Endometriosi: nuove scoperte e prospettive biomediche

Endometriosi: nuove scoperte e buone prospettive

L’endometriosi è una malattia infiammatoria pelvica estrogeno-dipendente caratterizzata da impianto e crescita del tessuto endometriale (ghiandole e stroma) al di fuori della cavità uterina. Colpisce circa il 10-15% delle donne in età riproduttiva. I sintomi più comuni della malattia sono il dolore pelvico, temporaneamente tamponabile con analgesici, e l’infertilità. In effetti, la prevalenza dell’endometriosi nelle donne con dolore pelvico è compresa tra il 30-45% della popolazione infertile. Tuttavia, l’endometriosi può essere anche asintomatica o accompagnata da sintomi quali mestruazioni con dolorabilità ingravescente. L’eziologia dell’endometriosi non è ancora chiara: sono le tre teorie classiche che hanno tentato di designare il meccanismo patogenetico definitivo dell’endometriosi. Esse sono la teoria di impianto di Sampson, la teoria di metaplasia coelomica di Mayer e la teoria dell’induzione, ma nessuna di esse è riuscita a prevalere sull’altra. Recenti studi hanno anche considerato il ruolo di altri fattori contribuenti, come la predisposizione genetica e la familiarità.

Una teoria ezio-patogenetica, in voga anche perché supportata da abbastanza dimostrazioni di laboratorio, indica che lo stress ossidativo potrebbe essere un meccanismo chiave della malattia. I macrofagi, gli eritrociti e il tessuto endometriale in disfacimento che trapiantano nella cavità peritoneale attraverso la mestruazione retrograda, possono indurre la produzione di radicali ossidanti (ROS); pertanto, la loro produzione peritoneale di potrebbe essere coinvolta nell’endometriosi. L’associazione tra endometriosi e infertilità è ben stabilita in letteratura. Il tasso di fecondità mensile nelle donne infertili con endometriosi è compreso tra il 2-10%, mentre nelle donne sane il tasso varia tra il 15-20%. Markers di stress ossidativo sono presenti nel siero, nel fluido peritoneale, nel fluido follicolare ovarico e persino a livello delle ovaie delle donne affette da endometriosi. Un marker dosabile in tutti questi fluidi è la proteina da shock termico (Hsp70), che rappresenta un segnale che c’è una reazione di difesa in corso sia dall’infiammazione che dallo stress ossidativo.

In letteratura, è ben spiegato come il ROS possa influenzare una varietà di funzioni fisiologiche come la maturazione degli ovociti, la sintesi di ormoni ovarici, l’ovulazione, l’impianto, la formazione di blastocisti, la luteolisi e il mantenimento luteale in gravidanza. Lo stress ossidativo colpisce la fertilità nelle donne con endometriosi nella concezione naturale o assistita. Lo squilibrio tra ROS e i meccanismi antiossidanti porta allo stato di stress ossidativo nell’ambiente peritoneale, nel flusso follicolare e nell’ovario circostante, che può in parte spiegare lo stato di infertilità associato all’endometriosi. Sempre a proposito dei fluidi biologici discussi, come alcuni markers sono aumentati (Hsp70, MDA, LOOH, 8-ISOP), altri sono diminuiti. Non a caso, si tratta di enzimi o molecole antiossidanti coinvolte nella protezione dai ROS. Diversi studi hanno provato che le donne con endometriosi cronica hanno livelli di vitamina C, di vitamina E e dell’enzima scavenger SOD più bassi delle donne normali. Non è chiaro ancora però se questi si riducono come conseguenza dello stress ossidativo prodotto dalla malattia; oppure, siano un fattore predisponente che sta dietro alla sua progressione.

Recenti scoperte hanno posto l’attenzione sul ruolo del metabolismo alterato del ferro nello sviluppo dell’endometriosi. La presenza di sovraccarico di ferro nei diversi componenti della cavità peritoneale dei pazienti con endometriosi è stata ampiamente studiata; tuttavia, rimane fortemente localizzato nella cavità pelvica e non influenza il contenuto di ferro nel corpo. Livelli più elevati di ferro, ferritina ed emoglobina sono stati trovati nel liquido peritoneale delle donne colpite rispetto ai controlli. Lo stroma di lesioni endometriosiche e peritoneali ha anche rivelato la presenza di microscopici aggregati di ferro. Il sovraccarico peritoneale di ferro può essere una conseguenza dell’aumento di afflusso causato dalla degradazione dei globuli rossi, derivante da reflusso mestruale più abbondante, o lesioni sanguinanti o da una carenza del sistema metabolico del ferro peritoneale. Taluni gruppi di ricerca hanno curiosamente osservato che le cellule nelle lesioni endometriosiche crescono in numero dopo l’iniezione di eritrociti nel modello di topo. Quando a questi animali si somministrava desferrioxamina, un chelante del ferro, il processo veniva soppresso, concludendo perciò che il ferro può contribuire alla crescita delle lesioni endometriosiche.

