Più peso e meno flusso: come l’obesità potrebbe predisporre all’Alzheimer

Quando il peso di una persona aumenta, tutte le regioni del cervello diminuiscono di attività e flusso sanguigno, secondo un nuovo studio di imaging cerebrale nel Journal of Alzheimer’s Disease. In uno dei più grandi studi che collegano l’obesità alla disfunzione cerebrale, gli scienziati hanno analizzato oltre 35.000 scansioni di neuroimaging funzionale utilizzando la tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo (SPECT) da oltre 17.000 individui per misurare il flusso sanguigno e l’attività cerebrale.  La SPECT utilizza radio-isotopi legati a farmaci neurospecifici per valutare il flusso sanguigno del cervello e indirettamente l’attività metabolica. HMPAO ed ECD sono due radiofarmaci approvati dalla FDA comunemente disponibili; entrambi forniscono immagini del flusso sanguigno cerebrale regionale in cui il paziente agisce come suo controllo.

Una normale scansione SPECT mostra una perfusione completa, uniforme e simmetrica, con la perfusione più intensa nel cervelletto con HMPAO e nei lobi occipitali con ECD. Un flusso sanguigno cerebrale basso è il primo indicatore di imaging cerebrale che una persona svilupperà la malattia di Alzheimer.  È anche associato a depressione, ADHD, disturbo bipolare, schizofrenia, lesioni cerebrali traumatiche, dipendenza, suicidio e altre condizioni. Modelli sorprendenti di flusso sanguigno progressivamente ridotto sono stati trovati praticamente in tutte le regioni del cervello tra le categorie di sottopeso, peso normale, sovrappeso, obesità e obesità patologica. Questi sono stati notati sia con i partecipanti in stato di riposo che durante l’esecuzione di un compito di concentrazione.

In particolare, le aree cerebrali note per essere vulnerabili al morbo di Alzheimer, i lobi temporali e parietali, l’ippocampo, il giro cingolato posteriore e il precuneo, hanno mostrato di avere un flusso sanguigno ridotto lungo lo spettro della classificazione del peso dal peso normale al sovrappeso, obeso e patologicamente obesi. L’obesità franca o patologica può contribuire a promuovere la perdita di cellule cerebrali in diversi modi. Uno di questi potrebbe essere diretto: il tessuto adiposo possiede i propri vasi sanguigni, in particolare il grasso viscerale. E la costruzione di nuovi vasi sanguigni e capillari (neo-angiogenesi) si mantiene finché il tessuto adiposo continua a crescere. Quindi l’effetto sembra essere puramente fisico: un minore flusso sanguigno nel cervello porta meno ossigeno e sostanze nutritive che manterranno le cellule cerebrali sane.

Considerando le ultime statistiche che mostrano che il 72% degli americani è in sovrappeso di cui il 42% è obeso, questa è una notizia dolorosa per la salute mentale e cognitiva degli americani. Daniel G. Amen, MD, autore principale dello studio e fondatore di Amen Clinics, una delle principali cliniche di salute mentale incentrate sullo studio del cervello negli Stati Uniti, ha dichiarato: “Questo studio mostra che essere in sovrappeso o obesi influisce seriamente sull’attività cerebrale e aumenta il rischio per la malattia di Alzheimer e per molte altre condizioni psichiatriche e cognitive. Una delle lezioni più importanti che abbiamo imparato in 30 anni di esecuzione di studi di imaging cerebrale funzionale è che il cervello può essere migliorato quando lo metti in un ambiente curativo adottando abitudini sane, come una dieta intelligente e un regolare esercizio fisico”.

Il dottor Amen e i suoi colleghi usano la SPECT per comprendere i processi cerebrali fondamentali e come si relazionano ai cambiamenti del corpo. Nelle sue ultime pubblicazioni ha mostrato che i modelli di flusso sanguigno cerebrale regionale in funzione dell’età nel corso della vita. Nel corso della vita, le variazioni della perfusione sembrano apparire già durante l’infanzia, andando per l’adolescenza fino alla tarda età. Negli anni ha osservato un aumento dell’invecchiamento cerebrale nell’uso di alcol, cannabis, ansia, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo da deficit di attenzione / iperattività e negli uomini più che nelle donne. È stato anche in grado di dimostrare che queste alterazioni cerebrali possono predire se una sindrome depressiva sarà sensibile o resistente ai farmaci.

Pertanto, il team del Dr. Amen pensa che le variazioni di peso siano in parte responsabili dell’ondata “epidemica” di declino cognitivo precoce che sembra avanzare nella popolazione.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Amen DG et al. J Alzheimers Dis. 2018; 65(4):1087-1092.

Amen DG et al. J Alzheimers Dis. 2018; 63(2):529-538. 

Amen DG et al. J Alzheimers Dis. 2017; 60(2):605-614. 

Amen DG et al. PLoS One. 2015 Jul 1; 10(7):e0129659.

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2445 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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