Infezione da Clostridium: per quali motivi sta diventando così frequente?

L’intestino è una rete complessa e dinamica in cui l’interazione tra l’ospite e il microbiota intestinale stabilisce una relazione bilanciata, simbiotica e reciprocamente vantaggiosa. L’omeostasi dell’intestino si riferisce allo stato di resilienza e resistenza ai disturbi esterni e/ interni. L’omeostasi dell’intestino è stabilita e mantenuta dal microbiota commensale, una barriera funzionale e una risposta immunitaria tollerante. Il microbiota intestinale comprende tutti i microrganismi all’interno del tratto gastrointestinale, inclusi batteri, archaea, funghi e persino virus. Il microbioma si riferisce all’intera collezione di geni microbici in un particolare ambiente. La disbiosi microbica si riferisce, invece, a un cambiamento nella configurazione strutturale e/o funzionale del microbiota intestinale, che causa l’interruzione dell’omeostasi intestinale ed è associato a una varietà di malattie, come obesità, diabete, autoimmunità, disturbi neurologici, allergie, infiammazioni e malattie infettive. Sebbene le relazioni causali specifiche non siano chiare, una serie di malattie è associata a un circolo vizioso di disbiosi microbica, disfunzione della barriera intestinale e anomala risposta immune. Una risposta immunitaria disregolata nelle malattie infiammatorie come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, ha dimostrato di essere associata a una disfunzione del microbioma intestinale.

È stato anche provato che i cambiamenti nella composizione o densità del microbiota aumentano la suscettibilità ad una varietà di agenti patogeni e risposte immunitarie mucose anormali nell’uomo e nei modelli murini. Ad esempio, gli spostamenti indotti dagli antibiotici nel microbioma e nel metaboloma dell’intestino di topo aumentano la suscettibilità alle infezioni da Clostridium difficile. L’infezione da C. difficile (CDI) è una causa potenzialmente grave e pericolosa per la vita di diarrea. Sebbene la CDI sia spesso associata a degenze ospedaliere, le infezioni insorte nella comunità sono ora più comuni delle infezioni insorte nell’ospedale. Mentre quasi la metà delle infezioni insorte nella comunità sono definite associate alla comunità, i dati indicano che la maggior parte di questi pazienti (82%) ha avuto una visita sanitaria ambulatoriale entro 12 settimane dal test positivo per C. difficile. Gli antibiotici causano vulnerabilità alla CDI interrompendo il normale microbiota del colon e fornendo un ambiente in cui le spore di C. difficile possono germinare nell’intestino tenue e quindi passare attraverso l’intestino crasso dove si moltiplicano e producono tossine che causano la diarrea. Le spore di C. difficile, che vengono trasmesse per via oro-fecale, possono persistere su qualsiasi superficie, dispositivo o materiale che viene contaminato. Questi serbatoi di infezione preparano il terreno per il trasferimento delle spore ai pazienti, letteralmente, per mano degli operatori sanitari.

Un precedente trattamento antibiotico è il singolo fattore di rischio più importante per la CDI. Di 84 pazienti con diagnosi di CDI dopo recente dimissione ospedaliera, 83 (99%) avevano ricevuto antibiotici nei precedenti 90 giorni, sia in regime di ricovero ospedaliero, in regime ambulatoriale, sia in entrambi. In particolare, i fluorochinoloni e le cefalosporine sono comunemente utilizzati in modo improprio per presunte infezioni del tratto respiratorio e delle vie urinarie. In parole povere, fluorochinoloni e cefalosporine fanno letteralmente “piazza pulita” di alter specie batteriche che soccombono alla loro azione. Il C. difficile, invece, è naturalmente resistente alla loro azione battericida e trovandosi con un microbiota impoverito dei suoi antagonisti naturali, L’uso appropriato di questi antibiotici, invece, è fondamentale per ridurre l’incidenza di CDI. Poiché l’uso di questi antibiotici si estende alle pratiche comunitarie, gli sforzi di amministrazione dovrebbero estendersi anche alla comunità. Un altro fattore di rischio per le CDI è la nutrizione parenterale, perché i pazienti col sondino richiedono più tempo “a disposizione” dai professionisti del settore sanitario, aumentando la possibilità di trasmissione e ingestione di spore. In aggiunta, potrebbe esserci un’importante alterazione del microbiota intestinale dovuta ala nutrizione stessa.

Un ultimo fattore farmacologico sembra positivamente correlato con la maggiore incidenza di CDI: l’uso di farmaci oppioidi.  Gli oppioidi sono potenti analgesici relativamente economici e ampiamente prescritti e utilizzati in tutto il mondo per controllare il dolore. Tuttavia, il loro uso clinico è stato influenzato da preoccupazioni per l’abuso di droghe e da effetti avversi quali dipendenza, immunosoppressione e sintomi gastrointestinali. La somministrazione di oppioidi è associata a stitichezza, alla permeabilizzazione intestinale, al gonfiore, alla nausea e al vomito. La distruzione dell’integrità epiteliale dell’intestino ha gravi conseguenze, compresa la traslocazione batterica nel sangue, che porta a risposte immunitarie pro-infiammatorie. La morfina interferisce anche con il metabolismo degli acidi biliari, un meccanismo che sembra centrale per la crescita del Clostridium difficile. Essa, infatti, interagisce con la produzione dei cosiddetti “acidi biliari secondari”, che hanno azione interferente sulla crescita di questo batterio. Assieme alla compromissione delle funzioni delle cellule immunitarie (soprattutto locali) esercitate dalla morfina e dai farmaci oppioidi, si comprende come l’uso cronico di questa categoria di farmaci possa rappresentare un rischio per la comparsa di CDI.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Cheng S, Zhu L et al. Physiol Genomics 2019 May 10. 

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Wang F et al., Roy S. Sci Rep. 2018 Feb 26; 8(1):3596. 

Mora AL et al. Am J Med Sci. 2012 Apr; 343(4):277-80. 

 

Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 1516 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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