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AIDS: l’infezione da HIV

Cos’è l’Aids

Hiv e Aids non sono la stessa cosa.

L’Hiv (Human immunodeficiency virus) è un virus che attacca e distrugge, in particolare, un tipo di globuli bianchi, i linfociti CD4, responsabili della risposta immunitaria dell’organismo. Il sistema immunitario viene in tal modo indebolito fino ad annullare la risposta contro altri virus, batteri, protozoi, funghi e tumori.

L’infezione da Hiv non ha una propria specifica manifestazione, ma si rivela attraverso gli effetti che provoca sul sistema immunitario. La presenza di anticorpi anti-Hiv nel sangue viene definita sieropositività all’Hiv. Pur con una infezione da Hiv, è possibile vivere per anni senza alcun sintomo e accorgersi del contagio solo al manifestarsi di una malattia opportunistica. Sottoporsi al test Hiv è, quindi, l’unico modo di scoprire l’infezione.

L’Aids (Acquired immune deficiency sindrome) identifica uno stadio clinico avanzato dell’infezione da Hiv. È una sindrome che può manifestarsi nelle persone con HIV anche dopo diversi anni dall’acquisizione dell’infezione, quando le cellule CD4 del sistema immunitario calano drasticamente e l’organismo perde la sua capacità di combattere anche le infezioni più banali (infezioni/malattie opportunistiche).

I progressi della ricerca scientifica e l’uso della terapia antiretrovirale hanno reso possibile alle persone con Hiv di avere una buona qualità di vita, grazie anche al minor impatto sull’organismo e ai minori effetti collaterali.
Le evidenze scientifiche dicono che le prospettive di vita per chi oggi scopre di avere l’Hiv ed entra subito in terapia sono simili a chi non ha l’Hiv.

La terapia che da almeno 6 mesi mantiene persistentemente la carica virale (cioè la quantità di virus presente nel sangue/secrezioni) a livelli non misurabili rende altresì nulla la possibilità di trasmettere il virus ad altri. In questo caso si parla di U=U Undetectable = Untrasmittable o in italiano Non rilevabile = Non trasmissibile.

Come si trasmette il virus Hiv

L’Hiv si può trasmettere solo attraverso i seguenti liquidi biologici di persone con Hiv inconsapevoli o non in terapia antiretrovirale efficace:

  • sangue e suoi derivati
  • sperma e secrezioni vaginali
  • latte materno.

L’infezione si verifica quando il virus, contenuto in uno di questi liquidi di una persona con Hiv, non in terapia antiretrovirale efficace, riesce ad entrare nel corpo di un’altra persona, attraverso ferite della pelle o lesioni anche non visibili delle mucose.

La possibilità di trasmettere l’infezione da Hiv dipende dal tipo di comportamento messo in atto e, soprattutto, dalla quantità di virus presente nel sangue o nelle secrezioni genitali della persona con Hiv.

È massima nelle prime settimane dopo l’infezione. È nulla quando una persona con Hiv è in terapia con farmaci efficaci, che mantengono persistentemente la carica virale (cioè la quantità di virus presente nel sangue/secrezioni) a livelli non misurabili da almeno 6 mesi. In questo caso si parla di U=U – Undetectable = Untrasmittable o in italiano Non rilevabile = Non trasmissibile.

Le vie di trasmissione, quindi, sono:

  • sessuale: attraverso rapporti etero o omosessuali non protetti da un efficace metodo di prevenzione (profilattico, PrEP – profilassi pre-esposizione o U=U )
  • ematica: scambio di siringhe o condivisione di strumenti per l’uso di sostanze psicoattive; trasfusioni di sangue contaminato
  • verticale: da madre a neonato durante la gravidanza, al momento del parto e, più raramente, attraverso l’allattamento al seno.

Trasmissione sessuale

Anche in Italia, la trasmissione sessuale è la modalità di trasmissione più diffusa dell’infezione da Hiv.

