La Poliomielite

La polio, o poliomielite, è una malattia infettiva causata da poliovirus, virus a RNA appartenenti al genere Enterovirus.  Esistono tre sierotipi di poliovirus: 1, 2, e 3. 
Le cellule umane sono provviste di specifici recettori proteici ai quali i poliovirus possono aderire e quindi penetrare nelle cellule suscettibili.

Epidemiologia

Ai giorni nostri è molto rara nel mondo occidentale, ma è ancora endemica in Asia del sud e Nigeria. Nel 1910 gran parte del mondo ha sperimentato un drammatico aumento di casi di polio, e le epidemie sono diventate eventi regolari, soprattutto nelle grandi città e durante i mesi estivi. Queste epidemie hanno fornito l’impulso per una “grande corsa” verso lo sviluppo di un vaccino, realizzato nel 1950 da Salk e Sabin.

La vaccinazione dal 1955 in poi ha notevolmente ridotto l’incidenza della patologia. Uno sforzo globale per la sua eradicazione è iniziato nel 1988, grazie all’OMS, all’UNICEF e al Rotary International.  Questi interventi hanno ridotto del 99% il numero dei casi diagnosticati all’anno: dai circa 350.000 casi registrati nel 1988 ai solo 37 casi nel 2016. L’Italia è stata ufficialmente certificata “polio-free” il 21 giugno 2002, anche se l’ultimo caso che si è manifestato nel nostro paese risale al 1982.

Trasmissione ed incubazione

La poliomielite è altamente contagiosa per via oro-orale (orofaringea) e fecale-orale (di origine intestinale). Nelle aree endemiche, il poliovirus può infettare praticamente l’intera popolazione umana. Il virus si presenta per lo più stagionalmente nelle fasce climatiche temperate, con il picco di trasmissione che si verifica in estate e in autunno. La poliomielite è maggiormente infettiva tra i sette e i dieci giorni prima e dopo la comparsa dei sintomi, ma la trasmissione è possibile finché il virus rimane nella saliva o nelle feci.

Il poliovirus entra nel corpo attraverso la bocca, infettando le prime cellule nella faringe e nella mucosa intestinale legandosi ad un recettore di membrana noto come CD155. Il poliovirus si replica per circa una settimana all’interno delle cellule gastrointestinali, da dove poi si diffonde alle tonsille, al tessuto intestinale linfoide e ai linfonodi mesenterici. Il poliovirus può sopravvivere e moltiplicarsi nel sangue e nel sistema linfatico fino a 4 mesi. Questa permanenza prolungata gli dà maggiore probabilità di passare la barriera emato-encefalica ed infettare il sistema nervoso.

Patogenesi

Il virus infetta le cellule dell’orofaringe, le tonsille, i linfonodi del collo e l’intestino tenue. L’infezione evolve attraverso cicli di replicazione virale, determinando la distruzione delle cellule infette. Una volta instaurata l’infezione, i poliovirus possono raggiungere il sistema nervoso centrale attraverso la barriera emato-encefalica, tramite il torrente ematico o attraverso le fibre nervose. Quando soggetti non immuni sono esposti a poliovirus selvaggi si possono avere infezioni inapparenti prive di sintomi, con pochi sintomi (febbricola, nausea, diarrea), meningiti asettiche, o forme paralitiche. Solo l’1% circa delle infezioni si manifesta come malattia riconoscibile clinicamente.

Manifestazioni cliniche

In circa l’1% delle infezioni, il poliovirus si diffonde lungo i rami di alcune fibre nervose, replicandosi e distruggendo preferenzialmente i motoneuroni spinali, del tronco encefalico o della corteccia motoria. Ciò porta allo sviluppo della poliomielite paralitica, le cui diverse forme (spinale, bulbare, e bulbo-spinale) sono caratterizzate dalla diversa entità del danno neuronale e dell’infiammazione prodotta. Nel 2% dei casi si può avere la comparsa della cosiddetta forma bulbare, dovuta a infezione del tronco encefalico e della regione bulbare. Questo dà paralisi della fonesi, della deglutizione e del respiro.

Circa il 19% di tutti i casi di poliomielite paralitica presentano però sia sintomi bulbari, sia spinali. Questo sottotipo si chiama poliomielite respiratoria. Infatti, il principale nervo colpito è il nervo frenico.

Terapia e prevenzione

Non esistono cure per la poliomielite, ovvero antivirali dedicati, se non trattamenti sintomatici che possono solo in parte minimizzare gli effetti della malattia. L’unica possibilità di sconfiggere la malattia è rappresentata dalla prevenzione attraverso la vaccinazione. Il primo vaccino antipolio proposto, realizzato sulla base di un sierotipo di un virus vivo ma indebolito, è stato sviluppato dalla virologa Hilary Koprowski. Il secondo vaccino, costituito da un virus inattivato con formalina (IPV), è stato sviluppato nel 1952 dall’infettivologo Jonas Salk. Successivamente, Albert Sabin sviluppò un altro vaccino antipolio orale con virus vivo, che pur riuscendo a replicarsi a livello intestinale aveva perso il potere di infettare il sistema nervoso.

Il vaccino antipolio in uso in Italia dal 2002 (quando l’Oms ha certificato l’eradicazione del virus nella regione europea) è quello definito “inattivato” (Ipv, Inactivated polio vaccine), basato cioè su un procedimento chimico in grado di uccidere il virus senza fargli perdere la capacità di stimolare il sistema immunitario. In precedenza, era impiegato anche il vaccino antipolio orale (Opv, Oral polio vaccine) in cui il virus non era ucciso, ma reso incapace di replicarsi nel tessuto nervoso. La vaccinazione antipolio, secondo il calendario vaccinale, prevede la somministrazione di 3 dosi nel primo anno di vita, (al 3°, 5° e 11° mese), seguite da 2 richiami al 6° e dopo il 12° anno di vita.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.
Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
- Advertisment -
spot_img
spot_img

ARTICOLI PIU' LETTI