Curcuma e disbiosi intestinale: il dialogo reciproco fra le parti per la salute umana

La curcumina è un componente fenolico naturale derivato dalla pianta di Curcuma longa ed è stato usato in India per trattare l’infiammazione. Grazie alla sua struttura chimica, questa molecola può essere utilizzata in diverse aree, come il cibo, i tessuti e l’industria farmaceutica. La curcumina è ampiamente usata come spezia e colorante nei prodotti alimentari con un caratteristico colore giallo; pertanto, viene consumato quotidianamente. A causa del colore giallo, la curcumina viene sistematicamente utilizzata per colorare, ad esempio senape, pesce in scatola e prodotti lattiero-caseari. La curcumina è un composto promettente che è facilmente disponibile e facile da usare nella dieta ed è anche sicuro e conveniente. Nonostante la curcumina abbia una vasta gamma di impatti terapeutici, mostra comunque una biodisponibilità estremamente bassa, il che la rende una sostanza intrigante dal punto di vista farmacologico e ne ostacola anche l’uso su larga scala nella clinica umana. Nonostante le informazioni di cui sopra sulla curcumina, i dati attualmente disponibili forniscono la prova che la curcumina ha attività antitumorale, induce neuroprotezione e neurogenesi e può essere un nuovo agente terapeutico sia nella medicina rigenerativa che nelle malattie neurodegenerative, come il post-ictus e la malattia di Alzheimer.

Ci sono state molte prove negli ultimi anni a conferma dei legami tra il cambiamento nella microflora intestinale e molte malattie come il cancro, il diabete, le autoimmunità e le malattie neurodegenerative. Dati i legami patogeni tra la microflora intestinale e molte malattie, i risultati attuali potrebbero aiutarci a interpretare il vantaggio terapeutico della curcumina. In relazione alle informazioni di cui sopra, esamineremo le attuali conoscenze sulle reciproche interazioni bidirezionali tra curcumina e microflora intestinale, prestando attenzione a due fenomeni: regolazione della microflora intestinale mediante curcumina e biotrasformazione della curcumina da parte del microbiota intestinale. La curcumina si accumula preferenzialmente nel tratto gastrointestinale dopo somministrazione orale o intraperitoneale, e quindi è ragionevole concludere che la curcumina può avere un effetto regolatorio sulla microflora intestinale, compresa la sua ricchezza microbica, diversità e composizione, che dovrebbero essere coinvolti nella sua azione farmacologica. Si pensa che la curcumina abbia un effetto regolatorio diretto sul microbiota intestinale, il che potrebbe spiegare il paradosso tra la scarsa biodisponibilità della curcumina e le acute azioni farmacologiche.

Gli studi hanno dimostrato che la curcumina ha avuto un effetto significativo sul numero di diverse famiglie batteriche nell’intestino, come Prevotellaceae, Bacteroidaceae e Rikenellaceae. In altri studi, la curcumina, la somministrazione ha modificato significativamente il rapporto tra microflora intestinale benefica e patogena, aumentando il numero di Bifidobacterium e Lactobacilli e riducendo la carica batterica di Coriobacterales, Prevotellaceae, Enterococci ed Enterobacteria. Questi cambiamenti nella microflora intestinale possono spiegare la modulazione immunitaria e il suo effetto antitumorale nel colon. Nei topi con colite e carcinoma del colon, è stato osservato un aumento dei lattobacilli e una riduzione dei coriobatteri dopo la somministrazione di curcumina e la curcumina ha ridotto o eliminato il carico tumorale del colon. Inoltre, i metaboliti batterici come gli aminoacidi sono aumentati, mentre il butirrato è diminuito durante la carcinogenesi del colon. In definitiva, l’evidenza suggerisce che la carcinogenesi del colon-retto è associata a disbiosi microbica intestinale. Gli effetti positivi della curcumina nel carcinoma del colon-retto sperimentale hanno portato a studi clinici di fase I che hanno dimostrato la sicurezza e la tollerabilità della curcumina in pazienti con carcinoma del colon-retto.

Un altro studio ha studiato l’effetto della curcumina delle nanoparticelle sulla colite nei topi modulando la microflora intestinale e l’induzione delle cellule T regolatorie. La curcumina delle nanoparticelle ha inibito l’espressione dell’mRNA delle citochine infiammatorie nelle cellule epiteliali mucose del colon. Questi effetti sono stati accompagnati da un aumento dei batteri produttori di butirrato e livelli di butirrato fecale. Pertanto, gli autori hanno concluso che l’integrazione con le nanoparticelle di curcumina ha indotto una remissione della colite modulando la struttura della microflora intestinale. Gli studi sugli effetti della curcumina in combinazione con mesalamina sulla colite ulcerosa da lieve a moderata e la malattia infiammatoria intestinale attiva hanno dimostrato che la curcumina ha indotto la remissione dell’enterite modulando le vie di segnalazione intracellulari. L’integrazione orale di curcumina allevia l’infiammazione acuta dell’intestino tenue riducendo la risposta immunitaria di tipo Th1 e previene la traslocazione batterica mantenendo la funzione di barriera intestinale. Inoltre, è stato dimostrato che la somministrazione di curcumina riduce significativamente l’aumento di lipopolisaccaride batterico nel sangue indotto dalla dieta occidentale. Questo studio suggerisce anche l’effetto positivo della curcumina sull’integrità della barriera intestinale.

Uno studio del 2009 ha già dimostrato che sei ceppi batterici intestinali biologicamente rilevanti (Bifidobacterium pseudocatenulatum, Bifidobacterium longum, Enterococcus faecalis, Escherichia coli, Lactobacillus casei e Lactobacillus acidophilus) sono in grado di metabolizzare la curcumina, con una percentuale minima del 56%. Sulla base delle prove presentate dalla letteratura scientifica, l’effetto della microflora intestinale sulla curcumina è associato alla produzione di metaboliti attivi della curcumina, come i derivati ​​demetilati e quelli derivati ​​ridotti (tetraidro-curcumine). Il metabolismo della curcumina può variare da persona a persona perché ogni persona ha la propria composizione di microflora. Pertanto, gli effetti benefici possono essere diversi a causa del diverso contenuto batterico dell’individuo, come dimostrato in letteratura. D’altra parte, la curcumina può influenzare la composizione della microflora intestinale, consentendo la crescita di ceppi necessari per mantenere le normali funzioni fisiologiche dell’ospite. Questo è il caso delle malattie neurodegenerative in cui la disbiosi intestinale precede spesso la comparsa di sintomi clinici, come la malattia di Parkinson. Quindi la curcuma può risultare utile non solo per la gestione, ma anche per la profilassi di svariate condizioni mediche associate a disbiosi.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it