Home BIOMEDICINA & SALUTE Trombosi venosa: il nuovo marker si schiera dalla parte dei pazienti

Trombosi venosa: il nuovo marker si schiera dalla parte dei pazienti

Il tromboembolismo venoso – l’occlusione dei vasi sanguigni venosi – è una complicanza nota nei pazienti oncologici. I pazienti affetti da cancro hanno un rischio circa 6 volte più elevato di tromboembolia, a seconda del tipo, dello stadio e della modalità di trattamento del tumore. I farmaci che fluidificano il sangue possono essere somministrati per via profilattica, ma questi non sono del tutto privi di rischi, poiché influenzano la fisiologia della coagulazione del sangue e aumentano il rischio di sanguinamenti. I ricercatori ritengono che, per evitare di esporre i pazienti a ulteriori complicazioni inutili, sarebbe preferibile essere in grado di predire il loro rischio individuale in modo più accurato. Un gruppo di ricerca, guidato dai medici Lisa-Marie Mauracher e Johannes Thaler, della Divisione di Ematologia e Ematologia del Dipartimento di Medicina MedUni di Vienna, ha ora studiato il comportamento di un sottogruppo di globuli bianchi, granulociti neutrofili, e la loro influenza su aumento del rischio di trombosi nei pazienti oncologici. I granulociti neutrofili fanno parte della risposta immunitaria e la loro funzione è quella di identificare e distruggere i microrganismi. Una delle loro caratteristiche è che rilasciano il loro DNA, che si diffonde come una rete per intrappolare e combattere i microrganismi.

Le trappole extracellulari neutrofile (NET) sono reti di fibre di cromatina (DNA e istoni) rivestite con proteine ​​granulari antimicrobiche tra cui gli enzimi neutrofili elastasi e mieloperossidasi. Rilasciati dai neutrofili nello spazio extracellulare all’attivazione, le NET sono stati scoperte intrappolare e uccidere i batteri come parte del sistema immunitario innato oltre un decennio fa e da allora sono state implicate in diverse condizioni patologiche. Oltre a un’attività pro-trombotica nella trombosi venosa profonda, nella sindrome coronarica acuta e nell’ictus ischemico, è stato dimostrato che le NET compromettono la fibrinolisi e inducono danni ai tessuti e agli organi nella sepsi, promuovono la risposta autoimmune nella vasculite dei piccoli vasi, contribuiscono al lupus eritematoso sistemico, al danno polmonare acuto e compromettono la guarigione delle ferite nel diabete. L’istone 3 citrullinato (H3Cit), un componente delle NETs, rilasciato nel sangue, viene misurato per consentire un’analisi più accurata della relazione tra le trappole del DNA e lo sviluppo della trombosi. Per la prima volta, lo studio ha ora consentito ai ricercatori di MedUni Vienna di confermare la loro ipotesi iniziale, ossia che la proteina H3Cit è associata ad un rischio elevato di trombosi.

Secondo i protocolli di ricerca, in questo studio prospettico di coorte osservazionale sono stati arruolati novecento e quarantasei pazienti con tumore o progressione di nuova diagnosi dopo la remissione. H3Cit, i livelli di DNA e nucleosoma liberi sono stati determinati all’inclusione nello studio e i pazienti sono stati seguiti per 2 anni. Tromboembolismo venoso (TEV) si è verificato in 89 pazienti; i tassi di incidenza cumulativa di 3 mesi, 6 mesi, 12 mesi e 24 mesi di TEV sono stati rispettivamente del 3,7%, 6%, 8,1% e 10%. I pazienti con livelli elevati di H3Cit hanno presentato un’incidenza cumulativa maggiore di TEV (rischio a 2 anni del 14,5%) rispetto ai pazienti con livelli inferiori a questo limite (rischio a 2 anni dell’8,5%). In un’analisi di regressione a rischio concorrente, un aumento di 100 microgrammi/ml nel livello di H3Cit era associato a un aumento relativo del 13% del rischio di TEV. Questa associazione è rimasta dopo aggiustamento per alto rischio di TEV e siti tumorali di rischio di VTE molto alti, livello di D-dimero e livello di P-selectina solubile. L’associazione di elevati livelli di nucleosoma e DNA libero con rischio di TEV era dipendente dal tempo, con associazioni con un rischio più elevato di TEV solo durante i primi 3-6 mesi. Un anno fa, il team ha sviluppato un sistema di analisi per questo scopo.

Il loro studio ha stabilito un dosaggio che consente la quantificazione rapida e affidabile di questo marker specifico nel plasma umano. Hanno mostrato, per la prima volta, un’elevazione di H3Cit nel plasma in un modello umano di infiammazione indotta da sepsi. La validazione del test ha rivelato un’elevata specificità per H3Cit, oltre a un’elevata stabilità dello standard personalizzato, rendendo una buona precisione e riproducibilità. Sono stati inoltre in grado di evidenziare un chiaro effetto dipendente dalla dose della matrice sulla rilevazione di istoni citrullinati liberi aggiunti al plasma. A differenza degli istoni nativi, che hanno carica elettrica positiva (infatti si legano al DNA, con carica negativa) e si legano a molecole del plasma come eparina, fosfolipidi e fibrinogeno, H3Cit ha avuto rimosse la maggior parte delle sue cariche positive, il che impedisce di falsare i risultati del test (la comparsa dei cosiddetti “falsi positivi”). Il team, quindi, adesso ha validato l’ipotesi iniziale evidenziando una relazione fra la trombosi e l’infiammazione, e che il marker H3Cit può essere benissimo usato per procedure diagnostiche future.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Mauracher LM et al. J Thromb Haemost. 2018; 16(3):508-518.

Hisada Y, Mackman N. Blood. 2017 Sep; 130(13):1499-1506.

Thalin C et al. Immunology Res. 2017 Jun; 65(3):706-712.

Biron BM et al., Ayala A. J Innate Immun. 2017; 9(1):22-32.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

ARTICOLI PIU' LETTI