Acido urico alto: come influenza la funzionalità renale e cardiaca?

L’iperuricemia è una scoperta biochimica molto comune associata a invecchiamento, ipertensione, malattia renale cronica (MRC) e malattie cardiovascolari (MCV). Tuttavia, l’evidenza di un nesso causale tra iperuricemia e questi disturbi è controversa e non è stata stabilita con fermezza. In particolare, l’iperuricemia in soggetti con MRC sembra essere associata ad un aumentato rischio di mortalità cardiovascolare e di tutte le cause, ma il ruolo dell’acido urico sierico nell’iniziazione, nella progressione e nello sviluppo dell’insufficienza renale rimane discutibile. La rigidità arteriosa potrebbe essere uno dei possibili meccanismi attraverso i quali l’iperuricemia aumenta il rischio di cardio- e nefropatie attraverso cambiamenti nelle proprietà elastiche vascolari, ipertensione e danni agli organi. Poiché la rigidità arteriosa dei vasi grandi è comune nella MRC, si ritiene che l’acido urico alto sia un fattore di rischio importante al riguardo. La rigidità vascolare, indipendentemente dalla pressione arteriosa media, determina il danno d’organo aumentando la degenerazione progressiva della fibra elastica.

Sembra, infatti, che l’alto livello di acido urico nel sangue possa aumentare il ricambio delle fibre di elastina nelle arterie. Il processo di irrigidimento facilita la trasmissione di un’eccessiva pressione e pulsatilità del flusso, che può danneggiare la microcircolazione, specialmente in un organo ad alto flusso come il rene, portando a ischemia potenzialmente microvascolare e danni ai tessuti. La pressione pulsatile sistemica può causare lesioni vascolari in organi terminali a bassa resistenza e alto flusso, come il rene e il cervello. L’acido urico alto può avere un ruolo nell’iniziare la rigidità vascolare e, quindi, anche un ruolo nel causare malattie vascolari, ipertensione e MRC. L’insorgenza di una malattia vascolare può essere spiegata dai seguenti meccanismi. (A) L’acido urico accede alle cellule endoteliali e alle cellule muscolari lisce vascolari attraverso il trasportatore URAT-1, che non è espresso solo nelle cellule tubulari renali. (B) L’alto acido urico intracellulare aumenta l’attività dell’enzima NADPHOX, che produce specie reattive dell’ossigeno (ROS) e diminuisce la biodisponibilità dell’ossido nitrico (*NO).

Questo meccanismo potrebbe essere particolarmente importante, dato che l’ossido nitrico è un vasodilatatore naturale e centrale del distretto arterioso. (C) Lo stress ossidativo indotto da urato aumenta la produzione di potenti vasocostrittori, come l’endotelina-1 e stimola il sistema vascolare renina-angiotensina locale. Insieme, l’attivazione del sistema renina-angiotensina e la riduzione della sintesi di NO favorisce la disfunzione endoteliale. D) L’acido urico attiva le risposte infiammatorie attraverso i fattori di trascrizione NF-KB e AP-1, portando ad un aumento dell’espressione della cicloossigenasi-2 (COX2) nelle cellule muscolari lisce. Tutti questi percorsi infiammatori possono giocare un ruolo nel processo di irrigidimento delle arterie anche in salute. Non è detto, infatti, che questi meccanismi non si attivino durante una apparente condotta di vita salutare, ma che in realtà è minata da fattori di rischio come un’alimentazione sbilanciata, l’abuso di alcolici fuori pasto o uno stato ipertensivo non conosciuto. Ecco perché i controlli periodici e uno stile di vita disciplinato possono essere delle buoni arme preventive.

Numerosi studi epidemiologici hanno descritto un legame tra iperuricemia ed MCV. La maggior parte degli studi che non hanno trovato un’associazione in individui sani o in soggetti senza una storia di insufficienza renale cronica, MCV o diabete. Tuttavia, nei modelli sperimentali di scompenso cardiaco o di insufficienza renale cronica agli stadi iniziali, la somministrazione di allopurinolo (inibitore della xantina-ossidasi o XOS, l’enzima che produce l’acido urico), sembra migliorare dopo 4-6 settimane il quadro clinico sia cardiologico che renale. I ricercatori pensano che questo, tuttavia, non sia legato direttamente alla produzione di acido urico di per sé. Piuttosto, dato che la XOS è un enzima che produce radicali ossidanti (ROS), si ritiene che un freno sulla loro produzione possa giovare allo stato cellulare del cuore o dei reni. Quindi, se il vostro stato di salute è regolare e non subite gli effetti di fattori di rischio importanti, ritrovarsi con un po’ di acido urico alto non deve destare preoccupazione. Bastano aggiustare l’alimentazione, qualche tisana per depurare il fegato e (spesso sottovalutato) idratarsi in modo abbondante.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 1491 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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