Buone nuove dalla terapia intensiva: con la vitamina C si sta meno in degenza

La redazione è felice di riproporre l’articolo in occasione dell’epidemia corrente di COVID-19, che costringe numerosi pazienti alla degenza nei reparti rianimatori e/o di terapia intensiva. Le informazioni del presente non sostituiscono il parere medico, ma possono essere usate per operare prevenzione in modo semplice e responsabile.

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La vitamina C ha numerosi effetti biochimici nel nostro corpo. Può influenzare il sistema cardiovascolare attraverso il suo coinvolgimento nella sintesi di noradrenalina e dopamina, e il metabolismo energetico attraverso la sua partecipazione alla sintesi di carnitina. Negli studi randomizzati, la vitamina C ha abbassato la pressione sanguigna, diminuito l’incidenza della fibrillazione atriale e diminuita la broncocostrizione. Una precedente meta-analisi di 12 studi controllati ha scoperto che la vitamina C ha ridotto la terapia intensiva in media dell’8%. I pazienti in terapia intensiva hanno spesso livelli plasmatici di vitamina C molto bassi. Nelle persone sane, 0,1 grammi al giorno di vitamina C sono generalmente sufficienti per mantenere un normale livello plasmatico. Tuttavia, dosi molto più elevate, nell’ordine dei grammi al giorno, sono necessarie per i pazienti in condizioni critiche per aumentare i loro livelli plasmatici di vitamina C entro l’intervallo normale. Pertanto, possono essere necessarie dosi elevate di vitamina C per compensare l’aumento del metabolismo nei pazienti in condizioni critiche. La somministrazione di vitamina C ha ridotto la durata della ventilazione meccanica nei pazienti in terapia intensiva, ma l’effetto dipendeva dalla gravità della malattia. Secondo una nuova meta-analisi pubblicata sul Journal of Intensive Care, in cinque studi controllati di cui 471 pazienti che hanno richiesto ventilazione per oltre 10 ore, la vitamina C ha ridotto in media del 25% i tempi di ventilazione. 

Harri Hemilä dell’Università di Helsinki, in Finlandia, e Elizabeth Chalker dell’Università di Sydney, in Australia, hanno condotto una revisione sistematica della vitamina C per i pazienti in terapia intensiva ventilati meccanicamente. Hanno identificato 9 studi controllati rilevanti e 8 di questi sono stati inclusi nella meta-analisi. In media, la somministrazione di vitamina C riduce il tempo di ventilazione del 14%, ma l’effetto della vitamina C dipende dalla durata della ventilazione. I pazienti che sono più gravemente malati richiedono una ventilazione più lunga di quelli che non sono così malati. Pertanto, i ricercatori hanno ipotizzato che l’effetto della vitamina C potrebbe essere maggiore negli studi con pazienti malati che necessitano di una ventilazione più lunga. La vitamina C non ha avuto alcun effetto quando la ventilazione è durata per 10 ore o meno. Tuttavia, in 5 studi, tra cui 471 pazienti che hanno richiesto ventilazione per oltre 10 ore, il dosaggio da 1 a 6 g / die di vitamina C ha ridotto in media il tempo di ventilazione del 25%. I due autori hanno concluso che, data la forte evidenza di beneficio per i pazienti in terapia intensiva più gravemente malati insieme all’evidenza dei livelli molto bassi di vitamina C, i pazienti in terapia intensiva possono trarre beneficio dalla somministrazione di vitamina C. Ulteriori studi sono necessari per determinare l’ottimale protocollo per la sua amministrazione. Prove future dovrebbero confrontare direttamente diversi livelli di dosaggio.

Ci sono anche altri risultati che sono coerenti con la vitamina C, che ha un effetto maggiore sui pazienti con condizioni mediche più gravi. Una meta-analisi dell’effetto della vitamina C sulla bronco-costrizione indotta dall’esercizio, ha scoperto che la vitamina C dimezzava il declino della FEV1 causato dall’esercizio. Il costante effetto relativo indica che l’effetto assoluto è stato maggiore per i pazienti che nel test da sforzo hanno avuto la maggiore bronco-costrizione. Infine, uno studio con pazienti con raffreddore comune ha indicato che l’effetto broncodilatatore della vitamina C era più vantaggioso per quelli con la maggiore ipersensibilità bronchiale all’istamina. Esistono molte prove che indicano che le vitamine C ed E hanno un’interazione in vitro e in vivo e tre studi hanno esaminato l’effetto della combinazione di vitamine C ed E sulla durata della ventilazione meccanica. Gli effetti riportati dai tre studi sono in gran parte coerenti con il modello di meta-regressione basato sugli otto studi usando solo la vitamina C. Pertanto, il beneficio statisticamente significativo osservato in ciascuno di questi tre studi potrebbe essere spiegato dal lungo tempo di ventilazione nei gruppi di controllo, indicando una maggiore gravità della malattia nei pazienti, piuttosto che dall’aggiunta di vitamina E all’intervento. Per testare il possibile beneficio aggiuntivo della vitamina E, rispetto alla vitamina C si richiederebbero studi fattoriali più complessi.

Per il momento, la sola vitamina C sembra avere una forte riduzione della permanenza in terapia intensiva di un quarto del tempo necessario per un completo recupero. E qui si presenta l’anello di raccordo del presente articolo con la corrente situazione nazionale sull’epidemia di coronavirus. Si ricorda, che una costante efficienza delle difese immunitarie è già una barriera naturale contro l’entrata di qualsiasi virus. Come qualsiasi sistema, esso crolla se sono presenti delle falle che permettono l’accesso di materiale estraneo o dannoso. Popolarmente, la vitamina C è stata sempre associata al buono stato di salute delle difese immunitarie, principio che nessuna autorità medica nega o sminuisce. Per cui, rimanendo al proprio domicilio come imposizione e raccomandazione delle autorità competenti, il tenersi “vigili” mangiando frutta fresca ed assumendo integratori a base di vitamina C non è una pratica da scartare o sminuire. Data l’ampia disponibilità e l’economicità di questo composto, lo si può ritrovare facilmente persino nelle formulazioni di supermercati. Ovviamente, come dichiarato nello studio, la dose minima giornaliera da assumere è quella di 1 grammo, dose che si può raggiungere molto difficilmente con la sola dieta.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Hemilä H, Chalker E. J Intens Care 2020 Feb 7; 8:15.

Fujii T, Luethi N, Young PJ et al. JAMA. 2020 Jan 17.

Hemilä H, Chalker E. Nutrients. 2019; 11:708-713.

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2450 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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