Home PREVENZIONE & SALUTE Arance: prevengono la malattia della retina ma non grazie alle vitamine

Arance: prevengono la malattia della retina ma non grazie alle vitamine

Quando tutti sentono parlare di arance subito si fiondano sulla vitamina C e di quanto questa faccia bene al corpo, alle ossa, alla vista, a prevenire il raffreddore e così via. Sono anche molto zuccherine e per tale ragione tutti i dietologi e nutrizionisti non le raccomandano nelle diete ipocaloriche né a chi è affetto da diabete. Ma non è solo la vitamina C il principio attivo delle arance e degli altri agrumi; ci sono anche i flavonoidi. Le arance sono particolarmente ricche di esperidina e naringina (anche se quest’ultima è più abbondante nel pompelmo). I flavonoidi degli agrumi hanno dimostrato di inibire la crescita delle cellule tumorali, rafforzare i capillari, agire come antinfiammatori e sono antiallergici e antimicrobici. La loro particolarità è che, a differenza di altri flavonoidi definiti idrossilati, hesperidina e naringina sono definite poli-metossilate. Questa differenza essenzialmente vuol dire che sono più idrofobe, si sciolgono meglio nelle membrane cellulari e penetrano la barriera emato-encefalica (BEE), che separa molte strutture cerebrali dal circolo sanguigno.

La retina è una di queste; molte sostanze del metabolismo hanno bisogno di trasportatori specifici per poter raggiungere questo tessuto. I flavonoidi delle arance, invece, non ne hanno bisogno e possono raggiungere molti tessuti semplicemente infiltrandosi nelle loro strutture cellulari. In teoria, questo li avvantaggia sopra molti altri flavonoidi comunemente presenti nelle verdure o altra frutta (luteolina, kampferolo, quercitina e apigenina). Uno studio recente ha dimostrato che le persone che mangiano regolarmente arance hanno meno probabilità di sviluppare la degenerazione maculare (maculopatia senile) rispetto alle persone che non mangiano arance. I ricercatori del Westmead Institute for Medical Research hanno intervistato oltre 2000 australiani adulti di età superiore ai 50 anni e li hanno seguiti per un periodo di 15 anni. La ricerca ha dimostrato che le persone che mangiavano almeno una porzione di arance ogni giorno avevano un rischio ridotto di oltre il 60% di sviluppare una degenerazione maculare tardiva 15 anni dopo. Uno su sette australiani sopra i 50 anni presenta alcuni segni di degenerazione maculare.

L’età è il fattore di rischio noto più forte e la malattia è più probabile che si verifichi dopo i 50 anni. Attualmente non esiste una cura per la malattia. La ricerca ha raccolto dati dal Blue Mountains Eye Study, uno studio di riferimento basato sulla popolazione che ha avuto inizio nel 1992. Fino ad ora la maggior parte delle ricerche si è concentrata sugli effetti dei nutrienti comuni come le vitamine C, E ed A sugli occhi. Questa ricerca è diversa perché il team si è concentrato sulla relazione tra flavonoidi e degenerazione maculare. I flavonoidi sono potenti antiossidanti presenti in quasi tutti i tipi di frutta e verdura: sono abbondanti particolarmente nel thè, le mele, il vino rosso e la frutta e la verdura più scura e hanno importanti benefici anti-infiammatori per il sistema immunitario. I dati dello studio non hanno mostrato una significativa relazione tra altre fonti alimentari che proteggono gli occhi dalla malattia. È uno dei più grandi studi epidemiologici del mondo, che misura i fattori di dieta e stile di vita contro i risultati di salute e una serie di malattie croniche.

I dati mostrano che i flavonoidi trovati nelle arance sembrano aiutare a proteggere dalla malattia. E quest’anno lo stesso team ha pubblicato dati che provano senza dubbio che la vascolatura della retina trova la sua stabilità quasi esclusivamente nell’apporto di flavonoidi. Quindi l’apporto di vitamina A e/o C sarebbe solo di complemento. Questo fatto ricorda il caso storico di quando i medici cercarono di curare lo scorbuto somministrando forti dosi di vitamina C ma non vi riuscirono. Ben presto capirono che solo il mangiare gli agrumi per intero poteva correggere il disturbo. Questo perché la vitamina C lavora insieme ai polifenoli dei frutti, per stabilizzare le strutture sanguigne, dato questo provato con l’avvento delle moderne tecniche di biochimica. “Occhio” dunque a quello che tavola si mangia e si scarta a torto…

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Gopinath B et al. Eur J Nutr. 2020 Oct; 59(7):3093-3101. 

Bondonno NP et al. Clin Nutr. 2020 Jan; 39(1):141-150.

Gopinath B et al., Am J Clin Nutr. 2018 Aug 1; 108(2):381-387. 

Liu L, Wu XW. J Biochem Mol Toxicol. 2018; 32(5):e22052.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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