Home PSICHE & SALUTE Esclusione sociale: la radice del futuro bambino ADHD

Esclusione sociale: la radice del futuro bambino ADHD

I bambini che sperimentano l’esclusione sociale in età prescolare corrono un rischio maggiore di diventare i cosiddetti “perdenti della scuola”. È noto da tempo che i bambini – come gli adulti – possono diventare ansiosi e depressi, quando sentono di non appartenere e non hanno buone relazioni tra pari. Ma la mancanza di amicizie può influenzare anche le caratteristiche cognitive come concentrazione, attenzione e autoregolazione? Il numero di bambini con diagnosi di ADHD è salito alle stelle. Ricercatori norvegesi stanno studiando cosa succede ai bambini che sono emarginati. Il ricercatore Frode Stenseng crede che una parte di questa tendenza potrebbe essere stata evitata se un minor numero di bambini avesse sperimentato l’esclusione sociale nella prima infanzia. Gli esperimenti precedenti con gli studenti erano basati sulla “teoria della necessità di appartenere, che suggerisce che la capacità di regolare i propri pensieri e sentimenti è indebolita quando una persona si sente socialmente esclusa. La ricerca sui bambini piccoli nella stessa situazione non era stata fatta ed è qui è stato notato un vuoto nella ricerca.

Il dott. Stenseng è attualmente professore associato presso il Centro Regionale Norvegese per la Salute Mentale e il benessere dei bambini (RKBU) della University of Science and Technology (NTNU). Stenseng ha utilizzato i dati dello studio longitudinale Tidlig Trygg i Trondheim (TTiT) per indagare come i bambini che lottano per stabilire amicizie stabili in età prescolare si sviluppino nel tempo. TTiT è un programma che mira a scoprire perché alcuni bambini sono particolarmente vulnerabili ai problemi psicologici e psicosociali, mentre altri sembrano essere più protetti da simili problemi di salute. La scoperta principale è stata che i bambini che si ritiene siano socialmente esclusi in età prescolare e a scuola hanno maggiori difficoltà rispetto agli altri bambini nel controllare la loro rabbia. Inoltre lottano in misura maggiore con difficoltà di concentrazione e alta impulsività. In termini concreti, questi bambini hanno più difficoltà a seguire le indicazioni, fare la fila o seduti e ascoltare la lettura degli adulti, piuttosto che i bambini che vivono con amicizie sicure.

I bambini respinti dai pari rispondono all’esclusione con aggressività e non riescono a capire le strategie per essere accettati nel gruppo, lottano con l’autoregolamentazione e ricorrono più facilmente ai comportamenti impulsivi, come colpire gli altri, gridare o soccombere a altre tentazioni momentanee. La ricerca mostra che livelli più elevati di esclusione sociale a 4 anni di età portano a un aumento dell’incidenza dei sintomi dell’ADHD a 6 anni, e lo stesso accade tra i 6 e gli 8 anni. Molti ricercatori hanno precedentemente dimostrato che i bambini che sono instabili hanno meno amici a scuola e all’asilo, mentre la ricerca svolta da NTNU Social Research mostra che l’effetto va anche nell’altro senso: i bambini diventano instabili quando non si adattano. Questi risultati sottolineano quanto sia importante assicurarsi che tutti i bambini in età prescolare e a scuola imparino ad interagire bene socialmente. Il numero di bambini con diagnosi di ADHD è notevolmente impennato. Stenseng ritiene che parte di questo sviluppo potrebbe essere evitato se un numero minore di bambini non avesse sperimentato l’esclusione sociale nella prima infanzia.

I bambini che vengono respinti dai loro coetanei possono finire nei pasticci in seguito. Stenseng ritiene che i programmi di formazione degli insegnanti pongano troppa enfasi sulla comprensione di questi meccanismi e sottolinea che è importante che, gli adulti che sostengono lo sviluppo dei bambini siano consapevoli delle principali conseguenze che l’esclusione sociale a livello prescolare può avere per un bambino, a  scuola e per il resto della vita. Il ricercatore spera anche che i politici tengano conto delle conoscenze derivanti da questa ricerca. Il Dr. Stenseng conclude: “I problemi degli amici innescano l’aumento della produzione di ormoni dello stress, che a loro volta indeboliscono lo sviluppo delle strutture cerebrali di cui abbiamo bisogno per determinazione, apprendimento e concentrazione. E tristemente, l’esclusione sociale sembra rimanere stabile; purtroppo non è probabile che cambi la prossima volta. Si parla molto dei primi sforzi accademici, ma i primi sforzi sociali sembrano essere altrettanto importanti per la capacità dei bambini di avere successo a scuola.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.
Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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