Anti-infiammatori naturali: rassegna sui più comuni da poter usare come integratori

fresh turmeric roots on wooden table

L’infiammazione è la risposta del corpo a irritazione, infezione e lesioni; a breve termine protegge il corpo, mentre l’infiammazione cronica può portare a dolore e danni a lungo termine, come nell’artrite. I farmaci antinfiammatori aiutano a combattere il dolore e l’infiammazione cronica. Ci sono diverse classi di antiinfiammatori sintetici, la più comune ed utilizzata delle quali è quella dei farmaci antiflogistici non-steroidei (FANS). Tutti hanno sentito nomi come diclofenac, ibuprofen, ketoprofene, nimesulide. Sono molecole principio attivo di svariate formulazioni commerciali. Tuttavia, questi farmaci non sono sicuri per tutti e l’uso prolungato può portare a complicazioni ed effetti collaterali, i più comuni e fastidiosi dei quali sono a carico dell’apparato digerente e renale.

Alcuni integratori naturali possono aiutare a combattere l’infiammazione, anche se non tutti gli integratori funzionano per ogni tipo di infiammazione. In questo articolo, descriviamo alcuni degli integratori antinfiammatori più efficaci che le persone potrebbero voler provare, a seconda della causa della loro infiammazione.

Acidi grassi Omega-3

Gli acidi grassi Omega-3, che sono abbondanti nei pesci grassi come il merluzzo, lo sgombro ed il salmone, sono tra i più potenti integratori antinfiammatori. Questi integratori possono aiutare a combattere diversi tipi di infiammazione, inclusa l’infiammazione vascolare. L’infiammazione vascolare è un fattore di rischio significativo per le malattie cardiache e l’infarto. In uno studio su 250 persone con dolore da malattia degenerativa del disco, il 59% dei partecipanti è stato in grado di sostituire l’olio di pesce con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Il giusto dosaggio varia con la potenza dell’integratore. Alcuni prodotti sono disponibili in forma di pillola, mentre altri produttori vendono omega-3 come olio a dosaggi compresi fra 500mg e 1gr. Come molti farmaci antinfiammatori soggetti a prescrizione medica, gli acidi grassi omega-3 e l’olio di pesce possono aumentare il rischio di sanguinamento. Le persone con disturbi emorragici e coloro che assumono fluidificanti del sangue non devono usare questo integratore, o quantomeno discuterne col loro medico di condotta.

Curcuma

La curcumina, che è un ingrediente attivo della curcuma (Curcuma zedoaria), è una pianta della famiglia dello zenzero. Studi sugli animali hanno suggerito che potrebbe aiutare a ridurre l’infiammazione per accelerare la guarigione delle ferite e persino ridurre il rischio di cancro. Uno studio del 2011 ha anche scoperto che la curcumina può aiutare a ridurre l’infiammazione da condizioni metaboliche correlate all’obesità. La curcumina ha alterato diverse vie infiammatorie, riducendo la resistenza all’insulina, l’iperglicemia e l’iperlipidemia. Un dosaggio tipico di curcumina è di 400-600 milligrammi (mg) tre volte al giorno. Sebbene sia sicuro assumere la curcumina con basse dosi di FANS, dosi più elevate possono aumentare il rischio di sanguinamento. La curcumina aumenta anche il rischio di sanguinamento nelle persone che assumono fluidificanti del sangue e in quelli con disturbi emorragici. Si può anche usare la curcuma come insaporitore di pietanze a tavola (es. risotti e secondi piatti) a secondo del gusto della persona. Si precisa, comunque, che la polvere di curcuma usata come spezia non è interamente costituita da curcumina, bensì quest’ultima ne rappresenta circa il 30%.

