La Cassazione dà ragione: il tempo del “cambio divisa” è lavoro e “conta spesa”

ll tempo per il cambio divisa? Va conteggiato come orario di lavoro e come tale retribuito. Ebbene si: lo stabilisce una sentenza del Tribunale di Macerata, che ha riconosciuto il diritto alla retribuzione del tempo impiegato per il cambio divisa in favore di circa 300 ricorrenti, tra infermieri e OSS che hanno aderito alla causa intentata dalla CISL-Fp Marche.

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Il tempo che impiegano gli infermieri e gli operatori socio-sanitari dell’Area Vasta 3 per vestirsi e svestirsi, all’inizio e alla fine di ogni turno, sarà riconosciuto come tempo di lavoro. Lo ha riconfermato un paio di giorni fa la Cassazione e lo ha stabilito anche il Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Macerata, che ha accolto la richiesta di 300 lavoratori, che hanno aderito alla causa intentata dalla Cisl-Fp Marche, per il riconoscimento del tempo per la vestizione/svestizione della divisa da lavoro. Si tratta di attività svolte nell’interesse dell’igiene pubblica che vanno retribuite essendo un obbligo imposto da esigenze superiori di sicurezza e igiene. Nel mezzo ci sta anche la questione del tempo personale impiegato da ogni operatore sanitario, nel presentarsi in Struttura per tempi adeguati in senso di puntualità e di passaggio consegne di lavoro, che non è indifferente. Il tutto, nel complesso, contribuisce ad un servizio sanitario migliore e più efficiente, ma comporterebbe alcune “decurtazioni” del tempo personale dei dipendenti. La sentenza, nel dare ragione agli infermieri, riconosce l’attività di vestizione/svestizione degli infermieri come rientrante nell’orario di lavoro e da retribuire autonomamente, qualora sia stata effettuata prima dell’inizio e dopo la fine del turno.

Questa sentenza arriva dopo altri esempi sparsi in tutto il territorio, come la sentenza del Tribunale di Larino che aveva riconosciuto il diritto alla retribuzione del tempo impiegato per il cambio divisa in favore di 14 infermieri, le linee di indirizzo su tempo divisa e consegne della Toscana e non ultimo l’accordo raggiunto con l’AO Santa Croce e Carle di Cuneo. Tuttavia, la questione non è recente, ma risulta annosa: risale ad anni prima, l’ultima sentenza delle quali fu quando la Sezione Lavoro della Suprema Corte confermando l’indirizzo di cui alle precedenti pronunce n.1352/16 e 2965/17, tornò a deliberare nel 2017 sulla annosa questione del c.d. “tempo – tuta”, affrontando, questa volta, il caso sollevato da un infermiere dipendente di una struttura ospedaliera abruzzese. Il dipendente sanitario aveva richiesto il riconoscimento della “retribuzione per il tempo utilizzato per la vestizione/svestizione della divisa aziendale e per dare/ricevere le consegne all’uscita e all’entrata dal proprio turno di lavoro, trattandosi di adempimenti connessi ad un’effettiva e diligente prestazione, meritevoli pertanto di compenso economico”. Anche qui l’ospedale sollevò obiezioni, cercando di escludere anche il fattore tempo delle consegne, dato che queste potevano dirsi soddisfatte dalle annotazioni in cartella.

L’anno scorso, la Suprema Corte, sulla scìa tracciata dalla delibera n. 2837/2014 e recentemente ripresa dalle sentenze 7738/2018 e 9417/2018, ha ribadito il principio in base al quale il “tempo tuta” deve essere retribuito esclusivamente quando è il datore di lavoro a stabilire luogo e tempo della vestizione. Adesso il Giudice, con la sentenza 174/2019, ha definitivamente accolto la tesi dell’avvocato Diomede Pantaleoni del foro di Macerata, patrocinante di circa 300 ricorrenti, tutti dipendenti dell’Area Vasta 3. È stata una vittoria piena ed incontrovertibile, in quanto il Giudice non solo ha accolto la richiesta di tutti i patrocinati dalla Cisl-Fp di considerare 10 minuti in entrata e 10 minuti in uscita per ogni turno svolto dal 2009 ad oggi, come effettivo orario di lavoro, ma ha anche condannato l’Asur al pagamento delle spese processuali. Il giudice ha riconosciuto il pagamento anche di tutti gli arretrati fino a cinque anni indietro. Alla luce di questa irrevocabile sentenza, la Fp-CISL Marche chiederà il riconoscimento di quanto dovuto per tutti i lavoratori con la divisa dell’Asur, che sono quasi 8.000 su tutti i tavoli sindacali e legali. Nel frattempo la CISL Marche ora attende che l’Area Vasta 3 liquidi le somme spettanti ai lavoratori ora con pieno diritto.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica
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- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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