HomePREVENZIONE & SALUTEEsercizio fisico e salute mentale: tante prove decennali a sostegno

Esercizio fisico e salute mentale: tante prove decennali a sostegno

L’attività fisica è stata associata alla riduzione di un numero di svariati disturbi fisici e mentali. Vi sono ora ampie prove che l’attività fisica diminuisce l’incidenza delle malattie cardiovascolari, del cancro al seno e del colon e dell’obesità, ma anche malattie come l’Alzheimer, la depressione e l’ansia. La nutrizione è stata classicamente percepita come un mezzo per fornire energia e materiali da costruzione al corpo. Tuttavia, la sua capacità di prevenire e proteggere dalle malattie sta iniziando a essere riconosciuta. La nutrizione e l’esercizio sono quindi usati come interventi per invertire questi possibili effetti negativi sulla salute.

Dati recenti indicano che non solo la salute generale, ma anche il funzionamento del cervello, sono influenzati attraverso l’esercizio e gli interventi nutrizionali. Vi sono forti indicazioni del fatto che i bambini stanno diventando sempre più sedentari e inadatti e che questi fattori legati allo stile di vita sono correlati a un’insorgenza più precoce di diverse malattie croniche come il diabete di tipo 2 e l’obesità. Diversi studi trasversali e longitudinali hanno fornito prove di un’associazione tra sovrappeso e scarso rendimento scolastico. Il fitness aerobico è stato anche direttamente collegato alla cognitività e al rendimento scolastico. 

Dialogo fra dieta ed esercizio fisico

La nutrizione può anche influenzare in modo sostanziale lo sviluppo e la salute della struttura e della funzione del cervello. La nutrizione fornisce gli elementi costitutivi del cervello per creare e mantenere connessioni, il che è fondamentale per migliorare la cognizione e le prestazioni accademiche. I fattori dietetici hanno un’azione ampia e positiva sulla funzione neuronale e sulla plasticità. Ad esempio, gli acidi grassi omega-3 forniscono substrato da costruzione al cervello (mielina). Sono essenziali per supportare gli eventi di segnalazione intercellulare e quindi influenzano positivamente la funzione sinaptica. Tuttavia, le diete ricche di zuccheri, grassi saturi o ad alto contenuto di calorie sono considerate deleterie per la funzione neurale, poiché agiscono per elevare i livelli di stress ossidativo e ridurre la plasticità sinaptica e le funzioni cognitive.

La funzione cerebrale dipende certamente da un’alimentazione adeguata e le variazioni a breve termine della quantità e della composizione dell’assunzione di nutrienti in individui sani influenzano le misure della funzione cognitiva. È stato dimostrato che l’esercizio interagisce con gli interventi dietetici, aumentando gli effetti positivi sul funzionamento del cervello e diminuendo gli effetti non salutari di una dieta ricca di grassi. Nel caso delle prestazioni scolastiche, gli studi più recenti hanno confermato che il saltare la colazione prima delle lezioni mattutine si associa non solo a minore performance cognitiva, ma anche a peggiore controllo del peso corporeo. L’evidenza complessiva sembra indicare che le strategie combinate basate sull’esercizio fisico e sulla gestione alimentare possono trarre il massimo beneficio dalla promozione della salute nervosa.

Nutrizione ed esercizio fisico: i polifenoli

Di recente è cresciuto l’interesse, supportato da numerosi studi epidemiologici e sperimentali, sui possibili effetti benefici dei polifenoli sulla salute del cervello. I polifenoli sono abbondanti micronutrienti negli alimenti derivati ​​dalle piante e sono potenti antiossidanti. Frutta e bevande come tè, vino rosso, cacao e caffè sono le principali fonti alimentari di polifenoli. È stato riportato che i polifenoli esercitano le loro azioni neuro-protettive attraverso il potenziale di proteggere i neuroni dalle lesioni indotte dalle neurotossine, di sopprimere la neuro-infiammazione e di promuovere la memoria, l’apprendimento e la funzione cognitiva. Nonostante i significativi progressi nella comprensione della biologia dei polifenoli, sono ancora erroneamente considerati semplicemente come agenti antiossidanti.

Prove crescenti suggeriscono che i flavonoidi esercitano effetti sulla capacità mnemonica duratura (LTP) e, di conseguenza, sulla memoria e sulle prestazioni cognitive, attraverso le loro interazioni con queste vie di segnalazione. Di particolare interesse è la capacità dei flavonoidi di attivare vie di segnale cellulare denominate ERK/MAPK e PI3K/Akt, portando all’attivazione di CREB, un fattore di trascrizione che aumenta l’espressione di neurotrofine importanti nella LTP e in altre forme di memoria. Un altro bersaglio cellulare che sembra condizionato dai polifenoli è il sensore cellulare Nrf-2, un fattore di trascrizione allo stato di quiete (off) quando associato al suo inibitore Keap-1. I polifenoli ed altri agenti naturali consentono la rimozione dell’inibitore; Nrf-2, così, entra nel nucleo cellulare per indurre l’espressione di proteine ed enzimi antiossidanti (SOD2, GPX1, TxR1, ecc.), la cui presenza rimuove l’infiammazione cellulare e stabilizza le sinapsi delle cellule nervose.

