Home MALATTIE MALATTIE TRASMESSE DA VETTORI Encefalite e meningoencefalite da virus Toscana

Encefalite e meningoencefalite da virus Toscana

Il virus Toscana appartiene alla famiglia Bunyaviridae e causa nell’uomo, attraverso la puntura di flebotomi, encefalite o meningoencefalite

Il virus Toscana (TOSV) prende il nome della regione in cui è stato isolato all’inizio degli anni ’70 dalla Dott.ssa Paola Verani e dai suoi collaboratori dell’Istituto Superiore di Sanità.

Si tratta di un virus non molto conosciuto, trasmesso da flebotomi (pappataci) ed associato a casi di meningite e di meningoencefalite nell’uomo, soprattutto nei mesi estivi.
I pappataci sono insetti simili a zanzare di piccole dimensioni, hanno un volo silenzioso e le loro punture sono particolarmente fastidiose ed irritanti.
Le larve non si sviluppano come per le zanzare in presenza di acqua, ma in luoghi asciutti, umidi e bui (sotto cumuli di foglie, detriti vegetali o letame).

Il virus ha causato meningite in almeno cinque regioni italiane: in alcune di esse si sono verificate delle epidemie anche in anni recenti, di norma meno gravi rispetto alle meningiti contratte in altri modi.

Il virus è presente anche in altri paesi mediterranei (Spagna, Portogallo, Francia, Croazia, Grecia, Cipro, Turchia).

Il virus si trasmette attraverso la puntura di due tipi di flebotomi Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi.

Il periodo di incubazione della malattia varia da pochi giorni a due settimane.

Nella maggior parte dei casi il virus provoca una forma febbrile lieve e autolimitante.

Nelle forme più gravi, l’inizio della sintomatologia è improvviso e caratterizzato da mal di testa, febbre, nausea, vomito e dolori muscolari. È stata segnalata la presenza di eritema cutaneo maculo-papulare.
Può causare meningite e meningoencefalite.

La sintomatologia in media dura 7 giorni e generalmente esita nella guarigione.

L’infezione può decorrere anche in maniera asintomatica.

La diagnosi di infezione da virus Toscana avviene prevalentemente attraverso il test di laboratorio ELISA e l’immunofluorescenza.

I test sierologici possono dare reazioni crociate con altri virus del genere Phlebovirus.

L’isolamento virale può essere fatto da campioni clinici di liquido cefalorachidiano ma non dal siero. Quando si hanno bassi livelli di virus si può inoltre utilizzare il test PCR.

Non esiste una terapia specifica.

Nelle forme lievi non è necessaria alcuna terapia.

Nelle altre forme si può somministrare una terapia per alleviare i sintomi.

La prevenzione consiste nell’evitare le punture dei flebotomi, applicando misure di protezione personale quali l’uso di repellenti sulla cute, indossare abiti che coprano la maggior parte del corpo, uso di zanzariere impregnate con insetticidi.

I flebotomi sono sensibili agli insetticidi, quali i piretroidi. Sono tuttavia segnalate resistenze in alcune specie di flebotomi.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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