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Calcoli renali: sono dinamici e non “pietre morte” come si è sempre creduto

Gli attuali trattamenti per i calcoli renali sono limitati e talvolta dolorosi. La ricerca sta cambiando ciò che pensavamo di sapere sulla loro composizione e sul loro comportamento, suggerendo che un giorno potremmo dissolverli completamente nel rene del paziente. Negli Stati Uniti, si stima che 1 su 11 persone abbia calcoli renali. Colpiscono più uomini che donne; più del 10% degli uomini li sviluppa, rispetto al 7,1% delle donne. Sebbene generalmente innocui, i calcoli renali sono stati associati a condizioni più gravi, come l’obesità, il diabete e l’ipertensione. Eliminare i calcoli renali può essere estremamente doloroso. Le pietre sono costituite principalmente da una sostanza chiamata ossalato di calcio, che fino ad ora si riteneva insolubile nel rene. Tuttavia, nuove ricerche suggeriscono che questo potrebbe non essere il caso. Attingendo conoscenze dai campi della geologia, microscopia e medicina e utilizzando molte tecnologie avanzate, un nuovo studio rileva che i calcoli renali possono e, di fatto, si dissolvono. Le nuove scoperte rivelano ulteriori informazioni sulla natura e la composizione dei calcoli renali, in contrasto con la comprensione dei calcoli renali che ha prevalso per secoli.

Il Dr. Mayandi Sivaguru, direttore associato presso l’Istituto Carl R. Woese per la biologia genomica dell’Università dell’Illinois e colleghi, ha usato una combinazione delle più recenti tecniche ottiche per studiare sezioni sottili di calcoli renali. Spiegano che molte delle tecniche di visualizzazione utilizzate in questo studio sono comuni in geologia e geobiologia ma non sono mai state utilizzate per esaminare le mineralizzazioni in vivo. Una tecnica utilizzata – microscopia di auto-fluorescenza a scala nanometrica super-risolutiva – ha consentito ai ricercatori di visualizzare sezioni di calcoli renali con una risoluzione di 140 nanometri. L’analisi ha rivelato che i calcoli renali sono fatti di alternanza di nano-strati ricchi di materia organica e minerali di cristalli. Inoltre, questi strati sono “sorprendentemente simili” ad altri depositi sedimentari antichi, come stromatoliti marini, ovoidi e gusci di ostriche e perle, tra gli altri. E’ stato un pò come fare della bio-geologia in laboratorio. In geologia, quando gli esperti vedono strati, significa che qualcosa di più vecchio è sotto qualcosa di più giovane. Può essere depositato nel corso di periodi di tempo molto brevi o molto lunghi.

Ebbene, invece di essere inutili frammenti cristallini, i calcoli renali sono una registrazione minuto per minuto della salute e del funzionamento del rene di una persona: solo uno di essi rappresenta un’intera serie di eventi nel tempo che sono fondamentali per decifrare la storia renale. In particolare, lo studio ha rivelato anche che alcuni di questi strati erano degradati, scoprendo “cristalli rimodellati”. Le immagini hanno mostrato che nuovi cristalli avevano iniziato a svilupparsi, suggerendo che i calcoli renali subiscono molteplici eventi di dissoluzione mentre cristallizzano e crescere all’interno del rene. In altre parole, i calcoli renali si dissolvono ciclicamente e ricrescono. Che un calcolo renale è solo un semplice cristallo che si ingrandisce nel tempo, quindi, non è vero. Quello che stiamo vedendo qui è che è dinamico, la pietra cresce e si dissolve, cresce e si dissolve. E’ molto ricca di componenti ed è come se fosse viva. Questo contraddice una credenza che è stata mantenuta per secoli: i calcoli renali sono omogenei e sostanzialmente insolubili in vivo.

Il paradigma calcolo renale = minerale va dunque rivisto. Quando si pensa ad un calcolo, lo si immagina un sale minerale cristallizzato, carbonato di calcio, fosfato di calcio e magnesio, ossalato di calcio o qualunque sia la sua composizione. E ci si dimentica che questi sali minerali sono a contatto con materia organica, sostanze di scarto eliminate dal rene (urea, acido urico, minime quantità di proteine ed altro), che possono benissimo integrarsi nella struttura cristallina in crescita. Il professore Fouke, caporicerca senior, infatti ha concluso dicendo: “Contrariamente a quanto i medici apprendono nella loro formazione medica, abbiamo scoperto che i calcoli renali subiscono un processo dinamico di crescita e riduzione, crescendo e dissolvendosi. Ciò significa che un giorno potremmo essere in grado di intervenire per dissolvere completamente le pietre nel rene del paziente, cosa che la maggior parte dei medici oggi direbbe impossibile. Queste osservazioni aprono un paradigma radicalmente nuovo per gli approcci clinici che includono la dissoluzione della pietra in vivo”. 

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Sivaguru M et al. Sci Rep. 2018 Sep 13; 8(1):13731.

Schwaderer AL, Wolfe AJ. Ann Transl Med. 2017; 5:32.

Khan SR et al. Nat Rev Dis Primers. 2016; 2:16008.

Evan AP, Worcester E et al. Urolithiasis 2015; 43:19-32.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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