Osteoporosi da farmaci: un’evidenza crescente ancora sottovalutata o ignorata

L’osteoporosi è di fatto un grave fenomeno sociale ad elevato impatto  sanitario. Le fratture conseguenti a questa patologia influenzano la morbidità, sicuramente comportano una severa disabilità motoria, specie per l’anziano, e compromettono la globale qualità di vita. L’allungamento della vita media, per contro, ha permesso lo stabilirsi di patologie croniche su base degenerativa, per cui è inevitabile sfuggire ad un meccanismo di tipo “cane che si morda la coda”. Come se non bastasse, le ultime evidenze cliniche hanno provato che l’assunzione cronica di certe comunissime categorie di farmaci, può essere di per sè un fattore di rischio rilevante per la comparsa di osteoporosi. Fra queste, una delle quali si hanno maggiori evidenze sono i diuretici, impiegati ampiamente per il controllo farmacologico dell’ipertensione. Poiché ipertensione ed osteoporosi sono frequentemente associate nelle donne anziane, conoscere gli effetti di questi farmaci può aiutare a prevenire il problema alla radice con una terapia personalizzata o mirata.

Diuretici come la furosemide (Lasix) possono provocare eliminazione non solo di sodio e cloro, ma anche di calcio urinario (calciuria) e, nella media, una riduzione della densità ossea femorale del 5%. In più questo di diuretico provoca frequentemente ipotensione ortostatica (quando il soggetto è in piedi), incidendo quindi sul rischio di cadute. I farmaci gastroprotettori (es. omeprazolo e lansoprazolo) sono un’altra categoria sotto la lente d’ingrandimento, per sospetto di aumentare il rischio di riassorbimento osseo e quindi di aumentata incidenza di fratture ossee secondarie. In uno studio internazionale di metanalisi per Europa, Australia, USA e Canada, su 200.000 pazienti ospedalizzati per fratture si è evidenziato un trattamento con gastroprotettori per un periodo di tempo superiore ad un anno e mai discontinuato. Buona parte di questi pazienti avevano un rischio di frattura maggiore, ed invero una buona percentuale di essi le ha subite. Considerando le casistiche di pazienti che assumono senza interruzione questi farmaci fino a 10 anni, si intuisce che un forte rischio di comparsa di fratture scheletriche può dipendere anche dalla loro assunzione ormai così diffusa.

Le cardiovasculopatie, come è noto, sono la prima causa di mortalità nel mondo seguite solamente dalle patologie oncologiche. Per la prevenzione di eventi trombotici, la profilassi con anticoagulanti vari è ormai una prassi, specie per i pazienti che hanno subito chirurgia diretta o sono affetti da fibrillazione atriale. Gli anticoagulanti cumarinici (meglio conosciuti come Sintrom o Coumadin) sono quelli sotto il mirino delle indagini, poiché antagonizzano la vitamina K, il normale fattore vitaminico che controlla la coagulazione sanguigna. Le ricerche scientifiche hanno però confermato che la vitamina K è responsabile anche di una buona salute ossea, regolando la sintesi di proteine specifiche (collagene, osteocalcina, osteonectina, ecc). Tenendo presente il sempre crescente uso di antitrombotici per la prevenzione delle cardiopatie, è ipotizzabile in futuro si possano evidenziare sempre più effetti collaterali derivati dall’impiego di questi farmaci.

Infine, si citano le ultime scoperte riguardo alla possibile associazione fra uso protratto di farmaci anti-infiammatori FANS e rischio di fratture ossee nell’anziano. I dati riscontrati dalla letteratura sono ancora contrastanti, per via dell’effetto bimodale che le prostaglandine hanno sul rimodellamento osseo. Le prostaglandine sono i mediatori dell’infiammazione bloccati dai FANS; siccome le prostaglandine favoriscono l’azione degli osteoclasti (le cellule mangia-ossa), alcuni Autori avevano ipotizzato che questa categoria di farmaci potesse addirittura prevenire la rarefazione ossea, quindi il rischio di comparsa di osteoporosi. L’unico FANS per cui è dimostrato un aumento della massa ossea è l’aspirina, ma si tratta di un FANS non specifico e la sua assunzione sembra più da ricondurre al suo noto effetto anticoagulante nelle cardiopatie a basso rischio (uso della Cardioaspirina). Considerati i bassi dosaggi con cui l’aspirina è impiegata nel campo cardiologico (100-160mg), è improbabile che essa rappresenti un fattore di rischio per la salute ossea, a differenza di altri FANS come ibuprofene, ketoprofene e naprossene.

Il paziente anziano, vuoi per problemi cardiologici, reumatologici o alterazioni del metabolismo predisponenti (specie diabete), rappresenta dunque un bersaglio innocente di più categorie di farmaci che lo mettono a forte rischio per una cattiva salute ossea. In un’ottica di “health-care” o riguardo per la salute che si diffonde sempre più, anche la maggiore attenzione alla gestione farmacologica dell’anziano ha il suo peso nella qualità di vita quotidiana.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Chuang PY et al. BMC Musculoskel Disord. 2016; 17:201.

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Cockayne S et al. Arch Intern Med 2006; 166:1256-61.

Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2113 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it