Funghi intestinali: se ci sono, dipende dalla dieta e dalla bocca

Ci sono funghi nei tratti gastrointestinali (GI) di tutte le persone sane, in cui possono colpire il sistema immunitario e produrre metaboliti secondari che influenzano la salute. Un ceppo fungino, Saccharomyces cerevisiae var. boulardii, è anche comunemente usato come probiotico per il trattamento di disturbi gastrointestinali. Tuttavia, i funghi nel tratto GI sono stati associati a numerose malattie basate su studi caso-controllo (ad esempio malattia di Chron, psoriasi, sclerosi multipla, ecc.). Considerando che i genomi fungini sono da 3 a 10 volte più grandi dei genomi batterici, è possibile stimare fra quello degli oltre 10.000 miliardi di microrganismi nel tratto gastrointestinale, circa un miliardo viene spesso definito come mycobiota (o microbiota fungino). I generi di funghi più comunemente rilevati hanno rappresentanti presenti nel cibo e / o nella cavità orale, e alcuni sono noti per aumentare in abbondanza nelle feci dopo il consumo di determinati alimenti. Pertanto, eventuali commensali fungini che potrebbero colonizzare il tratto gastrointestinale possono essere oscurati in esperimenti che non controllano la presenza di funghi transitori.

Un team del Dipartimento di Virologia e Microbiologia Molecolare, Baylor College of Medicine, Houston, Texas, ha deciso di indagare sul problema di quali ceppi fungini sono comunemente presenti nell’intestino umano. Sono stati selezionati individui ai quali è stato fatto un prelievo di campioni di saliva e feci, dopo aver consumato delle diete standardizzate (quattro, da A a D). I ricercatori hanno ricorso a sofisticate tecniche di metagenomica per individuare le differenze di composizione del materiale genetico della flora microbica nei campioni prelevati. I risultati sono stati netti: il Saccharomyces boulardii, usato come integratore per le diarree infettive, non è un colonizzatore stabile dell’intestino. Esso viene rimosso dopo una settimana e scompare se viene seguita una dieta in cui non sono presenti alimenti lavorati che richiedono la presenza di lievito. Lo stesso è risultato per la Candida albicans, il principale agente della candidosi femminile. Essa tendeva a scomparire dall’intestino se gli individui da cui erano stati prelevati i campioni, si lavavano i denti più volte al giorno. Ciò suggerisce che la cavità orale possa essere la fonte primaria di C. albicans rilevata nelle feci di persone sane.

Che i funghi siano dei normali contaminanti dei vegetali questa è una nozione assodata. Dai cereali, agli ortaggi fino alla frutta, ci sono centinaia se non migliaia di specie fungine che colonizzano vegetali che diventeranno alimenti da tavola. A secondo della dieta consumata dagli individui arruolati nello studio, sono stati individuati dei ceppi di Penicillium (formaggio blu), Phoma herbarum (birra), Malassetia (cibi vari) e Aspergillus niger (da frutta secca o a guscio). Inoltre, tutti i volontari della dieta B (a base di mais) e D (prodotti da forno) avevano livelli rilevabili di S. cerevisiae, il regolare lievito di birra. Queste specie erano presenti anche nella saliva, assieme ad altre derivate da contaminazione alimentare, come il Penicillium citrinum e il Cladosporium. La specie Clavispora lusitaniae, invece, è stata un ceppo fungino molto comune dell’ambiente che è comparso nelle feci di tutti gli individui studiati, ma non nella loro saliva.

In bioreattori progettati per imitare le condizioni in vivo in parti del tratto GI, il team ha visto che C. albicans è cresciuta solo quando erano presenti ossigeno e una concentrazione relativamente alta di zuccheri semplici. Queste condizioni sono rilevanti per la cavità orale e il tratto gastrointestinale superiore, ma non per il colon, dove si trovano la maggior parte dei batteri anaerobi. Anche la comunità batterica dei bioreattori che porta la crescita di C. albicans era relativamente semplice, a differenza di quella di un tratto gastrointestinale sano, e quindi avrebbe potuto presentare una minore resistenza alla crescita dei funghi. È possibile che C. albicans colonizzi sia la bocca che il tratto GI superiore; a questo proposito, essa può essere simile ai batteri orali che aggravano la malattia quando colonizzano l’intestino. Proprio come i Centri di Prevenzione raccomandano di mantenere una buona salute orale per prevenire la candidosi di bocca, gola o esofago, i pazienti affetti o a rischio di sviluppare una malattia gastrointestinale potrebbero anche beneficiare di aumentare l’attenzione verso la loro igiene dentale.

Il caporicerca Prof. Joseph Petrosino spiega a fondo: “Abbiamo presentato molteplici prove a sostegno dell’ipotesi che ci siano poche, o nessuna, specie di funghi indigeni o colonizzanti l’intestino di adulti sani nella società occidentale. Ci sono molte possibili ragioni per cui i funghi intestinali potrebbero essere stati ignorati, ma li consideriamo improbabili. Per esempio, i ceppi specifici dell’intestino potrebbero essere stati mascherati da altri funghi strettamente correlati, almeno per C. albicans. Oppure, i funghi potrebbero colonizzare in quantità estremamente basse e fiorire nel tratto gastrointestinale in condizioni non esaminate. Molti dei funghi rilevati dalle analisi molecolari, non sono ottimizzati per la crescita a 37°C e mancano dei geni per adattarsi all’ambiente intestinale”. Egli conclude dicendo: “Sebbene alcuni funghi come C. albicans siano in grado di sopravvivere al tratto gastrointestinale adulto sano, per colonizzarlo devono affrontare un’intensa competizione batterica per i nutrienti, con la minaccia di agenti antimicrobici prodotti da batteri e dalle difese immunitarie. Pertanto, se si sviluppano micosi, occorre prestare maggiore attenzione alla dieta e alla pulizia della bocca, dove apparentemente risiedono la maggior parte dei ceppi fungini”.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2479 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it