Home LAVORO & SALUTE Malattia renale: l'emergenza collegata a prodotti chimici, lavoro e idratazione

Malattia renale: l’emergenza collegata a prodotti chimici, lavoro e idratazione

La malattia renale cronica (CKD) comporta la lenta perdita della funzionalità renale. I reni mantengono sano il corpo filtrando i liquidi pericolosi e eliminando i prodotti dal sangue. Quando la funzionalità renale è compromessa, questi prodotti si accumulano nel corpo e causano malattie. Le persone con CKD possono sviluppare pressione alta, anemia, ossa deboli e danni ai nervi. Le cause della CKD comprendono il diabete e l’ipertensione, che sono responsabili di due terzi dei casi. La diagnosi precoce e il trattamento possono prevenire molte complicazioni. L’ipertensione può causare CKD, che a sua volta può portare ad alta pressione sanguigna. Per questo motivo, l’insufficienza renale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, una complicazione che può verificarsi lentamente per un lungo periodo. Secondo la National Kidney Foundation, 30 milioni di adulti negli Stati Uniti vivono con una CKD a diversi stadi, mentre altri milioni sono a rischio. Le malattie cardiache sono la principale causa di morte per tutte le persone con questa condizione. Recentemente, la CKD è stata prevalente tra i lavoratori nei climi caldi. Negli anni ’90, la malattia colpì i lavoratori della canna da zucchero nell’America centrale. Nel 2012, 20.000 persone in California, Florida e Colorado sono morte a causa della malattia, ma la causa è rimasta sconosciuta. La malattia sta comparendo negli Stati Uniti e colpisce i lavoratori rurali in Florida, California e Colorado: questa non è la solita malattia renale perché non sembra causata da pressione alta o diabete.

Una nuova ricerca suggerisce che una combinazione di calore elevato, tossine e infezioni può essere responsabile della crescente diffusione della malattia renale cronica tra i lavoratori agricoli. I ricercatori dell’università del Colorado Anschutz (CU Anschutz) Medical Campus hanno esaminato tutti gli studi disponibili per consolidare le informazioni e trovare potenziali lacune nella ricerca. I risultati dello studio appaiono nel New England Journal of Medicine. Il gruppo di ricerca ha scoperto che i lavoratori agricoli, come quelli che hanno lavorato con canna da zucchero, cotone e mais, così come gli allevatori di gamberetti e i minatori, hanno maggiori probabilità di sviluppare la malattia rispetto a quelli che lavorano a quote più elevate. I ricercatori ritengono che le alte temperature, causate dai cambiamenti climatici e dai pesticidi come il glifosato, potrebbero avere un ruolo in questa malattia cronica “epidemica”. Ad esempio, gli agricoltori dello Sri Lanka esposti al glifosato hanno mostrato un alto rischio per la CKD. Ma è noto che altri tipi di pesticidi influenzano preferenzialmente i reni; ne sono un esempio gli organoclorurati come aldrin, dieldrin e alachlor. I ricercatori hanno anche studiato metalli pesanti, come il piombo e il cadmio, che sono colpevoli di lesioni renali in Sri Lanka e nell’America centrale. Ma anche altri metalli come rame e cromo sono ritenuti potenzialmente in grado di danneggiare reni dopo accumulo, specialmente da esposizione professionale.

Il dott. Lee Newman, direttore del Centro per la Salute, il Lavoro e l’Ambiente e professore del Dipartimento di Salute ambientale e professionale presso la Scuola di Salute Pubblica del Colorado, ha spiegato: “Alcuni pesticidi sono nefrotossici e potrebbero contaminare l’approvvigionamento idrico In effetti, ci sono studi che dimostrano che l’epidemia in Sri Lanka è maggiore nelle aree in cui sono presenti pozzi poco profondi in cui le tossine potrebbero concentrarsi. Altre cause possibili, che sono comuni tra i lavoratori della canna da zucchero, includono malattie infettive che possono colpire i reni, come l’hantavirus e la leptospirosi. Anche fattori esterni sono responsabili come esposizione prolungata al calore, lavoro pesante e disidratazione persistente. Ritengo che i cambiamenti climatici svolgano un ruolo in questa epidemia, perché penso che la salute dei lavoratori e il modo in cui il varia il clima hanno un impatto sulla malattia. Credo che le istituzioni debbano agire per prevenire questa “epidemia” assicurando che i lavoratori si prendano le pause, rimangano idratati e passino un certo tempo fuori dal sole. Quando i medici rilevano gruppi di pazienti con CKD che lavorano per lo stesso datore di lavoro o in lavori simili, devono contattare i professionisti della salute e della sicurezza e della salute pubblica per promuovere indagini sulle condizioni del posto di lavoro”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Johnson RJ et al. N Engl J Med. 2019 May 9; 380(19):1843-1852.

Butler-Dawson J e tal. Int Arch Occup Environ Health. 2019 Apr 17. 

Sorensen CJ et al. J Occup Environ Med. 2019 Mar; 61(3):239-250.

Dally M et al., Newman LS. PLoS One. 2018; 13(10):e0205181.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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