valida in un’ampia gamma di condizioni, paesi, tipi di pazienti e tipi di musicoterapia”. Il nostro gruppo, negli ultimi due anni, ha condotto ricerche sulle sue possibili applicazioni nei bambini con autismo” (vedere bibliografia). La musicoterapia può includere approcci passivi che implicano l’ascolto, o trattamenti attivi che prevedono la riproduzione di uno strumento, il canto o la partecipazione a un’esibizione musicale, o tutti questi aspetti combinati insieme. Ciò che distingue la terapia con la musica è il fatto che viene condotta da una persona con una formazione nel counseling, nella psicologia o nel trattamento della depressione. Anche se la musicoterapia è stata a lungo utilizzata in tutto il mondo, fino ad oggi, l’ultima recensione pubblicata dalla banca dati Cochrane nel 2008 non offriva prove certe dei benefici.

Vi è un solo studio pubblicato nel 2011 che ha concluso che la musica potrebbe aiutare, ma la ricerca è stata condotta in un solo paese e ha lasciato molte incertezze. Lo studio corrente del gruppo norvegese conferma questa recensione, la conferma e ne amplia il significato. Saranno sicuramente necessarie ulteriori ricerche; tuttavia, la ricerca sulla musicoterapia per la depressione può passare a step più specifici, come il confronto tra diversi tipi di terapia. Negli studi inclusi nella revisione attuale il follow-up variava da sei a 12 settimane. Lo studio più piccolo contava solo 14 partecipanti, mentre il più grande includeva 79 persone. Il numero totale di sessioni di trattamento variava da otto a 48 e la durata delle sessioni variava da 20 minuti a due ore. Solo uno degli studi nell’analisi ha confrontato la musicoterapia attiva e passiva, e non ha trovato differenze nella gravità della depressione nel breve termine.

E ciò è comprensibile. Un evento depressivo cronico è diventato tale solo col passare dei mesi o degli anni. Non è logico pensare che un trattamento musicoterapico di qualche settimana possa invertire i danni emotivi che la depressione ha causato nel tempo al cervello del paziente. Ciò non è tanto diverso dal trattamento farmacologico: quale paziente ha assunto farmaci antidepressivi per un mese, riferendo di stare bene ed essere guarito? La depressione ha un andamento spesso complicato, dipendente dalla personalità di fondo della persona affetta, non subisce facilmente remissioni specie se la causa scatenante non viene rimossa. Gli stessi effetti positivi che un antidepressivo può esercitare sulla chimica cerebrale li può fare anche la cioccolata, l’antidepressivo naturale più amato. Ma anche la musica è molto amata un po’ da tutti, ha accompagnato l’uomo da millenni ed è nata prima dei farmaci correnti. Una recensione appena pubblicata, ne supporta l’utilizzo anche nella terapia di mantenimento della demenza tipo Alzheimer (Garcia-Casares N et al. 2017) ed un’altra nel benessere di pazienti in fase terminale (Porter S et al. 2017).

Diamole un pò di credito, giusto?

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica Clinica.

Letteratura scientifica

Aalbers S et al., Gold C. Cochrane Database Syst Rev. 2017 Nov 16;

Denecke K. et al. Stud Health Technol Inform. 2017; 245:54-58.

Landis-Shack N et al. Psychomusicology. 2017; 27(4):334-342.

Garcia-Casares N et al. Rev Neurol. 2017 Dec 16; 65(12):529-538.

Onieva-Zafra MD et al. Holist Nurs Pract. 2018 Jan/Feb; 32(1):43-50.

Porter S et al. BMC Palliat Care. 2017 Dec 8; 16(1):70.

Crawford MJ, Gold C et al. Health Technol Assess. 2017; 21(59):1-40.

Mössler K, Gold C et al. Autism Dev Disord. 2017 Sep 21. 

Bieleninik L et al., Gold C; TIME-A Study Team. JAMA. 2017; 318(6):525.

Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 592 Articoli
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998. Specialista in Biochimica Clinica nel 2002. Dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hiopkins University, dal 2004 al 2008. Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata. Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sul sito salutesicilia.com.