Colon irritabile: alla ricerca del metalli colpevoli rilasciati dalle protesi dentarie

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è una condizione intestinale cronica con una prevalenza globale del ~ 10% ed è caratterizzata da sintomi addominali ricorrenti come crampi, gonfiore, costipazione e / o diarrea. L’eziologia non è completamente compresa anche se sono stati proposti diversi fattori che contribuiscono, tra cui stress sociale, asse intestino-cervello disregolato, infezioni batteriche o virali passate, disbiosi intestinale e predisposizione genetica. L’IBS è considerato un disturbo funzionale dell’intestino senza lesioni strutturali rilevabili. Tuttavia, molti studi hanno dimostrato la presenza di infiammazione della mucosa di basso grado; e attivazione aberrante delle cellule T a livello microscopico e molecolare in un sottogruppo di pazienti con IBS. L’esposizione ambientale responsabile dell’IBS è stata ipotizzata molto tempo fa, ma nessuno studio coerente ha affrontato il problema. L’idea è che il rilascio persistente di tracce di cationi metallici dalle leghe dentali potrebbe provocare l’infiammazione cronica di basso grado osservata nella mucosa intestinale dell’IBS.

Per chiarire il meccanismo immunitario alla base dell’IBS, un team di scienziati si è concentrato sull’ipersensibilità ai metalli dentali, che coinvolge una reazione allergica di tipo ritardata mediata dalle cellule T. La condizione è caratterizzata da mucosite da contatto orale e infiammazione sistemica della pelle che ha una stretta relazione eziologica con pustolosi palmo-plantare, lichen planus ed eczema disidrotico. In particolare, l’ipersensibilità ai metalli è anche strettamente associata ad alcune malattie autoimmuni croniche che includono il lupus sistemico, l’artrite reumatoide e la sindrome di Sjögren. Uno studio clinico molto recente è stato condotto dagli scienziati dell’Istituto per le Bioscienze quantitative, Università di Tokyo. Sono stati arruolati un totale di 147 pazienti giapponesi e 22 controlli sani (HC). Tutti i partecipanti sono stati sottoposti allo skin test DLST per zinco, oro, nickel e palladio. La maggior parte dei controlli (68,2%) era negativa per la sensibilizzazione a qualsiasi metallo e tutti gli altri (31,8%) erano positivi per la sensibilizzazione a un solo metallo.

Al contrario, più della metà (56,5%) dei pazienti con IBS era sensibilizzata ad almeno una specie di metallo e un considerevole sottogruppo di questi pazienti (25,9%) presentava ipersensibilità a più di una specie di metallo. Due pazienti con IBS erano ipersensibili a tutte e quattro le specie metalliche esaminate. In particolare, l’incidenza complessiva della sensibilizzazione ai metalli era significativamente più alta per i pazienti con IBS rispetto ai controlli (p=0,039). A sostegno di questo risultato, una percentuale significativamente più alta di pazienti con IBS era ipersensibile allo zinco (36,4% IBS vs 0,00% controlli; p=0,028) o al nichel (39,6% IBS vs 21,1% controlli). In confronto, né fra controlli sani o persone con IBS c’era significativa reazione all’oro o al palladio.  Effettivamente questi due ultimi metalli sono abbastanza inerti e non facilmente aggredibili da acidi inorganici o organici. Questo limita il loro rilascio da strutture metalliche sottoforma di ioni. Il contrario, invece, avviene per zinco e nichel, che sono facilmente ionizzabili tanto la semplice acidità della pelle è sufficiente a provocare le reazioni all’indossare oggetti in nichel.

Non a caso, la casistica clinica afferma che la stragrande maggioranza delle persone con IBS osserva un peggioramento dei sintomi quando accede ad alimenti specifici.  E questi sono quasi sempre spesso ricchi di zinco e/o nichel, tanto che almeno due studi clinici dimostrano come una dieta a bassissimo tenore di nichel risulti benefica per lo stato intestinale di questi pazienti. Ad ulteriore riprova della correttezza della teoria, l’incidenza di individui con ipersensibilità al nichel è significativamente più alta nei pazienti con sensibilità non celiaca al grano o gluten sensitivity. Questa malattia correlata al glutine è caratterizzata da una combinazione di sintomi intestinali simili all’IBS. Pertanto, è concretamente possibile che l’esposizione cronica a cationi di zinco e nichel derivati da leghe dentali possa provocare sintomi di IBS attraverso l’attivazione delle cellule T della mucosa. E’ verosimile che anche i meccanismi siano sovrapponibili alle reazioni allergiche al nichel della pelle: nell’intestino in caso di colon irritabile, come nella pelle degli allergici vi sono popolazioni di cellule immunitarie sensibilizzate al metallo che guidano la risposta infiammatoria successiva.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2445 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it
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