Sono considerati a rischio solo i rapporti sessuali in cui non venga usato uno strumento di barriera (condom, femidom, dental dam) o altri strumenti di prevenzione come la PreP nel seguente ordine di rischio (dal più rischioso al meno rischioso):

  • penetrazione anale
  • penetrazione vaginale
  • sesso orale per chi stimola con la bocca i genitali del partner (fellatio e cunnilingus) qualora il liquido seminale o le secrezioni vaginali entrassero in contatto con tagli, lacerazioni della bocca o occhi. Chi invece riceve la stimolazione NON corre alcun rischio.

Il coito interrotto non protegge dall’HIV, così come l’uso della pillola anticoncezionale, del diaframma e della spirale. Le lavande vaginali, dopo un rapporto sessuale, non eliminano la possibilità di contagio.

I rapporti sessuali non protetti possono essere causa anche di altre infezioni sessualmente trasmesse.

Trasmissione attraverso il sangue

Nel nostro Paese il rischio di contrarre l’HIV attraverso le trasfusioni è praticamente azzerato. Il sistema trasfusionale nazionale presenta alti livelli di qualità e sicurezza. La normativa sulla sicurezza e qualità riguarda tutti gli aspetti del percorso donazione-ricevente, quali selezione del donatore, modalità di raccolta e lavorazione del sangue e degli emocomponenti, controlli di laboratorio su ogni singola donazione e controlli periodici.

La trasmissione attraverso il sangue è ancora possibile nella popolazione dedita all’uso di sostanze a causa dello scambio di siringhe o la condivisione di strumenti per l’uso di sostanze psicoattive.

Oltre all’Hiv, con la stessa modalità è possibile trasmettere altri virus, come quelli responsabili dell’epatite B e C, infezioni anch’esse molto diffuse tra i tossicodipendenti.

Trasmissione verticale e perinatale (da madre a figlio)

La trasmissione da madre con infezione da Hiv al feto o al neonato può avvenire durante la gravidanza, il parto o, più raramente, l’allattamento al seno. La trasmissione verticale di Hiv in Italia è attualmente evenienza infrequente.

Oggi è possibile ridurre il rischio di trasmissione verticale se viene somministrata la terapia antiretrovirale alla madre durante la gravidanza e al neonato nelle prime 4/6 settimane di vita (vedi Linee guida per la terapia antiretrovirale). E’ quindi necessario sottoporsi al test per l’Hiv prima o subito all’inizio di una gravidanza. Per stabilire se è avvenuto il contagio il bambino deve essere sottoposto a controlli in strutture specializzate.

Come NON si trasmette

L’Hiv:

  • non si trasmette attraverso saliva, lacrime, sudore, urine, punture di zanzare.
  • non si trasmette condividendo le stesse stoviglie, bagni, palestre, piscine e altri luoghi di convivenza.
  • non si trasmette con carezze, baci.

Fattori di esposizione a rischio di infezione da Hiv

In alcune condizioni si può pensare di essere stati esposti al rischio di infezione da Hiv, ad esempio se si verificano:

  • rottura o sfilamento del preservativo durante il rapporto sessuale con un/una partner con status Hiv sconosciuto o con Hiv non in terapia efficace
  • infortunio accidentale con un oggetto contaminato di sangue di una persona con infezione da Hiv nota o sospetta (per esempio tra gli operatori sanitari)
  • condivisione di siringa o di strumenti in occasione del consumo di sostanze con persona con status Hiv sconosciuto o con Hiv non in terapia efficace
  • situazioni di violenza in cui una persona è costretta a fare sesso non protetto (stupro, violenza sessuale).

In questi casi è necessario andare il più presto possibile, senza superare le 48 ore, al Pronto soccorso di un grande ospedale o al reparto di infettivologia più vicino. Un medico discuterà con la persona la situazione e nel caso prescriverà, previo consenso, un primo test per l’Hiv. e un trattamento preventivo per un periodo di un mese (profilassi post-esposizione PEP), nel tentativo di evitare la possibile infezione da Hiv.

Come prevenire l’Aids

Per ridurre il rischio di trasmissione sessuale dell’Hiv:

  • Nei rapporti penetrativi usare il preservativo maschile (condom) o femminile (femidom) in modo corretto, ovvero sin dall’inizio del rapporto.
  • Nei rapporti orali usare il preservativo o il dental dam (fazzolettino in lattice, letteralmente “diga dentale”). Si può ridurre il rischio, anche se non lo si elimina del tutto, evitando liquido seminale in bocca e non praticando il cunnilingus in presenza di sangue mestruale
  • Assumere correttamente la profilassi pre-esposizione (PrEP)
  • Condurre una relazione monogama o esclusiva, in cui entrambi i partner sono sieronegativi all’Hiv e non hanno altri comportamenti a rischio al di fuori della coppia.

