Alzheimer: la chimica del sonno è alterata, ma si vede dal sangue

Le ammidi di acidi grassi sono molecole endogene sintetizzate in alcuni organi e anche nel cervello. Regolano diverse funzioni corporee, principalmente nel sistema nervoso, poi nel sistema immunitario e nell’omeostasi dell’intestino, tra le altre. Sono anche noti come “cannabinoidi endogeni”, poiché interagiscono con gli stessi recettori cellulari che legano le molecole attive della cannabis. Allo stesso modo suscitano risposte biologiche nei tessuti che esprimono i loro recettori; nel cervello regolano fenomeni come il sonno, la cognitività, la sensibilità al dolore per citarne alcuni. Il recettore dei cannabinoidi più abbondante è il recettore CB1, tuttavia i recettori CB2, i recettori a potenziale transitorio (TRP) e i recettori attivati ​​dagli induttori del perossisoma (PPARs) sono anche utilizzati da alcuni cannabinoidi. I recettori CB1 sono abbondanti nel sistema nervoso centrale (SNC), in particolare nella corteccia, nei gangli della base, nell’amigdala, nel cervelletto e nell’ippocampo. Questa regione del cervello è particolarmente importante per la cognitività e la memoria ed è una delle parti del cervello più vulnerabili. Non a caso è tra quelle più colpite durante lo sviluppo della demenza cerebrale (condizione di tipo Alzheimer). Il CB1R è stato anche rilevato negli astrociti e nei mitocondri, dove può anche partecipare al controllo dei processi cognitivi.

Una delle caratteristiche molecolari della malattia di Alzheimer è l’accumulo di peptide beta-amiloide cellulare che interferisce con il metabolismo e la stabilità neuronale. Il peptide amiloide va a formare placche nel cervello che sono tossiche per le cellule nervose. Si pensa che l’accumulo di placche inizi molti anni prima della comparsa di sintomi come la perdita di memoria. I farmaci che sono stati sviluppati finora per designare la formazione di amiloide o l’aggregazione all’interno delle cellule, non hanno avuto successo nel ripristinare la memoria. I ricercatori sperano che questo studio possa aprire la strada a nuovi trattamenti dato il legame con molecole di grasso speciali. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Alzheimers and Dementia, ha rilevato che una particolare classe di molecole può aiutare a diagnosticare la malattia di Alzheimer. Il gruppo di ricercatori del King’s College di Londra ha scoperto che il livello di certi endocannabinoidi, le molecole di grasso che inducono il sonno, era più alto nel sangue nei partecipanti allo studio con beta-amiloide già formato nel cervello. Per indagare se eventuali molecole nel sangue potessero essere collegate all’amiloide cerebrale, i ricercatori hanno usato una tecnica molecolare per catturare quante più molecole possibili nel sangue.

Hanno quindi generato un elenco di centinaia di molecole e scoperto che le ammidi di acidi grassi sono aumentate in linea con l’amiloide nel cervello. Queste ammidi lipidiche sono note per essere neuroprotettive e per indurre il sonno. Il team ha anche scoperto che queste molecole erano collegate alla contrazione del cervello e alla perdita di memoria. L’autrice principale, la dott.ssa Cristina Legido-Quigley del King’s College di Londra, ha dichiarato: “Questo è il primo studio in cui le molecole lipidiche prodotte nel cervello si trovano nel sangue, con l’aumento della deposizione di amiloide nella malattia di Alzheimer. Abbiamo eseguito l’anno scorso uno studio di metabolomica dove  abbiamo identificato un pannello di 26 metaboliti di due classi principali – sfingolipidi e glicerofosfolipidi – che ha discriminato fra Alzheimer e controlli con accuratezza, sensibilità e specificità superiori all’80%. Abbiamo poi analizzato questi 26 metaboliti in campioni di siero da due coorti longitudinali ben caratterizzate che rappresentano demenza prodromica e preclinica. Finora, abbiamo misurato queste molecole in quasi 600 partecipanti e speriamo di espanderci a migliaia per stabilire se un nuovo test diagnostico nel sangue sia effettivamente possibile”.

Un prerequisito indispensabile per i nuovi trattamenti per la demenza di Alzheimer è un test diagnostico affidabile per identificare le persone a rischio. Un esame del sangue sarebbe più economico della misurazione dell’amiloide nel cervello e sicuramente sia più facile di un prelievo spinale, che più accettato da chi si sottopone. C’è ancora del lavoro da fare ma l’augurio è che si porti a compimento.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Köfalvi A et al. Neuropharmacology 2016; 110:519-529.

Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 1716 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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