S-adenosilmetionina

La S-adenosilmetionina (SAMe) è una sostanza che il corpo crea naturalmente dalla principale molecola energetica cellulare, l’ATP, e dall’aminoacido metionina. Interviene in aspetti del metabolismo dei grassi, nella sintesi di certi mediatori nervosi (noradrenalina, melatonina, ecc.) e svolge un ruolo importante nella regolazione epigenetica dei geni.  I fattori epigenetici influenzano l’espressione e il comportamento dei geni, attivando o disattivando alcuni geni e modificando l’effetto di altri. I medici a volte prescrivono la SAMe per gestire i sintomi della depressione, dell’osteoartrosi e di alcune condizioni epatiche (es. fegato grasso, intossicazioni), poiché l’infiammazione può svolgere un ruolo in ciascuno di questi. Alcuni studi clinici hanno suggerito che SAMe può aiutare ad alleviare il dolore e l’infiammazione associati a vari tipi di artrite, a volte così come i FANS. Il giusto dosaggio dipende dalle condizioni di cui una persona è affetta. Per esempio: si possono assumere 400mg due volte al giorno per fibromialgia, oppure 800 due volte al giorno per la depressione. Teoricamente, una persona può assumere 600-800 mg tre volte al giorno per l’artrosi ma bisogna fare attenzione a possibili effetti collaterali. A dosi elevate, SAMe può causare nausea, vomito, diarrea e gonfiore addominale, quindi non bisogna superare la dose raccomandata. Non di meno, la SAMe può interagire con una vasta gamma di farmaci, quindi le persone non devono prenderlo senza prima consultare un medico.

Sali di zinco

Alcune ricerche suggeriscono che lo zinco è un potente antinfiammatorio che può supportare il sistema immunitario e ridurre diversi marker di infiammazione. In verità, lo zinco entra nella costituzione di enzimi antiossidanti (SOD2), di fattori di trascrizione nucleare ed è un inibitore di alcuni enzimi cellulari del metabolismo. Secondo varie pubblicazioni, lo zinco ha ridotto l’infiammazione e lo stress ossidativo tra gli anziani. Lo stress ossidativo innesca l’infiammazione e può aumentare il rischio di una serie di condizioni, incluso diabete, sindrome metabolica ed anche tumori. Lo zinco ha anche ridotto il tasso di infezioni del 66%. Le persone con carenza di zinco hanno maggiori probabilità di avere l’artrite, suggerendo un legame tra una sua mancanza, infiammazione e dolore. Il normale dosaggio giornaliero di zinco assunto con gli alimenti è di 11 mg per gli uomini e 8 mg per le donne. Di possono assumere dosi che vanno dai 5 ai 20 mg, massimo due volte al giorno; assumere più di 40 mg al giorno può essere pericoloso. Lo zinco può interagire con calcio, diuretici e alcuni antibiotici, quindi le persone devono parlare con un medico prima di provare questo integratore.

Thè verde

I medici sospettano da tempo che il thè verde (Camelia sinensis) possa combattere l’infiammazione, perché le persone che vivono in regioni che consumano più thè verde hanno tassi più bassi di malattie correlate all’infiammazione. La ricerca suggerisce che il thè verde può inibire la produzione di alcuni mediatori dell’infiammazione, tra cui le citochine. Queste proteine sono sintetizzate da cellule immunitarie e tessuti colpiti in risposta da un trauma, un’infezione o una infiammazione cronica di tipo degenerativo. Può anche aiutare a rallentare la perdita di cartilagine, riducendo i sintomi dell’artrite, poiché le catechine (polifenoli) del thè verde sono anche dei potenti antiossidanti. La maggior parte dei medici consiglia di bere tre o quattro tazze di thè verde al giorno o di assumere 300-400 mg di estratto di tè verde ogni giorno. Il thè verde contiene teina/caffeina, quindi non è sicuro per coloro che sono sensibili alla caffeina; può causare gastrite, tachicardia ed anche diarrea. Al contrario, l’assunzione cronica di thè è popolarmente associata ad un effetto astringente sull’intestino che può portare alla stitichezza. Non è, comunque, un fenomeno universale potendosi non verificare in tutte le persone.

Incenso

La resina della Boswellia serrata, o incenso, può alleviare sia l’infiammazione che il dolore. Può anche aiutare a ridurre la perdita di cartilagine e invertire i sintomi autoimmuni. È un integratore ad azione rapida che può aiutare con il dolore dell’osteoartrite in soli 5 giorni. Il dosaggio abituale è un estratto contenente acido boswellico al 30-40%, che una persona prende in dosi da 300 a 500 mg da due a tre volte al giorno. Gli acidi boswellici sono strutturalmente correlati all’acido ursolico, un triterpene antinfiammatorio presente in natura in molti tipi di verdure e ortaggi. Questi effetti sembrano associati alla capacità dell’acido beta-boswellico di inibire selettivamente l’enzima 5-lipossigenasi, coinvolto nella sintesi di uno dei mediatori dell’infiammazione come il leucotriene B4. La combinazione di incenso e curcumina può aumentare la sua potenza e alcune ricerche hanno scoperto che le persone tollerano questa combinazione meglio del FANS diclofenac o del ketoprofene. Esistono già diverse formulazioni disponibili in commercio utilizzate come integratori, presenti in farmacie, erboristerie o negozi specializzati. L’incenso è in genere sicuro, con pochi effetti collaterali; tuttavia, alcune persone segnalano mal di stomaco e problemi gastrointestinali come la diarrea.

