Lotta ai tumori difficili: vogliono fare i “pungenti” ma il peperoncino lo è di più

La capsaicina è il principio biologicamente attivo del peperoncino e responsabile dei suoi effetti urenti ed irritanti. Corrisponde alla 8-metil-N-vanillil-6-nonenamide, un composto aromatico, solubile nei grassi e dotato di sapore caratteristico e piccante. Oltre alla sensazione di calore, la capsaicina produce dolore e, per questa ragione, è uno strumento importante nello studio di questo fenomeno. Anche se la nostra comprensione dei meccanismi del dolore si è evoluta notevolmente attraverso lo sviluppo di nuove tecniche, sono ancora estremamente necessari strumenti sperimentali ed innovativi. Tra questi strumenti sperimentali di base per lo studio dei meccanismi del dolore e sviluppo di nuovi analgesici, possiamo ragionevolmente considerare la capsaicina come una delle più importanti fonti di conoscenze nel settore dolore. Le quantità di capsaicina possono rappresentare fino all’1% della massa del peperoncino e, insieme con il sale, rappresentano il condimento più consumato dagli esseri umani. La capsaicina è una molecola interessante, dal momento che il consumo di peperoncino evoca sensazioni opposte (piacevole e spiacevole) a seconda dell’individuo, della sua esperienza e le abitudini al suo consumo. Curiosamente, molti studi recenti hanno confermato scientificamente quello che era già noto per alcune culture: la capsaicina può essere utilizzata anche per alleviare il dolore.

Esistono unguenti contenenti capsaicina impiegati per il trattamento di tunnel carpale ed osteoartros. Ma l’algologia non è l’unico settore medico in cui la capsaicina fa da regina: pare che anche l’oncologia possa trarre molte informazioni da questa molecola. Sono oramai più di 600 le pubblicazioni scientifiche a carico della capsaicina ed i suoi effetti antitumorali. Gli esatti meccanismi cellulari coinvolti negli effetti antitumorali di capsaicina non sono ancora del tutto chiari. Numerosi studi hanno analizzato fenomeni come l’apoptosi (morte cellulare programmata), l’arresto del ciclo cellulare ed effetti anti-angiogenici a seguito dell’esposizione di cellule tumorali alla capsaicina. Molti tipi di cancro sopprimono percorsi mortali e/o migliorano quelli anti-letali, e la perdita dei segnali “killer” è altamente associata con la malignità di una neoplasia. La capsaicina può uccidere oltre 40 diversi tipi di linee cellulari tumorali. Alcuni dei meccanismi che sono stati descritti, includono attivazione dei recettori perossisomiali (PPAR-alfa) nella linea HT-29 di carcinoma del colon umano, stress ossidativo in linee di carcinoma pancreatico umano, soppressione di geni anti-letali nelle cellule di mieloma multiplo. È interessante notare che, in molti tipi di tumori, la capsaicina induce una morte cellulare che sembra essere innescata e correlata direttamente ai recettori TRPV1 e TRPV6, gli stessi implicati nella percezione del dolore a livello nervoso.

Nel 2016 una ricerca è riuscita ad identificare un bersaglio addizionale della capsaicina dentro le cellule. Si tratta della famosissima proteina p53, un soppressore della crescita neoplastica (oncosoppressore). Ma qui sta la sorpresa: la capsaicina non lega la p53 normale per attivarla, ma riconosce le sue forme mutate inattive presenti in sottotipi di neoplasia polmonare, mammaria, prostatica ed intestinale. Questo potrebbe permettere l’utilizzo della capsaicina o suoi derivati nella terapia tumori in cui si ha la prova, tramite screening genetico, della presenza di una mutazione del p53. In aggiunta a questa informazione, alcuni studi pubblicati quest’anno hanno anche evidenziato che la capsaicina amplifica l’azione letale della radioterapia sulle cellule tumorali. Molti meccanismi cellulari di radio-resistenza contano proprio sulla funzionalità di p53, che arresta il ciclo cellulare per re-direzionare le funzioni del DNA verso il suo riparo. Nelle cellule di carcinoma mammario, la capsaicina induce arresto del ciclo cellulare modulando la via dei recettori HER-2 sia nelle cellule ormone-positive, che negative per esso. Ciò rappresenta un ulteriore vantaggio nel trattamento di questa neoplasia, poiché la capsaicina può risultare ancora attiva verso le cellule senza recettore per estrogeni, che è il classico bersaglio di farmaci come il tamoxifen (Nolvadex) o il fulvestrant (Faslodex).

Nel frattempo altre ricerche hanno confermato la sua efficacia nel melanoma, forse il tumore umano più aggressivo dopo il cancro del pancreas ed il microcitoma polmonare. Non c’è ancora terapia efficace per fermare l’avanzata delle cellule maligne del melanoma, per cui urgono trattamento rivoluzionari e mirati al riguardo. Un team dell’Università si Shandong, in Cina, ha esplorato gli effetti della capsaicina nelle linee di melanoma umano A375 e C8161. I risultati sperimentali hanno indicato che la capsaicina ha attivato l’apoptosi (morte cellulare programmata) e che l’induzione era associata alla scissione dell’enzima protettivo PARP e all’attivazione della caspase-3 (proteasi mortale). Inoltre, la formazione di autofagosomi e l’accumulo di proteine caratteristiche (MAP1A / 1B catena leggera 3B-II e Beclin-1), hanno suggerito che la capsaicina ha indotto l’autofagia nelle cellule di melanoma umano. Ovvero, ha innescato il fenomeno dell’auto-digestione. Inoltre, l’inibizione dell’autofagia indotta dalla capsaicina ha promosso l’attivazione di caspase-3 e proteine PARP, che sono associate all’apoptosi. Inoltre, l’inibizione dell’autofagia mediante un farmaco chiamato 3-metil-adenina ha indicato che l’autofagia indotta da capsaicina è un processo protettivo per la sopravvivenza nelle cellule tumorali.

La capsaicina è ormai considerata dagli oncologi un principio alimentare “chemiopreventivo”, al pari di altre spezie come curcuma, salvia, rosmarino ed altre ancora. Non possiamo fare altro che accettare il vecchio proverbio ribadito da sempre, che “la salute comincia a tavola”, sia più vero che mai….

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica. 

Pubblicazioni scientifiche

Chu H et al. Oncol Lett. 2019 Jun; 17(6):4827-34.

Pereira G et al. Bioorg Med Chem. 2019; 27(13):2893.

Li BH, Yuan L. Sheng Li Xue Bao 2017; 69(2):183-188.

Hurley JD et al. Cell Adh Migr. 2016 May 19: 1-18.

Venier NA et al. Prostate. 2015 Feb; 75(2):113-25.

 

Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 1668 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it