Tra gli efficaci metodi di prevenzione va annoverata la terapia antiretrovirale. Non si corre rischio di contrarre l’Hiv se si hanno rapporti sessuali non protetti con una persona con Hiv in terapia antiretrovirale efficace (con carica virale nel sangue non rilevabile da almeno sei mesi).

La pillola, la spirale e il diaframma sono metodi utili a prevenire gravidanze indesiderate, ma non hanno nessuna efficacia contro l’Hiv e altre infezioni sessualmente trasmesse.

L’uso di siringhe o di altri oggetti taglienti in comune con altre persone costituisce un potenziale rischio di contagio, pertanto, è necessario utilizzare siringhe sterili monouso, così come in caso di agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing vanno utilizzati aghi monouso e sterili.

Le trasfusioni, i trapianti di organo e le inseminazioni, nei Paesi europei, sono sottoposti a screening e ad accurati controlli per escludere la presenza dell’Hiv.

Le persone con Hiv possono donare organi ad altre persone con Hiv. Evidenze scientifiche hanno dimostrato che la donazione d’organi tra persone con Hiv può essere effettuata in tutta sicurezza, purché siano attentamente osservati una serie di criteri previsti dal Decreto ministeriale 1 febbraio 2018 (All.1 – Criteri specifici di eleggibilità del donatore HIV positivo).

Profilassi pre-esposizione PrEP

La PrEP o profilassi pre-esposizione consiste nell’assumere una combinazione di farmaci attivi contro Hiv prima dei rapporti sessuali. Correttamente assunta da persone sieronegative a rischio di infezione, la PrEP si è dimostrata efficace nel prevenire l’acquisizione dell’infezione da Hiv.

Il protocollo attualmente prevede che le compresse siano assunte o quotidianamente (una al giorno) oppure due compresse da 2 a 24 ore prima del rapporto sessuale, seguite da un’altra compressa a 24 ore di distanza dalla prima assunzione e infine un’altra compressa dopo altre 24 ore.

È importante che chi assume la PrEP sia seguito da un infettivologo per monitorare sia lo stato di infezione da HIV sia eventuali effetti collaterali, che tuttavia si presentano raramente. È anche necessario che le persone che assumono PrEP vengano controllate per la presenza di infezioni sessualmente trasmesse. Per questo, chi desidera utilizzare la PrEP come metodo di prevenzione dell’Hiv deve recarsi presso un centro di malattie infettive, effettuare alcuni esami (tra cui un test per l’Hiv) e, nel caso che l’infettivologo verifichi che non sussistano problemi, ottenere una prescrizione da parte dell’infettivologo per poter acquistare la combinazione di farmaci in farmacia. Al momento, il costo della PrEP è a carico dell’interessato.

Diagnosi e terapia

Diagnosi

Per sapere se si è stati contagiati dall’Hiv è sufficiente sottoporsi al test specifico per la ricerca degli anticorpi anti-Hiv che si effettua attraverso un normale prelievo di sangue. Il test dell’Hiv è in grado di identificare la presenza di anticorpi specifici che l’organismo produce nel caso in cui entra in contatto con questo virus.

Per la diagnosi sono anche disponibili test rapidi che possono essere effettuati su sangue (basta una goccia) o saliva. Il risultato è disponibile in pochi minuti, ma è necessaria una conferma con prelievo ematico in caso di risultato dubbio o reattivo (positivo).

Terapia

La terapia antiretrovirale consiste nella somministrazione di farmaci specifici, che bloccano la riproduzione del virus nelle cellule, riducendo, di consiguenza, la quantità di virus che circola nell’organismo.

Esistono diverse classi di farmaci, che, combinate tra loro, controllano il virus e consentono alle persone con Hiv di avere una buona qualità di vita, grazie anche al minor impatto sull’organismo e ai minori effetti collaterali.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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