Le proprietà del gelso: foglie e frutti a disposizione per contrastare il diabete a tavola

ll frutto del gelso bianco (Morus alba L.) è ampiamente usato nella medicina tradizionale cinese per il trattamento di diabete mellito, vertigini, tinnito, insonnia e ingrigimento precoce, così come agente protettivo di fegato e reni. Diversi studi hanno dimostrato che gli estratti acquosi di corteccia di radici, foglie e rami di gelso, che sono noti per contenere polifenoli e polisaccaridi, presentano attività ipoglicemizzante e riducente sui trigliceridi. La componente antiossidante e dei fitosteroli protegge dall’aterosclerosi, come stato provato numerose volte su animali da esperimento. La corteccia della radice del gelso “Sohaku-hi” è usata in alcune formulazioni della medicina orientale giapponese. Il gelso utilizzato nella medicina tradizionale cinese come rimedio nella patologia diabetica, contiene sostanze zucchero-mimetiche in grado di diminuire l’assorbimento del glucosio. La foglia di gelso contiene invero una forma di glucosio azotato chiamato deossi-nojirimicina, che riduce notevolmente la trasformazione dei carboidrati in glucosio perché inibisce l’alfa-glucosidasi intestinale, e rallenta così il passaggio degli zuccheri nel sangue.

Diversi test clinici hanno dimostrato che gli estratti di foglie di gelso stabilizzano efficacemente il tasso di glicemia. A parte la deossi-nojirimicina, le foglie contengono un polifenolo chiamato glico-quercetina, che interferisce con l’alfa-glucosidasi ed è anche un potente scavenger dei radicali ossidanti. Ma non solo le foglie hanno questa proprietà. Anche i frutti di gelso possono aiutare a controllare al glicemia. Essi sono ricchi di polifenoli come luteolina e resveratrolo (quelli bianchi) o antocianine, quercitina, rutina, acidi gallici e clorogenici (quelli neri), che si trovano anche in altri frutti di bosco come i mirtilli o le more. Queste sostanze apportano un notevole potere antiossidante, protettore dei vasi sanguigni, regolarizzante della glicemia e del metabolismo renale e del fegato. Recentemente, inoltre, gli studi sugli animali da esperimento hanno fatto vedere che l’assunzione di estratto di gelsi da frutto o foglie esercita effetti anche sul sistema nervoso. Questo è pienamente sfruttabile nelle complicanze vascolari cerebrali in casi di diabete, che la clinica ha cominciato a confermare arrendendosi alle evidenze.

Tradizionalmente, infatti, le classiche complicanze croniche del diabete erano considerate unicamente le renali (nefropatia), le vascolari (arteriopatia), quelle visive (retinopatia) e quelle cardiache (patologia coronarica). Sempre più dati indicano, invece, che il declino cognitivo associato al diabete inveterato è dipendente dalle stesse alterazioni metaboliche che causano danni a livello periferico. Studi pubblicati qualche anno fa hanno provato che l’estratto di gelso è un attivatore dei circuiti colinergici cerebrali (dipendenti dall’aceti-colina), quelli che tradizionalmente vengono associati alla comparsa della demenza tipo-Alzheimer. L’assunzione cronica dei principi attivi del gelso bianco nei ratti provoca l’attivazione delle vie cellulari connesse al fattore di crescita nervoso scoperto da Rita Levi Montalcini (NGF-TrkB), proteggendo questi animali dall’amnesia indotta sperimentalmente dalla somministrazione di scopolamina (un farmaco antagonista dell’acetil-colina). Le vie cellulari attivate dall’estratto sono identiche a quelle evocate dall’attivazione del recettore stesso dell’NGF (vie PI3K-Akt e fattore nucleare CREB).

Questo fa dell’estratto di gelsi (e dei frutti stessi, ovviamente) un potenziale aiuto nel contrastare alcuni aspetti delle complicanze organiche associate al diabete. A livello periferico, l’estratto di gelsi è un’attivatore della proteina cellulare AMPK-alfa, la stessa che è attivata dalla metformina, il classico farmaco ipoglicemizzante usato sai diabetici per gestire la loro glicemia. Per curiosità si cita che anche l’estratto di corteccia di radice di gelso bianco ha proprietà antidiabetiche. Esso contiene dei polifenoli complessi (mulberrofurani, kuwanoni, morusalisine, ecc.) che agiscono da inibitori dell’enzima PTP-1B, lo stesso che disattiva le funzioni del recettore insulinico. Mentre è più facile trovare gli estratti di foglie e frutti, l’estratto di corteccia della radice deve essere appositamente preparato. Nell’area mediterranea, il periodo di raccolta dei frutti spazia mediamente da fine giugno a fine luglio. Per cui con un po’ di fortuna è possibile approfittare della raccolta di questi frutti in aperta campagna e sfruttarne i vantaggi (per chi è affetto da diabete) o il gusto per chi è un estimatore di sapori.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD; specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2449 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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