Lotta al cancro: i FANS possono essere usati come preventivi o come antitumorali?

L’infiammazione è fortemente correlata al cancro e svolge un ruolo chiave nello sviluppo e nella progressione del tumore. È ormai chiaro che l’infiammazione protratta (flogosi cronica) promuove la cancerogenesi inducendo proliferazione, angiogenesi e metastasi e riducendo la risposta al sistema immunitario e agli agenti chemioterapici. Un microambiente ricco di cellule infiammatorie, fattori di crescita e agenti che promuovono il danno al DNA contribuisce alla proliferazione e alla sopravvivenza cellulare, promuovendo quindi il rischio di neoplasia. Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato una forte correlazione tra infiammazione e cancro. Alla loro genesi, le cellule tumorali sono simili alle cellule infiammatorie poiché esprimono citochine, chemochine e loro recettori. La risposta infiammatoria è autolimitante e la sua durata è regolata da più molecole con una duplice attività sia pro infiammatoria che antinfiammatoria. Se la risposta infiammatoria dura troppo a lungo potrebbe spostarsi verso un’infiammazione cronica, caratterizzata dalla presenza di linfociti e macrofagi con morfologia anomala che secernono continuamente fattori di crescita e citochine.

La produzione persistente di mediatori infiammatori può portare a danni ai tessuti e al DNA, generando un microambiente che promuove la proliferazione cellulare e predispone al cancro. Diversi studi epidemiologici e clinici hanno dimostrato una correlazione positiva tra infiammazione e cancro. Ad esempio, la colite ulcerosa e il morbo di Crohn possono aumentare il rischio di neoplasia e questo processo è, d’altro canto, ridotto dall’uso di agenti antinfiammatori per la colite. Inoltre, l’infiammazione è spesso indotta da agenti microbici o irritanti chimici; infatti, l’infezione da Helicobacter pylori o i virus dell’epatite B e C possono predisporre al cancro. Il passaggio da cellule iniziate a cellule maligne richiede molti eventi genetici ed epigenetici legati anche all’infiammazione cronica. L’infiammazione cronica è caratterizzata da una continua lesione dei tessuti e del DNA che porta ad un accumulo di mutazioni. Le cellule mutate sono in grado di generare un microambiente infiammatorio tumorale ricco di macrofagi, neutrofili, eosinofili, cellule dendritiche, mastociti e linfociti che svolgono un ruolo chiave nei tumori associati all’infiammazione.

Citochine e fattori di crescita giocano sicuramente un ruolo nell’iniziazione del fenomeno tumorale, ma ci sono molecole molto più semplici che contribuiscono più direttamente. Esse sono le prostaglandine, prodotte dal metabolismo degli acidi grassi insaturi come l’acido arachidonico. L’infiammazione cronica attiva l’espressione dell’enzima ciclo-ossigenasi 2 (COX2) e le prostaglandine mediano risposte come infiammazione, dolore e febbre, fra le altre cose. Questo enzima è regolato dalla proteina nucleare NF-kB ed un altro aspetto dell’infiammazione è regolato dalla produzione di capillari sanguigni (neo-angiogenesi). Ma allora, se l’infiammazione promuove il rischio tumorale e l’ambiente infiammatorio aiuta la vitalità dello stesso tumore, gli antinfiammatori possono essere usati come preventivi dei tumori o addirittura come farmaci anticancro? Gli scienziati pensano che poiché l’infiammazione può predisporre al tumore, prendere di mira molecole come COX-2, NF-kB e VEGF, potrebbe rappresentare una buona strategia per la prevenzione e la terapia del cancro. Per adesso siamo allo stadio preventivo.

In passato, diversi studi clinici hanno dimostrato che i FANS hanno un’attività antitumorale e il loro uso a lungo termine ha ridotto l’incidenza di tumori del colon-retto, dell’esofago, della mammella e del polmone. I FANS hanno mostrato tossicità ed effetti non specifici inferiori a quelli indotti dalla chemioterapia convenzionale e sono stati in grado di inibire la progressione del tumore interferendo con l’infiammazione del tumore. I dati epidemiologici hanno mostrato che l’incidenza e la mortalità per i pazienti con cancro del colon-retto e del polmone che hanno usato i FANS era inferiore rispetto a quelli che non hanno usato questi farmaci. Le molecole tradizionalmente usate nella prevenzione dei pazienti a forte rischio tumorale sono l’aspirina, il celecoxib ed il sulindac. Sono stati usati nella prevenzione dei tumori gastro-intestinali, mammari e polmonari, anche se nel caso di aspirina-carcinoma mammario i dati sono controversi. Altri FANS, come ibuprofene e piroxicam, sono stati in grado di ridurre il rischio di cancro al seno e al colon-retto mostrando una correlazione significativa tra uso di antinfiammatori e minore incidenza del cancro.

Particolare interesse nei decenni passati è stato dedicato all’assunzione di aspirina e FANS nella prevenzione dei tumori del colon-retto e delle poliposi intestinali, sia su base idiopatica che dipendenti da condizioni genetiche, come la FAP o poliposi adenomatosa familiare. I FANS potrebbero rappresentare dei candidati ottimali per la terapia del cancro, purtroppo gli effetti collaterali significativi dei FANS ne limitano l’uso. In particolare, una meta-analisi che ha incluso 300.000 partecipanti con cancro alla prostata, al seno, ai polmoni e al colon-retto da 16 studi ha suggerito il potenziale dei FANS per ridurre le metastasi a distanza in diversi tipi di cancro. Tra i FANS, sono stati sviluppati agenti antinfiammatori con attività più specifica contro COX-2 per ridurre gli effetti avversi. Studi clinici hanno dimostrato che i pazienti con FAP che hanno utilizzato un inibitore della COX-2 specifico come il celecoxib, hanno mostrato una regressione degli adenomi esistenti. Sebbene questi siano risultati promettenti, l’uso di celecoxib rimane controverso, perché molti studi non hanno supportato i suoi effetti antitumorali per i suoi effetti avversi.

Sicuramente gli effetti di una chemioterapia interamente a base di FANS non avrebbe la stessa tossicità sistemica di una chemio a base di veri farmaci antitumorali. Ma è il principio di specificità che fa dubitare che gli inibitori della COX-2 verranno mai usati nella lotta ai tumori. Nonostante la tossicità dei coxibs e di altri farmaci molto selettivi sia minore dei FANS tradizionali, bisognerebbe costruire un antinfiammatorio talmente specifico da non provocare virtualmente interazione con altri bersagli cellulari. Eppure, la COX-2 è un enzima che serve regolarmente a certe funzioni nervose e di altri organi interni, tra cui i reni. La nefropatia da analgesici che può provocare insufficienza renale, è tristemente famosa. Per cui è verosimile che i FANS restino efficaci nella prevenzione oncologica più che nel campo terapeutico vero e proprio.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2443 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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