Aldosterone: l’ormone che dalla diuresi passa al controllo di obesità e rischio cardiologico

Le malattie cardiovascolari (CVD) sono la prima causa di morbilità e mortalità in tutto il mondo. Uno dei suoi fattori di rischio è l’obesità, un problema crescente con proporzioni epidemiche nei paesi occidentali e non occidentali. È interessante notare che non tutti gli individui obesi sviluppano complicanze metaboliche o cardiovascolari, con circa il 20-30% della popolazione obesa “metabolicamente sana”. Ciò illustra la complessità dei meccanismi fisiopatologici che collegano l’obesità ai CVD. Tra gli altri fattori, l’attivazione associata all’obesità del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS), in particolare l’iperaldosteronismo, potrebbe contribuire alla CVD negli individui obesi. Lo sviluppo di obesità e iperaldosteronismo è strettamente collegato. L’ormone leptina contribuisce ulteriormente al problema stimolando direttamente la produzione di aldosterone da parte delle ghiandole surrenali.

Infine, il tessuto adiposo stesso produce aldosterone. L’aldosterone a sua volta favorisce la maturazione e la differenziazione disfunzionale degli adipociti attraverso il recettore mineralcorticoide, portando all’espansione locale della massa grassa, a una maggiore produzione di adipokine e all’insulino-resistenza, determinando un circolo vizioso disadattivo. Nella popolazione generale, le concentrazioni di aldosterone sono associate al diabete di tipo 2, all’uso di statine e alla sindrome metabolica e predicono eventi cardiovascolari futuri. I modelli preclinici che studiano i meccanismi attraverso i quali l’aldosterone contribuisce alla disfunzione cardiometabolica mostrano che l’aldosterone è causalmente legato all’insulino-resistenza, alla fibrosi cardiaca e vascolare, nonché all’infiammazione e all’aterosclerosi.

Un ultimo studio fornisce una valutazione completa dell’associazione della concentrazione di aldosterone con infiammazione, disregolazione metabolica e aterosclerosi in una coorte ben caratterizzata di oltre 300 individui in sovrappeso e obesi. Sulla base di precedenti ricerche precliniche, gli scienziati hanno ipotizzato che l’aldosterone induca infiammazione sistemica e attivazione delle cellule immunitarie circolanti e quindi contribuisca allo sviluppo della disregolazione vasculometabolica nell’obesità. Sebbene l’aldosterone abbia mostrato una forte associazione con i numeri dei leucociti, non era associato a markers infiammatori sistemici, né alla capacità di produzione di citochine delle cellule immunitarie circolanti. Pertanto, si pensa che gli individui non-obesi, l’aldosterone non è un fattore trainante dell’infiammazione sistemica e dell’attivazione del sistema immunitario.

Gli scienziati tuttavia rivelano specifiche associazioni di aldosterone solo con particelle VLDL, metabolismo dell’acido linoleico e dell’acido urico, che forniscono nuovi indizi sugli effetti patogeni dell’aldosterone nell’obesità. La renina, tuttavia, era associata alla citochina infiammatoria IL-6, una citochina causalmente correlata all’aterogenesi e alla CVD. Di interesse, è stata osservata un’associazione di tendenza tra le concentrazioni di aldosterone e VEGF-A, un fattore di crescita che guida la costruzione di nuovi vasi sanguigni. Sebbene il suo ruolo nella CVD sia inconcludente, è stato suggerito che il VEGF-A aumenti i movimenti dei globuli bianchi verso i siti infiammati (chemiotassi) e l’insorgenza dei capillari nelle placche aterosclerotiche. Recentemente, VEGF-A ha dimostrato di indurre direttamente la sintesi di aldosterone nelle cellule surrenali.

Per l’aldosterone, un approccio lipidomico ha indicato che le particelle VLDL grandi ed extra-large hanno contribuito in modo significativo all’associazione osservata con i trigliceridi. La VLDL, una particella residua ricca di trigliceridi, è stata collegata in modo convincente al CVD. È interessante notare che una quantità crescente di dati in vitro suggerisce che VLDL può attivare la produzione di aldosterone nelle ghiandole surrenali, suggerendo che l’iperaldosteronismo deriva da, piuttosto che causi, trigliceridi alti. Gli scienziati ritengono che un’ulteriore spiegazione di questi meccanismi potrebbe contribuire allo sviluppo di strategie farmacologiche personalizzate per pazienti obesi con aumentato rischio cardiovascolare.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2472 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it