I polifenoli sono stati associati a un ridotto rischio di sviluppare demenza, una migliore performance cognitiva nel normale invecchiamento e una migliore evoluzione cognitiva. Letenneur et al. ha condotto uno studio prospettico di coorte su un periodo di 10 anni tra soggetti di età pari o superiore a 65 anni per studiare la relazione tra antiossidanti, declino cognitivo e demenza. Un totale di 1.640 soggetti esenti da demenza al basale nel 1990 e con valutazioni dietetiche affidabili sono stati riesaminati quattro volte nell’arco di un periodo di 10 anni. Dopo 10 anni di follow-up, i soggetti con il più basso apporto di flavonoidi avevano prestazioni significativamente peggiori nei test psicometrici, anche dopo aggiustamento per molti altri potenziali fattori confondenti. In uno studio trasversale, Nurk et al. hanno esaminato il rapporto tra l’assunzione di tre alimenti comuni che contengono flavonoidi (cioccolato, vino e thè) e prestazioni cognitive.

Più di 2.000 partecipanti (di età compresa tra i 70 e i 74 anni, il 55% donne) reclutati dallo studio Hordaland Health Study in Norvegia sono stati sottoposti a test cognitivi. I partecipanti che hanno consumato cioccolato, vino o thè verde hanno significativamente migliorato i punteggi dei test e una minore prevalenza di scarso rendimento cognitivo, rispetto a quelli che non lo hanno fatto. Svariati studi pubblicati fra il 2010 ed il 2017 da team di ricercatori cinesi, coreani e giapponesi hanno confermato che il consumo costante di thè verde e nero fra la popolazione, si è sempre associato ad una migliore performance cognitiva, una migliore memoria di richiamo e salute generale. I flavonodi e le catechine di questi alimenti, infatti, oltre ad essere antiossidanti hanno azione anti-infiammatoria per diretto condizionamento di vie cellulari specifiche (IL2R-JAK-STAT-NFkB) coinvolte nella elaborazione di mediatori infiammatori.

Esercizio e struttura del cervello

Prove da studi trasversali hanno costantemente mostrato declini lineari legati all’età in funzioni cognitive come velocità di elaborazione, memoria a breve termine, memoria di lavoro e memoria a lungo termine. I decrementi correlati all’età nella cognizione sono stati associati a cambiamenti nella struttura e nella funzione del cervello e l’attività fisica potrebbe svolgere un ruolo centrale nel miglioramento delle perdite cognitive associate all’età. Uno studio recente ha dimostrato che la struttura del cervello, in particolare il volume dell’ippocampo (un’area cerebrale molto importante nell’apprendimento e nella memoria), è maggiore nei bambini fisicamente idonei rispetto ai bambini non fisicamente idonei per età. La morfologia del cervello risponde a stimoli specifici durante la vita. La plasticità del cervello esiste non solo nei bambini, ma a tutte le età. Raji et al. ha usato la risonanza magnetica funzionale per valutare l’atrofia del volume della materia grigia e bianca in 94 anziani (età media 77 anni). I risultati hanno mostrato che l’indice di massa corporea, l’insulina a digiuno e il diabete di tipo 2 erano fortemente associati all’atrofia delle regioni frontali, temporali e sottocorticali del cervello.

Questi dati indicano che il sovrappeso e l’obesità possono essere associati a marcate diminuzioni del volume cerebrale (ipotrofia) e fornire una maggiore comprensione delle cause alla base dei cambiamenti correlati all’obesità nella disfunzione cognitiva. Sempre più dati sembrano confermare che l’effetto di riduzione dipenda dalle citochine infiammatorie derivate dalle scelte di vita (alimentazione elaborata, fumo di sigaretta, abuso di alcolici, ecc.). L’esercizio fisico può ancora influenzare la morfologia del cervello in età avanzata. I volumi del lobo temporale ippocampale e mediale sono maggiori negli adulti altamente allenati e l’allenamento dell’attività fisica aumenta la perfusione ippocampale. Erickson et al. ha mostrato, in uno studio randomizzato controllato di 1 anno con 120 anziani (età compresa tra 55 e 80 anni), che l’allenamento aerobico ha aumentato le dimensioni dell’ippocampo anteriore, portando a miglioramenti nella memoria spaziale. L’esercizio fisico ha aumentato il volume dell’ippocampo del 2%, invertendo efficacemente le perdite legate all’età in volume di 1-2 anni. Il volume dell’ippocampo era declinato, invece, nel gruppo di controllo.

Pertanto, non è mai troppo tardi per stare al passo con il nostro cervello!

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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