Malattie infiammatorie intestinali: più frequenti di quanto si pensi e in aumento

IBD è un termine generico per tutti i tipi di condizioni infiammatorie croniche dell’intestino, tra cui rettocolite ulcerosa (RCU) e malattia di Crohn (CD). L’IBD può avere cause sia genetiche che ambientali. Più di 150 geni sono stati collegati a questa condizione. Inoltre, la composizione del microbiota intestinale, che è a sua volta riccamente influenzato dalle abitudini alimentari, è un fattore chiave che può innescare l’IBD nei soggetti con geni sbagliati. Oppure può aggravare la progressione della condizione. I batteri e i virus possono quindi svolgere un ruolo importante in questa malattia e sono in corso ricerche attive per capire come l’ambiente microbico intestinale possa essere specificamente modificato per migliorare il decorso e la prognosi. La diagnosi di RCU viene fatta in caso di infiammazione dell’intestino crasso e del retto ed è limitata al solo strato mucoso. Il Crohn, d’altra parte, può coinvolgere qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, ma è più frequentemente visto nella parte terminale dell’ileo e si presenta tipicamente irregolare. L’infiammazione può essere sia estesa che profonda, coinvolgendo l’intero spessore della parete intestinale. Il problema con la IBD è la natura di lunga durata dei sintomi e la loro gravità, che compromette la qualità della vita di questi pazienti. Precedenti ricerche hanno dimostrato che i pazienti con Crohn e RCU hanno maggiori probabilità di depressione e tassi di assenteismo più elevati al lavoro.

In effetti, circa il 44% delle persone con IBD afferma di non poter mantenere il proprio lavoro a causa delle loro condizioni. L’IBD non è una condizione semplice da trattare, né la gestione è economica. Invece, è una malattia che non ha alcuna cura attuale. Di conseguenza, il trattamento spesso continua per tutta la vita. Il ricercatore Dominic King afferma: “Poiché attualmente non esiste una cura nota per l’IBD, i pazienti avranno spesso bisogno di trattamenti complessi e costosi per tutta la vita. Questo aumento previsto della prevalenza può mettere a dura prova sistemi sanitari già sovraccarichi. Il peso dell’IBD è ulteriormente aggravato da un’associazione con il cancro del colon-retto”. Ci sono tre volte più persone con il disturbo cronico e debilitante di IBD, come mai pensato prima, secondo un nuovo studio presentato la scorsa settimana a Barcellona al congresso UEG Week 2019. Non solo la condizione è di per sé angosciante, ma i pazienti con IBD hanno anche un rischio più elevato di cancro del colon-retto. La ricerca attuale proviene dal Regno Unito, dove i ricercatori hanno esaminato i casi di IBD registrati dal 2000 in poi riflettono accuratamente l’incidenza e le tendenze attuali per questa patologia. Per fare ciò, hanno esaminato tutti i casi diagnosticati come colite ulcerosa o morbo di Crohn, prendendo i dati recuperati da The Health Improvement Network (THIN).

Il THIN è un database che rappresenta l’assistenza sanitaria di base del Regno Unito. Utilizzando questo miglioramento del livello di acquisizione dei dati, lo studio è stato in grado di dimostrare che il numero di pazienti con IBD è tre volte più elevato di quanto non fosse mai stato stimato in precedenza. La prevalenza di UC nel 2017 è superiore del 55% e quella dell’83% in più rispetto a quella del 2000. Inoltre, la prevalenza di IBD dovrebbe aumentare di circa il 25% in soli altri 7 anni, entro il 2025. Al momento, circa 3 milioni di persone sono affette da IBD in Europa. Lo studio mostra anche che i pazienti con CD hanno un rischio maggiore del 23% di carcinoma del colon-retto, mentre quelli con CU hanno un aumento del 43% del rischio, rispetto ai controlli. Ciò significa che l’aumento previsto del numero di casi di IBD porterà a un corrispondente aumento dell’entità dei casi di cancro del colon-retto. Lo studio fornisce la prima prova accurata del crescente carico di IBD in Europa, che svolgerà un ruolo chiave nella pianificazione dei servizi sanitari per fornire lo standard di assistenza richiesto per questi pazienti. Resta il fatto che la malattia dà un peso enorme alla società e alle risorse sanitarie, nonché ai pazienti e ai loro caregiver, in termini di perdita di produttività, assenteismo da scuole e luoghi di lavoro, e lo sforzo, il tempo e altre risorse spesi per l’assistenza parenti affetti.

Il noto gastroenterologo Salvo Leone ha commentato: “I risultati dello studio sono allarmanti, in particolare se consideriamo il fatto che la malattia di Crohn e la colite ulcerosa sono malattie che possono iniziare per tutta la vita e avere un impatto enorme sulla qualità della vita di un paziente. Il costo è enorme. Dobbiamo impegnarci al massimo nello sviluppo di strategie efficaci di trattamento e gestione delle malattie che consentano ai pazienti e alle loro famiglie di condurre una vita più felice e più sana”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Shah A et al. Aliment Pharmacol Ther. 2019; 49(6):624-35. 

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 1771 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it