Che l’endometriosi sia una patologia con sfondo infiammatorio, nessun esperto ha dubbi al riguardo. Nelle infiammazioni i markers che compaiono costantemente sono le citochine. Queste sostanze sono potentissimi ormoni che regolano il sistema immunitario, il sistema nervoso, la maturazione del midollo osseo e tanti altri fenomeni del nostro corpo. Alcune di esse sono caratteristicamente alte nelle infiammazioni croniche, come l’interleuchina-1 (IL-1), l’interleuchina-6 (IL-6), il fattore di necrosi tumorale (TNF-alfa). Queste possono essere maggiormente prodotte se c’è una disfunzione dei microRNA e parallele alterazioni immunitarie. I microRNA sono una classe di piccoli RNA messaggeri che non codificano alcuna proteina, ma possono lo stesso influenzare l’attività genica e la degradazione degli RNA che invece codificano proteine, tra cui quelle delle citochine stesse. I microRNA controllano lo sviluppo, la differenziazione, la proliferazione e la sopravvivenza cellulare. I microRNA sono stati studiati nell’endometriosi: nelle donne colpite, alcuni di loro aumentano in presenza, altri si riducono. Inoltre, i microRNA responsabili di bersagliare molecole infiammatorie e che causano dolore sono molto bassi nelle donne con endometriosi: Questo vuol dire che dietro la loro carenza si nasconderebbe la causa indiretta del dolore che affligge le pazienti.

Ma con tutte queste nuove cognizioni, non ci sono opzioni valide per questo disturbo così disabilitante e debilitante allo stesso tempo?

Finora il trattamento sintomatico è stato quello più seguito, ossia il controllo del dolore. FANS classici come diclofenac, ketorolac, ketoprofene e simili sono utilizzati per alleviare il dolore pelvico che spesso diventa continuo e sordo, senza andare via del tutto. Considerato che l’infiammazione e lo stress ossidativo sono due componenti di fondo del disturbo, ci sono già stati tentativi di intervenire in tal senso a livello sperimentale. Sono pubblicati articoli della letteratura scientifica che hanno testato l’effetto della vitamina E, della melatonina, della vitamina D, degli acidi grassi omega-3, di polifenoli derivati dal thè o dal vino, spezie come la curcuma; tutti questi hanno dimostrato un effetto significativo. Un trattamento rivoluzionario potrebbe venire dall’impiego di un amminoacido antiossidante, l’acetilcisteina. E’ presente in commercio e viene prescritta in caso di raffreddore, congestione nasale e catarro bronchiale, perchè possiede azione mucolitica. E’ anche disponibile in formulazioni come integratore a scopi salutistici. Essa però è anche un diretto antiossidante, ha una buona bio-disponibilità ed è praticamente priva di effetti collaterali spiacevoli. Sono stati condotti ben cinque trials clinici su soggetti con endometriosi, tutti con effetto significativo (Porpora G et al. 2013; Onalan G et al. 2014; Agostinis C et al. 2015; Ray K et al. 2015; Giorgi S et al. 2016).

Anche gli interventi a tavola sono stati presi in considerazione. Sicuramente una dieta a base di frutta, ortaggi e fibre vegetali è stata raccomandata, poiché ricche di vitamine antiossidanti (A, C, E). Anche il consumo di proteine vegetali (tutti i legumi), delle uova e della frutta a guscio (noci, mandorle, pistacchi) è raccomandato al posto delle proteine della carne animale. Parimenti, è stato raccomandato per le donne affette dal problema di evitare il consumo di prodotti da forno (pane) e latticini (formaggi), in virtù delle proprietà del glutine del pane e della beta-caseina del latte di esercitare effetti infiammatori sull’intestino. Un solo gruppo italiano di ricerca ha investigato recentemente il ruolo del glutine della patogenesi dell’endometriosi, riportando un singolo caso di paziente femminile con simultanea celiachia ed endometriosi (Caserta D et al. 2014), da cui sono nate prospettive non ancora ben valutate per le donne con endometriosi di adottare una dieta gluten-free (Marziali M, Capozzolo T. 2015). Inoltre, è sotto indagine il ruolo della flora batterica intestinale (microbiota), come possibile agente o causa nascosta. Sono presenti solo studi di valutazione ipotetica e di possibile legame causale diretto o indiretto, per influenza sul metabolismo degli ormoni estrogeni da parte dei batteri intestinali. Non vi sono in atto pubblicazioni relative a studi in vitro, in vivo o su soggetti umani con preparazione a base di probiotici (fermenti lattici).

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica Clinica.

 

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 601 Articoli
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998. Specialista in Biochimica Clinica nel 2002. Dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hiopkins University, dal 2004 al 2008. Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata. Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sul sito salutesicilia.com.