L’impennata virale del dopoestate: frutto del nostro modello di irresponsabilità

Da intere settimane ormai il virus SARS-CoV2 continua a disseminarsi fra la popolazione senza dare accenno a diminuire. Oggi si registrano 1.100 nuovi casi nella sola Lombardia e la Campania le fa stretta compagnia. I focolai sono ormai migliaia in tutta la nazione e a livello nazionale continua a salire il numero di persone ricoverate (3.287 contro 2.846 in area medica, 303 contro 254 in terapia intensiva nei giorni 4/10 e 27/9, rispettivamente) e, conseguentemente, aumentano i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva. Aumenta anche il numero di nuovi casi fuori delle catene di trasmissione. Sono più di 4.000 i casi in cui non si è potuto trovare un legame epidemiologico (erano 3.000 la settimana precedente).

Frutto della inefficacia delle mascherine e delle misure restrittive operate dal governo? Piuttosto conveniente. Sarebbe più realistico raccontare o meglio rivedere tutte le immagini di questa estate proiettate dai media, passate in luoghi di vacanza e “movida” tra l’assoluta noncuranza e la voglia di respirare la tanta agognata libertà che i negazionisti manifestano nelle piazze, dopo interi mesi imprigionati ”da quest’orco cattivo complottista” nelle proprie case. E fa meraviglia continuare a sentire le autorità governative che vantano il nostro paese come un modello di responsabilità e disciplina, vantato a livello internazionale e persino dall’OMS. Per chi vuole ancora meravigliarsi. Ci sarebbe da vergognarsi, ma la vergogna è sparita anch’essa da tempo.

Sicuramente il ritorno alle normali attività quotidiane è necessario per tutti, a cominciare da chi ha un’attività commerciale. Scuole, amministrazioni, uffici di relazione e servizi per il pubblico; sono tutte cose essenziali. Ma non si deve puntare il dito contro il ritorno alla normalità. Si può e si deve ritornare alla attività quotidiane, non fosse altro per il durissimo colpo economico che ha lasciato imprenditori, commercianti e detentori di attività economiche a far i conti con le perdite finanziarie. Molte di queste attività sono anche turistiche. Si, il turismo, quella cosa di cui l’Italia si vanta e non a torto per le preziosità ambientali, artistiche e culturali che ha avuto la fortuna di ereditare. Tutti in vacanza, nella propria regione o nel nostro belpaese a riscoprire un turismo interno che può aver dato una boccata di ossigeno all’economia.

E non c’è nulla di sbagliato. Per non parlare delle rimanenti 400.000 casse integrazione non erogate che hanno lasciato qualche milione di persone a grattarsi il capo per come continuare a tirare avanti. Ma nessuno qui incolpa alcuno: la presente redazione fa scienza, nella figura di medico e di ex-ricercatore, non politica. Quella la lasciamo alle autorità governative necessitanti di esperti del campo per poter legiferare decreti atti alla difesa del bene e della salute comuni. Più che “colpa della ripresa delle attività”, sarebbe più coscienzioso affermare “colpa della ripresa delle attività dopo essercene fregati appena le attività hanno riaperto”. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, ovviamente: ci sono persone che realmente rispettano le norme e le disposizioni ministeriali in materia di COVID-19.

Si osservano spesso persone che al bar o negli esercizi pubblici detergono le mani all’ingresso o in uscita, indossando correttamente la mascherina e cercando di evitare contatti ravvicinati. Forse frutto di una maggiore coscienza, o volontà di non rischiare di contagiarsi e portare il coronavirus in mezzo ai propri cari; o di precaria fragilità di salute che gli impone di fare maggiore attenzione. Qualunque sia la ragione, sarebbe ingiusto accorpare costoro fra chi si dimostra corretto ed osservante. Al contrario di chi è stato irresponsabile e superficiale. Si ricorda a costoro che è lo stesso principio del fumare: nascondersi dietro la frase “con tanti in giro, giusto a me deve succedere?”, non è solo restrittivo e fatalista. E’ doppiamente egoista: perchè se si è deciso di fare male a sé stessi, non significa che sia lecito farlo agli altri.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.
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- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it