Psilocibina ed ecstasy: la valutazione degli effetti per la cura delle sindromi traumatiche

Più di tre milioni di persone negli Stati Uniti vengono diagnosticate ogni anno con disturbo post-traumatico da stress (PTSD), i cui sintomi includono incubi o ricordi indesiderati di traumi, maggiori reazioni, ansie e depressione e possono durare mesi o persino anni. Le persone con PTSD (una difficoltà a riprendersi dall’esperienza o dalla testimonianza di un evento traumatico) sono state tradizionalmente trattate con una combinazione di psicoterapia focalizzata sul trauma e un regime di farmaci. Molti malati non hanno risposto bene a quel trattamento, ma nuove ricerche che sono state presentate dal Dr. Michael Mithoefer e dai colleghi della Medical University of South Carolina, durante l’incontro annuale dell’American College of Neuropsychopharmacology, suggeriscono che la combinazione di alcuni farmaci psichedelici e la psicoterapia tradizionale è promettente. Gli psichedelici rientrano nella più ampia famiglia delle sostanze allucinogene, in grado di alterare la percezione dei sensi, di cui rappresentano una sottoclasse. Le sostanze psichedeliche si trovano spesso in natura e sono state utilizzate in varie culture del mondo per migliaia di anni, nel corso di riti sciamanici e divinatori, per via della capacità di indurre esperienze mistiche e rivelatorie, di contatto con le divinità, così come nella medicina tradizionale per via di alcune percepite capacità curative sia fisiche che mentali.

I più noti sono la psilocibina, un alcaloide isolato dal genere Psilocybe e Stropharia, che è un derivato della triptamina (simile alla serotonina); e la mescalina, un alcaloide psichedelico contenuto principalmente nel peyote, un cactus messicano del genere Lophophora. In seguito è stato sintetizzato l’LSD, un derivato dell’acido lisergico isolato da una muffa dei cereali. Queste sostanze agiscono attraverso i recettori classici della serotonina; infatti, pur avendo strutture chimiche diverse, tutte devono la loro azione farmacologica prevalente all’attivazione dei recettori 5HT2A. Ma, avendo una affinità per il recettore molto superiore alla serotonina stessa, il loro effetto stimolante sui neuroni si protrae per molto più tempo, arrivando ad alterare le funzioni nervose collegate ai sensi ed alla coscienza. La ricerca medica formale sui loro usi medicinali a partire dagli anni ’50 ha prodotto risultati promettenti pubblicati su importanti riviste, ma è stata in gran parte interrotta negli anni ’70 per motivi politici piuttosto che medici o scientifici. Studi più recenti sostengono che, quando somministrati in un ambiente clinico controllato, l’MDMA (più comunemente noto come ecstasy) e la psilocibina (il principio attivo nei “funghi magici”) hanno profili di rischio accettabili – e i pazienti che hanno manifestato reazioni avverse temporanee non hanno richiesto intervento medico aggiuntivo.

Negli ultimi anni la FDA ha concesso sia per la MDMA che psilocibina denominazioni terapeutiche innovative rispettivamente per PTSD e depressione, riconoscendo che potevano migliorare le terapie esistenti e accettando di accelerare il loro sviluppo e revisione. La ricerca del Dr. Mithoefer e del suo team comprende sei studi clinici di Fase 2 condotti da investigatori indipendenti in quattro paesi. Negli studi, a un gruppo di pazienti è stato somministrato MDMA durante le sessioni di psicoterapia, mentre l’altro gruppo è stato somministrato un placebo o un comparatore a basso dosaggio in combinazione con la stessa psicoterapia. La conclusione generale di questi studi è stata che la psicoterapia assistita da MDMA era significativamente più efficace nel trattamento di pazienti con PTSD persistente, rispetto alla psicoterapia non assistita da farmaci. I ricercatori mirano a rivedere sia i successi che sono stati osservati nell’uso di droghe psichedeliche per il trattamento di disturbi e depressione legati al trauma, sia affrontare alcune delle questioni in sospeso che la comunità medica potrebbe ancora avere in merito alla sicurezza, efficacia e neurobiologia di queste nuove opzioni di trattamento. Trials clinici con MDMA e psilocibina affiancati da psicoterapia assistita sono stati eseguiti dal team su veterani di guerra, poliziotti e vigili del fuoco con buoni risultati.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Feduccia AA et al. Front Psychiatry. 2019 Sep 12; 10:650. 

Mithoefer MC et al. Psychopharmacology 2019; 236(9):2735.

Ot’alora GM et al. J Psychopharmacol. 2018; 32:1295-1307. 

Mithoefer MC et al. Lancet Psychiatry 2018 Jun; 5(6):486-497.

Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2445 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it