Ossitocina: non solo ormone dell’amore, ma anche del sociale

L’ossitocina è conosciuta come “l’ormone dell’amore”. Questa sostanza chimica – che agisce anche da neurotrasmettitore – ha ricevuto il suo nome popolare perché la secerniamo quando ci stringiamo alle nostre persone care o le guardiamo negli occhi. L’ossitocina ha anche dimostrato di avere altri benefici pro-sociali. Ad esempio, nelle persone con autismo, si è scoperto che promuoveva il comportamento sociale e si sa che l’ossitocina può aumentare la nostra empatia. Ma l’ossitocina non incoraggia sempre il legame sociale. Altri studi hanno dimostrato che, se esposti a situazioni sociali stressanti, i topi femminili mostrano una maggiore attività nei neuroni produttori di ossitocina e tendono ad evitare successive situazioni sociali sconosciute. Queste scoperte corrispondevano a quello che accadeva quando topi femmina ricevevano l’ossitocina per via intranasale: mostravano una ridotta interazione sociale dopo un evento sociale stressante. Un nuovo studio sulla rivista Biological Psychiatry suggerisce che l’inibizione dell’ossitocina può aiutare le persone a riprendersi da situazioni sociali spiacevoli, stressanti o traumatiche.

Una nuova ricerca – guidata congiuntamente da Natalia Duque-Wilckens e Brian Trainor, neurobiologi comportamentali dell’Università della California, – va oltre e suggerisce che il blocco del neurotrasmettitore può, infatti, aiutare le persone a riprendersi dall’ansia sociale. L’ipotesi dei ricercatori è che l’ossitocina, piuttosto che semplicemente promuovere legami sociali, amplifica gli effetti di interazioni sociali sia positive che negative. Questo, secondo il team, spiega perché il neurotrasmettitore è conosciuto come l’ormone dell’amore, ma può anche promuovere l’indolenza sociale dopo un’esperienza sociale negativa e stressante. Il nuovo studio ha anche lo scopo di scoprire le basi neurobiologiche per tale teoria. Come previsto, i ricercatori hanno scoperto che due diverse aree del cervello sono influenzate in modo diverso dall’ossitocina. Studi precedenti, come riferito dagli autori, hanno dimostrato che l’intensificata attività dell’ossitocina in un’area cerebrale chiamata il nucleo accumbens promuove gli aspetti gratificanti delle interazioni sociali positive.

La nuova ricerca ha ulteriormente confermato questi studi. Duque-Wilckens ed il team hanno inibito l’ossitocina somministrando un antagonista del suo recettore ai topi californiani maschi e femmine. Questi topi erano stati esposti alla cosiddetta sconfitta sociale, che è una procedura in cui un piccolo roditore è posto nella gabbia di un roditore più grande, più aggressivo, territoriale. Il team ha utilizzato l’immunoistochimica per esaminare quando e dove è stata attivata l’ossitocina. Nelle femmine, i ricercatori hanno trovato due regioni del cervello in cui l’ossitocina era più attiva: il nucleo accumbens e il nucleo del letto della stria terminale (BNST). Il primo ha un ruolo cruciale nel comportamento della ricompensa e nell’abuso di sostanze, mentre il secondo ha dimostrato di essere un fattore chiave nell’ansia e nelle risposte emotive a situazioni stressanti. È interessante notare che, quando i ricercatori hanno iniettato l’inibitore dell’ossitocina nel BNST, ma non nel nucleo accumbens, i topi femmina avevano maggiori probabilità di interagire con nuovi topi dopo l’evento stressante.

Il blocco dell’ossitocina, quindi, ha aumentato l’approccio sociale e diminuito le risposte di vigilanza sociale. Trainor dice: “Questi risultati sono molto incoraggianti, perché per gli antidepressivi come il Prozac avere lo stesso effetto, ci vuole un mese di trattamento quotidiano. La nostra ricerca suggerisce che l’attivazione del recettore dell’ossitocina nella BNST anteromediale induce una risposta di vigilanza in cui gli individui evitano, ma partecipano a contesti sociali non familiari. Pertanto, gli antagonisti del recettore possono avere un potenziale terapeutico non apprezzato per i disturbi psichiatrici indotti dallo stress”.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Duque-Wilckens N et al., Trainor BC. Biol Psychiatry. 2018 Feb 1; 83(3):203-213. 

Steinman MQ, Trainor BC. Semin Cell Dev Biol. 2017 Jan; 61:92-98.

Steinman MQ, Duque-Wilckens N et al. Biol Psychiatry. 2016 Sep 1; 80(5):406-14.

Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2485 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it