Antibiotici in età neonatale: possono aumentare il rischio di allergie alimentari

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Ricerche precedenti hanno suggerito che i cambiamenti nella composizione dei batteri intestinali nella prima infanzia possono avere implicazioni negative per la salute, e gli antibiotici sono noti per fare proprio questo. Di conseguenza, il trattamento antibiotico precoce è stato associato a una serie di condizioni. Uno studio pubblicato nel 2015, ad esempio, ha collegato l’uso regolare di antibiotici nei bambini con aumentato rischio di obesità, mentre un altro ha associato un uso precoce di antibiotici con un aumento del rischio di asma. Studi precedenti hanno anche indicato che l’uso precoce di antibiotici altera i batteri intestinali in modo tale da sensibilizzare i bambini alle allergie alimentari. Un’infezione nel primo anno di vita può essere mortale per un bambino e il trattamento antibiotico è spesso il primo punto di riferimento. Ma tale trattamento potrebbe avere un aspetto negativo: condizionare il microbiota intestinale in senso negativo. Una ricerca dall’università della Carolina del Sud effettuata nel 2016 ha confermato che una precoce esposizione agli antibiotici possa aumentare il rischio di allergie alimentari. I risultati dello studio sono stati pubblicati nella rivista Allergy, Asthma & Clinical Immunology.

Assodate le conoscenze, il team ha deciso di indagare se l’uso di antibiotici nel primo anno di vita può aumentare il rischio di una diagnosi di allergia alimentare. Usando i dati amministrativi del South Carolina Medicaid, i ricercatori hanno identificato 1.504 bambini nati tra il 2007 e il 2009 che avevano almeno un’allergia alimentare, e questi erano abbinati per nascita mese/anno, sesso e razza/etnia a 5.995 bambini sani (controlli). Il team ha esaminato il numero di prescrizioni di antibiotici del primo anno di vita per tutti i bambini; un totale di 9.324 prescrizioni antibiotiche sono state dispensate, più comunemente penicilline, cefalosporine, macrolidi e sulfamidici. Nel complesso, i risultati dell’analisi hanno rivelato che i bambini a cui erano stati prescritti antibiotici entro i 12 mesi di età, erano 1,21 volte più soggetti a diagnosi di allergia alimentare, rispetto ai bambini che non ne avevano avuto bisogno. Inoltre, il rischio di diagnosi di allergia alimentare è aumentato con il numero di prescrizioni ricevute: un bambino che ha ricevuto tre prescrizioni di antibiotici aveva 1,31 volte più probabilità di avere un’allergia alimentare, quattro prescrizioni erano legate a un rischio 1,43 volte maggiore e cinque o più aumentavano il rischio di allergie alimentari di 1,64 volte.

Gli antibiotici a base di cefalosporine e sulfamidici sono risultati avere la più forte associazione con la diagnosi di allergia alimentare. I risultati sono rimasti dopo aver tenuto conto di numerosi possibili fattori confondenti, tra cui l’allattamento al seno, l’asma, l’eczema, l’età materna e il luogo di residenza. Secondo i ricercatori, ai bambini negli Stati Uniti di età compresa tra 3 mesi e 2 anni sono prescritti una media di 2,2 prescrizioni di antibiotici ogni anno, e molte di queste prescrizioni possono essere ingiustificate; per esempio, i farmaci possono essere usati per trattare le infezioni virali, per le quali gli antibiotici sono inefficaci. I ricercatori suggeriscono che gli operatori sanitari dovrebbero essere cauti quando prescrivono antibiotici ai bambini piccoli, in quanto potrebbero stimolare lo sviluppo di allergie alimentari e altre condizioni. L’uso eccessivo di antibiotici invita maggiori opportunità di effetti collaterali, incluso il potenziale sviluppo di allergie alimentari, e può incoraggiare la resistenza antibatterica. Lo studio non ha esplorato i meccanismi alla base dell’associazione tra antibiotici e allergie alimentari, ma i ricercatori ipotizzano che sia il risultato di cambiamenti nei batteri intestinali.

A conferma dei risultati di questa ricerca precedente, un team di ricercatori dell’Università di Pechino, del Dipartimento di Allergologia del Beijing Shijitan Hospital, hanno condotto un campionamento a più stadi, raggruppato e casuale con uno studio di indagine gestito da un intervistatore sul campo, per indagare se vi fosse un uso multiplo di antibiotici (UMA) in pazienti con rinite allergica (RINA), congiuntivite, orticaria cronica (ORC) e asma nelle praterie della Cina settentrionale. Lo UMAè stato definito come uso di antibiotici per almeno 3 giorni e per più di 3 volte l’anno negli ultimi 2 anni. Un totale di 5.787 soggetti hanno completato lo studio, con 1.079 soggetti identificati come esposti ad antibiotici multipli. L’UMA era più comune nei pazienti con RINA (23,7% vs 16,2%, P <0,001), congiuntivite (22,5% vs 17,1%), asma (31,8% vs 17,7%) e ORC (25,9 % vs 18,3%) rispetto ai soggetti senza malattie allergiche. Vi era una percentuale crescente di UMA nei pazienti con una, due e tre o più malattie sia nei bambini (20,1%, 25,0% e 31,4%, rispettivamente) che negli adulti (19,1%, 23,4%, e 32,9%). L’UMA è significativamente risultato associato con RINA (p<0,001), congiuntivite (p=0,001), asma (p<0,001) e ORC (p=0,006) nei bambini di età compresa tra 2-17 anni; e negli adulti (≥18 anni) per RINA (p<0,001), congiuntivite (p=0,002) e asma (p<0,001).

Nella media questi risultati sono applicabili a varie regioni del pianeta, per cui sarebbe bene non usare antibiotici in modo indiscriminato in età prenatale e neonatale, se non per la presenza di sicure infezioni batteriche.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Li M et al. J Allergy Clin Immunol Pract. 2019; 7(2):492-499.

Chen YL et al. Ther Clin Risk Manag. 2019 Jun 21; 15:783-789.

Hirsch AG et al. Clin Exp Allergy. 2017 Feb; 47(2):236-244.

Popovic M et al., Richiardi L. Eur Respir J. 2016; 47(3):810-17.

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- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it