Tendinopatie: a parte lo sport e gli sforzi, è d’obbligo dare uno sguardo allo stile di vita

I tendini sono strutture anatomiche interposte fra ossa e muscoli, che permettono sia la stabilità che la mobilità articolare. I maggiori per dimensioni e comunque quelli più importanti sono i tendini di Achille, quelli della cuffia dei rotatori e il tendine rotuleo. I tendini deputati alla flessione di mani e piedi, invece, sono quelli più lunghi e a differenza degli altri servono non solo a trasmettere forza ma anche a calibrare la velocità di movimenti fini. I tendini possiedono sia una componente cellulare che strutturale o sostanza fondamentale. Questa è composta da fasci di collagene tipo 1 frammisti a proteoglicani idrofili in cui si infiltrano strutture microvascolari e micronervose. Le cellule maggiori dei tendini sono i tenociti, che producono la matrice extracellulare, e che si dispongono in fasci a ridosso delle fibre di collagene. Vi sono anche dei loro precursori o tenoblasti, che hanno forma diversa e possono maturare a richiesta.

I tenociti possono cambiare con l’età: da fusiformi in un tessuto giovani per appiattirsi con l’avanzare dell’età: la stessa cosa succede alle fibrille di collagene, che con l’invecchiamento diventano via via più disomogenee. In caso di tendinopatia, poi, anche l’organizzazione cellulare e di matrice cambia: le fibrille di collagene non mostrano disposizione regolare ed i tenociti diventano simili alle cellule della cartilagine. Chi conferisce la resistenza ai tendini è proprio il collagene, mentre l’elasticità è data dalla matrice e dai proteoglicani. Non tutti i tendini sono sottoposti allo stesso tipo ed intensità di sollecitazione: ed è qui che si ci si affaccia alla finestra che dà sul panorama delle tendinopatie. Questo termine oggi sostituisce quello di tendinite, che descriveva solo un dolore cronico determinato da un fenomeno infiammatorio.

Invero, numerosi processi traumatici e degenerativi possono interessare i tendini tanto nelle persone giovani che più anziane; in queste ultime si pensa che il problema sia sottostimato, poiché in genere gli anziani non consultano il medico per problemi ai tendini, riferendoli quasi esclusivamente come “artrosi legata all’età”. I tendini più vulnerabili sono considerati quello della cuffia dei rotatori, del capo lungo del bicipite, i tendini del polso, gli adduttori della coscia, il tibiale posteriore, quello achilleo e della rotula. Il 50% dei traumi su base sportiva è da riferire a sovraccarico del tendine colpito; nell’11% dei casi colpisce il tendine di Achille per chi pratica corsa e, meno frequentemente pallavolo, pallamano, football e tennis. Nel 60% di questo 11%, la tendinopatia achillea è il fenomeno più comune riscontrato.

La tendinopatia della cuffia dei rotatori è particolarmente frequente negli sportivi praticanti baseball, pallamano, lancio del giavellotto, pallavolo e tennis. Diventa più frequente con l’età: negli ultrasettantenni c’è una prevalenza media del 40% che spesso non è riconosciuta. A secondo di come si fa un esercizio fisico questo rimodella il tendine in modo diverso: l’esercizio favorisce il ricambio del collagene, quindi la densità, il diametro e la rigidità delle fibrille. Le tensioni e le compressioni, invece, condizionano i proteoglicani: la prima induce la sintesi del proteoglicano chiamato decorina, mentre le seconde inducono la produzione di un secondo tipo, l’aggrecano. L’esercizio a lungo termine, perciò, modifica la produzione di nuovo collagene e il contenuto di proteoglicani. L’adattamento dei tendini all’esercizio è più lento in stato sedentario.

Inoltre, la deformazione improvvisa (sforzo) può alterare le strutture interne del tendine creando potenziale pericolo per la salute del tendine stesso. È il motivo per cui la riabilitazione dopo un trauma deve essere graduale. Riprendere un’attività sportiva a livelli agonistici o meno quasi completi, non è mai raccomandabile o raccomandata. Le sollecitazioni ripetute su un tessuto traumatizzato non giovano alla sua stabilità, e possono indurre la comparsa di infiammazione e/o fenomeni di degenerazione. Questi possono diventare in futuro un “afferrare il coltello dal lato della lama”: la risoluzione faticosa di una flogosi o di una degenerazione tendinea può condurre all’indebolimento fino alla lacerazione. Un altro scenario è il lasciare micro-cicatrici interne che possono irrigidire (sclerosi) o far calcificare porzioni funzionali di tendine rendendo difficoltosi i movimenti.

A parte le ragioni fisiche e l’attività sportiva, che rappresentano i fattori estrinseci maggiori della comparsa di tendinopatie, esistono fattori intrinseci che possono influire negativamente sulla salute dei tendini. A parte l’età, come citato in precedenza, che modifica la cellularità e la morfologia del tessuto, il peso corporeo è un fattore che impone una maggiore sollecitazione sui tendini, soprattutto quelli necessari alla postura. Ecco perché chi è obeso è più a rischio potenziale di tendinopatia. Anche il disuso è un fattore che può indebolire nel tempo la stabilità di un tendine: ancora una volta qui ci si ricollega alla sedentarietà di chi è sovrappeso o affetto da obesità franca. Infine, ci sono alcune condizioni molto comuni che possono indebolire la struttura o il metabolismo delle cellule dei tendini.

Il primo fra tutti è il diabete, che può giocare effetti negativi sull’idratazione del tessuto tendineo e agire tramite i meccanismi di glicazione delle proteine (da iperglicemia). Questo fenomeno crea legami crociati sbagliati fra le fibrille di collagene e i complessi AGE risultanti inducono la produzione di citochine, quindi infiammazione. Al secondo posto c’è la dislipidemia; vale anche per i trigliceridi, ma l’eccesso di colesterolo sanguigno può formare depositi anche nei tendini (xantomi). Infine artropatie infiammatorie come artrite reumatoide e quella psoriasica possono provocare danni infiammatori diretti ai tendini; in caso di eventuali traumi, queste condizioni ne impediscono la guarigione.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Kendal AR, Layton T et al. Sci Rep. 2020 Sep 3; 10(1):13939. 

Tenforde AS, Rhim HC. Am J Phys Med Rehabil. 2020 Aug 31.

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Girgis B, Duarte JA. Phys Ther Sport. 2020 Aug 11; 46:30-46. 

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2450 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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