Artiglio di gatto

L’artiglio del gatto proviene da varie piante di uncaria, tra cui Uncaria tomentosa e Uncaria guianensis. La ricerca suggerisce che l’artiglio del gatto può ridurre varie forme di infiammazione. È particolarmente efficace nell’inibire la sintesi di TNF-alfa, una citochina infiammatoria prodotta dai globuli bianchi in varie situazioni di flogosi. Tra gli altri principi attivi che compongono il fitocomplesso, i glicosidi dell’acido quinovico sono responsabili delle proprietà antinfiammatorie, assieme agli steroli e i polifenoli, che la rendono un efficace rimedio ad azione antiinfiammatoria e antidolorifica, utile nel trattamento di artrosi e varie malattie reumatiche. Se si utilizza il thè di artiglio di gatto, una persona può bere un rapporto di 1gr di corteccia di radice e un quarto di litro di acqua. È anche sicuro consumare come polvere in forma di capsule, in dosi giornaliere di 20-60 mg. Sebbene l’artiglio del gatto sia generalmente sicuro, due casi clinici suggeriscono che può causare insufficienza renale nelle persone con lupus sistemico, una malattia autoimmune. Può anche causare nausea, anche se alcuni studi suggeriscono che può anche aiutare a lenire il mal di stomaco dall’indometacina, uno dei tanti FANS.

Camomilla

La camomilla (Matricharia chamomilla) è dotata di buone proprietà antinfiammatorie, locali e interne, e costituisce un rimedio calmante tipico dei fenomeni nevralgici (sciatica, trigemino, lombaggine e torcicollo). L’effetto è dovuto a componenti dell’olio essenziale (guaiazulene, camazulene, bisabololo e farnesene), a polifenoli contenuti nelle foglie e nella pianta, una componente flavonoide (soprattutto apigenina, luteolina e quercetina) e ai lattoni matricina, matricarina e des-acetil-matricarina. Questi, assieme alla luteolina, sono inibitori della sintesi delle prostaglandine (PGE2), le stesse che sono contrastate dai comuni FANS. Il suo potere antiflogistico a parità di principio attivo (in peso) è stato comparato a quello del cortisone. La camomilla la si può assumere classicamente per tisana, non comporta effetti particolari sulla salute ed è sicura. Una bustina al giorno in una tazza di acqua calda non è sufficiente, tuttavia, ad ottenere un buon effetto antidolorifico o antiinfiammatorio. Bisogna alzare le dosi a 2-3 bustine. L’unico effetto collaterale è la comparsa di sonnolenza; paradossalmente, come riportato da alcuni pazienti, al posto della sedazione può comparire irrequietezza.

Bisogna tenere bene a mente, comunque, che qualsiasi di questi integratori non avrà mai direttamente un effetto antidolorifico immediato; in caso di eventi o dolori acuti non sopportabili è bene ricorrere al classico FANS ed iniziare l’integratore che si sceglie. Mano a mano che si comincia ad avvertire miglioramenti, si può abbandonare il FANS e continuare con l’integrazione alimentare.

A Cesare, quel che è di Cesare….e ognuno trovi quello giusto.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Panda SK et al. Biomed Res Int. 2018; 2018:5291945.

Velusami C et al. Inflammopharm 2018; 26(5):1233.

Vinatier C et al. Drug Discov Today 2016; 21(12):1932-37. 

Chopra A et al. Rheumatology 2013 Aug; 52(8):1408-17.

Kimmatkar N et al. Phytomedicine 2003; 10:3-7.

Sander O et al., Rau R. Z Rheumatol 1998; 57:11-16.

Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 1668 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

Commenta per primo