Nutrizione a tavola: è utile consumare la soia per gestire l’artrosi?

Con l’invecchiamento della popolazione e un ritmo di vita accelerato, l’incidenza di osteoartrosi (OAS) è aumentata non solo in modo significativo nelle persone di età >60 anni, ma anche nella popolazione più giovane. Pertanto, la prevenzione e il trattamento dell’OAS hanno attirato maggiore attenzione in tutto il mondo. A parte il notevole uso di analgesici ed antinfiammatori come FANS, steroidi ed in certi casi anche farmaci oppioidi, c’è un accresciuto interesse verso ritrovati naturali che possano dare sollievo della sintomatologia dolorosa, senza il carico di effetti collaterali tipici dei primi. Anche la ricerca scientifica ha studiato e continua a studiare estratti naturali o principi attivi purificati, per sondare il loro effetto analgesico. Approcci terapeutici alternativi e complementari, come l’uso di un’ampia gamma di manipolazioni erboristiche, nutrizionali e fisiche, stanno diventando popolari. E la soia può essere utile? Non ci sono studi clinici sugli effetti della soia alimentare sulla progressione dell’artrosi nell’uomo. Sono però stati pubblicati decine e decine di articoli sull’effetto del principio attivo noto come genisteina.

Questo polifenolo è il maggiore principio attivo di questo alimento. Appartiene alla classe degli isoflavoni ed è stato originariamente studiato per le sue attività simil-ormonali. Esso sembra possedere, infatti, attività cellulari dipendenti dai recettori per gli ormoni estrogeni. Per questo motivo è stato intensamente studiato per testare la sua efficacia nella sindrome pre-menopausale e nella menopausa conclamata. Sono, invero, presenti in commercio decine di preparazioni a base di estratti di soia che vengono proposti come integratori da utilizzare per gestire i sintomi della menopausa. Precedenti studi hanno riportato che la genisteina non solo ripristina le strutture istologiche della cartilagine, ma corregge anche la sintesi anormale della matrice cartilaginea causata da carenze di estrogeni. Nonostante questi risultati, i meccanismi di azione alla base della genisteina sui condrociti devono ancora essere chiariti. Gli ultimi studi al riguardo, provano che la genisteina è efficace nel contrastare la morte celle cellule cartilaginee (condrociti) in un modello sperimentale di osteoartrosi, ripromuovendo la sintesi del collagene.

Sembra che i suoi effetti, però, siano indipendenti dai classici recettori nucleari degli estrogeni. Le cellule cartilaginee, infatti, esprimono recettori estrogenici anche sulla superficie (GPR40), che hanno affinità anche per la genisteina. Ma allora, invece di assumere integratori a base di genisteina, è possibile adottare una dieta che includa quantità consistenti di questo alimento per prevenire o trattare l’osteoartrosi? La scienza non può dare risposte precise al riguardo. Esiste un solo studio pubblicato nel 2004 che ha sondato l’efficacia dell’integrazione delle proteine della soia per controllare il dolore e il disagio associati alla condizione. Non c’è alcuna menzione della genisteina nello studio. Per quella ricerca in doppio cieco, controllata con placebo, è stato reclutato un gruppo di 64 uomini e 71 donne con diagnosi di OAS o con dolore cronico alle articolazioni del ginocchio auto-riferito, non attribuito a lesioni o artrite reumatoide. I partecipanti allo studio sono stati assegnati in modo casuale a consumare 40 g di proteine della soia o di proteine ​​derivate dal latte al giorno per 3 mesi.

Il dolore, la mobilità del ginocchio e l’attività fisica complessiva sono stati valutati prima dell’inizio del trattamento e successivamente mensilmente. I livelli sierici dei marker di ricambio della cartilagine sono stati valutati al basale e alla fine dello studio. Nel complesso, le proteine della soia hanno migliorato i sintomi associati all’OAS, come la mobilità e diversi fattori associati al dolore e alla qualità della vita, rispetto alle proteine del latte. Tuttavia, questi effetti benefici erano principalmente dovuti all’azione delle proteine della soia negli uomini, piuttosto che nelle donne. I markers del metabolismo della cartilagine supportavano ulteriormente l’efficacia delle proteine della soia negli uomini, come indicato da un aumento significativo del livello sierico di IGF-I (fattore di crescita) e da una significativa diminuzione del livello sierico di YKL-40 (marker di distruzione articolare). Questo vuol dire che l’effetto della genisteina potrebbe rendersi più evidente per l’artrosi nelle donne, in virtù delle sue azioni simil-ormonali. Per l’uomo, invece, sarebbe più salutare la componente nutrizionale stessa dell’alimento.

È un’ipotesi interessante che deve essere testata con studi clinici mirati e di una certa corposità. Nel frattempo, nessuno impedisce di usare la soia come alimento a tavola o assumere integratori a base di soia per intenzioni salutistiche o contesti appropriati.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2447 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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