Home BIOMEDICINA & SALUTE Insufficienza renale: mantenere la funzionalità residua col bicarbonato

Insufficienza renale: mantenere la funzionalità residua col bicarbonato

Definita bicarbonato sierico inferiore a 22 millimolare/litro, l’acidosi metabolica è comune nelle persone con stadi di insufficienza renale cronica (CKD) 4-5 (eGFR <30 ml/min/1,73 m2) ed è direttamente correlata al peggioramento della funzionalità renale. L’acidosi metabolica è un problema perché è associata a complicanze come malattia ossea, atrofia muscolare, alti livelli di potassio nel sangue (iperkaliemia), colesterolo e trigliceridi alti (iperlipidemia), un più rapido declino della funzionalità renale – dimostrato da aumento della creatinina nel sangue – e aumento del rischio di morte. Le linee guida internazionali raccomandano che, quando la concentrazione di bicarbonato sierico scende al di sotto di 22 mmol / litro, i pazienti con CKD devono essere trattati con bicarbonato di sodio per via orale per mantenere il bicarbonato sierico entro il range normale, a meno che non sia controindicato. Tuttavia, fino a poco tempo fa, pochissimi studi hanno testato l’efficacia della terapia con bicarbonato nel migliorare l’acidosi metabolica oi suoi potenziali benefici in pazienti con CKD. I risultati dello studio UBI annunciati per la prima volta durante il congresso ERA-EDTA a Budapest, forniscono ora una prova evidente dei benefici della correzione dell’acidosi metabolica con bicarbonato di sodio nelle persone con CKD in stadio avanzato.

Lo studio prospettico randomizzato controllato in aperto, ha assegnato 740 pazienti con CKD-3b e CKD stadio 4 a bicarbonato di sodio (376 pazienti) o terapia standard senza bicarbonato di sodio (364 pazienti). I pazienti avevano un’età media di 67,8 anni, clearance della creatinina 30 ml/min e bicarbonato sierico 21,5 mmol/litro. Al termine di tre anni, il raddoppio della creatinina si è verificato in un numero significativamente inferiore di pazienti randomizzati a bicarbonato di sodio: 6,6% contro il 17,0% in trattamento standard (p <0,001). Ciò si traduce in una riduzione del rischio relativo del 64% nella progressione della malattia renale (hazard ratio [HR] 0,36; p <0,001). Allo stesso modo, la probabilità di iniziare RRT era significativamente più bassa nel gruppo bicarbonato di sodio. Alla fine dello studio, il 6,9% dei pazienti trattati con bicarbonato di sodio aveva iniziato l’RRT rispetto al 12,3% del gruppo di trattamento standard – una riduzione del rischio relativo del 50% (p = 0,004). Anche il rischio di morte era significativamente più basso tra i pazienti trattati con bicarbonato di sodio al 3,1% rispetto al 6,8% del gruppo di terapia standard – una riduzione del rischio relativo del 57% (p = 0,01).

Il ricercatore capo Dott. Antonio Bellasi, ha spiegato e commentato: “Il trattamento con bicarbonato di sodio è stato ben tollerato, senza effetti significativi sulla pressione sanguigna, sul peso corporeo totale o sulle ospedalizzazioni. Ci sono relativamente pochi trattamenti che hanno dimostrato di rallentare la progressione della CKD. Uno di questi è il citrato di sodio: pur essendo un sale acido, lo è come tale nel sangue ma a livello cellulare esso viene metabolizzato ad ione bicarbonato e quindi alcalinizza l’ambiente esterno. Tra parentesi, neutralizzare l’acidosi corregge anche l’insulino-resistenza, una condizione di macattivo funzionamento dell’insulina che spesso si osserva nei pazienti diabetici. In questo caso gli elevati grassi sanguigni e l’acidosi possono cooperare per far comparire il fenomeno anche nei pazienti con insufficienza renale. Come nefrologi, abbiamo usato il bicarbonato di sodio per correggere l’acidosi metabolica in persone con insufficienza renale cronica da tempo, ma mancava una prova definitiva del beneficio. Il nostro studio mostra che questo trattamento molto conveniente, è economico, sicuro e migliora sia la sopravvivenza della componente renale residua che quella dei pazienti”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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