Colesterolo alto: la correzione a tavola è il punto di partenza perchè il microbiota intestinale lo possa aggiustare

L’aterosclerosi è la causa alla base della maggior parte degli eventi cardiovascolari (CVD), le cui complicanze possono essere fatali (infarto del miocardio, morte improvvisa e incidenti ischemici cerebrali). Secondo le proiezioni dell’OMS, l’esposizione a molteplici fattori di rischio genetico e ambientale e il crescente numero di condizioni dismetaboliche (sindrome metabolica, diabete mellito di tipo 2, obesità, malattie del fegato grasso) contribuiranno a rendere la malattia cardiovascolare aterosclerotica (ACVD) una delle principali cause di morte nel mondo entro il 2030. Tra i fattori eziologici di questa patologia multifattoriale, i livelli circolanti di colesterolo totale o colesterolo LDL rappresentano i principali fattori di rischio per ACVD. Prove coerenti da numerosi studi epidemiologici, clinici e genetici stabiliscono inequivocabilmente un ruolo causale di LDL-C nelle malattie cardiovascolari. La genetica svolge un ruolo importante nella regolazione dei livelli di TC e delle lipoproteine ​​associate, tuttavia la variazione genetica può rappresentare il 20% dei livelli plasmatici di colesterolo. Fattori ambientali come la quantità e la composizione della dieta (e l’assunzione di colesterolo con questa), contribuiscono in maniera consolidata.

Le modificazioni nell’ecosistema microbico intestinale indotte da fattori esterni possono causare cambiamenti radicali nella relazione simbiotica tra il microbiota e l’ospite, e quindi contribuire all’infiammazione di basso grado che è costitutiva delle malattie metaboliche. Di conseguenza, queste modifiche possono rappresentare una parte sostanziale della variazione dei lipidi plasmatici, compresi i livelli di colesterolo. A questo proposito, i fattori ambientali e lo stile di stile di vita possono rappresentare fino all’80% delle fluttuazioni complementari del colesterolo. Inoltre, lo sviluppo dell’aterosclerosi e la regolazione dei livelli plasmatici di TC e LDL-C sono anche strettamente collegati al consumo di acidi grassi, carboidrati e fibre alimentari, alcool, nonché all’obesità, all’uso di tabacco e al livello di attività fisica. La maggior parte di questi fattori di rischio CV sono correlati a cambiamenti significativi nel microbiota intestinale. Il microbiota, ovvero la nostra flora batterica intestinale, mantiene la nostra salute e questo sembra plausibile dopo 65 milioni di anni di convivenza sin dai primi ominidi. È facile aspettarsi che quello che si introduce con la dieta possa avere un impatto diretto o indiretto sul nostro metabolismo, per mediazione del microbiota.

Sempre più evidenze scientifiche hanno provato che molte condizioni cliniche si associano a disbiosi, ovvero sbilanciamenti di quantità ma più spesso di composizione del microbiota. Quando l’ipercolesterolemia coesiste con obesità, ipertensione e intolleranza al glucosio, si dovrebbe tenere conto del fatto che molteplici meccanismi possono contribuire alla regolazione della colesterolemia, compresi i percorsi attraverso i quali queste patologie sono associate collettivamente (sindrome metabolica) o individualmente con disbiosi. C’è voluto molto tempo per capire se fosse la disbiosi a causare alterazioni del colesterolo del sangue o viceversa. E sebbene la maggior parte dei dati dice che sono i fattori esterni a modificare il microbiota e poi i livelli di colesterolo, in certi casi può essere vero anche il contrario. Una malattia può modificare il microbiota intestinale e, al contrario, il microbiota intestinale può innescare o aggravare una condizione. Inoltre, la distribuzione delle specie batteriche non è omogenea lungo il tratto digestivo e il microbiota fecale riflette principalmente le specie del colon. Non tiene cioè conto di tutto il microbiota dell’intestino tenue, dove avviene invece il vero rimaneggiamento dei grassi e del colesterolo alimentari.

Tramite la dieta il microbiota, perciò, può mantenersi bilanciato o subire alterazioni di composizione. Queste ultime non sono inerti: ogni specie batterica ha alcuni aspetti di un metabolismo unico: questo vuol dire che anche la composizione delle sostanze prodotte dai batteri nell’intestino subisce cambiamenti. Il microbiota è responsabile della produzione di alcune vitamine del gruppo B e della vitamina K. Produce inoltre acidi biliari secondari, alcuni derivati trasformati degli ormoni steroidei, acidi grassi a catena corta e sostanze azotate, fra cui neurotrasmettitori come serotonina e GABA. Gli acidi grassi a catena corta (es. acidi propionico, butirrico, valerico, cc.) sono benefici perché regolano il metabolismo dei carboidrati e dei grassi attraverso recettori. Agendo su quelli del fegato e del pancreas possono stabilizzare la produzione dei trigliceridi e di colesterolo, evitando alterazioni della glicemia fuori pasto. Ma una delle sostanze azotate prodotte dal microbiota, la trimetil-ammina ossido (TMAO), in una dieta povera di fibre e ricca di carni e grassi, è stata invece associata positivamente a rischio cardiovascolare. Da qui le raccomandazioni alimentari degli esperti che insistono sull’evitare un consumo quotidiano di carne, ma costantemente ricco invece di frutta e verdura.

Se si vuole intervenire sul colesterolo attraverso farmaci, questo lo si rimette al giudizio del proprio medico. Ma bisogna sapere che anche la composizione del microbiota pregiudica l’effetto di tali farmaci. È stato dimostrato che questo effetto deriva da modifiche delle proprietà farmacocinetiche o farmacodinamiche, o dall’effetto sinergico o antagonistico del microbiota nei confronti dei farmaci. Di fatto, l’impatto del microbiota sui farmaci non è limitato all’assunzione di farmaci per via orale, poiché gli studi hanno dimostrato modifiche nell’efficacia dei farmaci biologici (che vanno endovena o intramuscolo). Nel caso dei farmaci per abbassare il colesterolo, si sa che nel 20% dei casi trattati le statine non hanno effetto ed anzi possono fare più danno che altro. Da qui, il seguito si capisce da sé: è necessario ripulire l’intestino dalle scorie e ribilanciare il microbiota perché si possa abbassare il colesterolo tramite dieta o farmaci, o qualunque strategia si cerchi di attuare. Questo deve partire innanzitutto attraverso un radical aggiustamento della dieta. Ciò vuol dire totale bandimento degli alimenti elaborati e dieta a base di verdure miste, frutta fresca e legumi. I carboidrati possono provenire da pasta e riso integrali; e comunque non vanno mai consumati nei pasti serali.

L’integrazione alimentare di yogurt, kefir ed altri alimenti o integratori probiotici non è affatto scoraggiata; anzi, è fortemente raccomandata fuori pasto e per periodi di tempo non inferiori al mese. E comunque, con problemi di colesterolo alto, se si desidera consumare pane e formaggi è conveniente consumarli sempre e pranzo e mai a cena. Diventa inutile prendere la statina a cena, se il carico di carboidrati durante la notte è pronto ad essere trasformato in colesterolo e trigliceridi. È lo stesso discorso del diabetico che confida nell’insulina o nella pillola, e non bada a ciò che mangia a tavola perché si sente al sicuro con i farmaci. Diventa come voler spegnere un palazzo in fiamme con una serie di estintori messi in fila.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD; specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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