HomeATTUALITA' & SALUTEGravità clinica del COVID-19: è maggiore dopo incubazione corta o lunga?

Gravità clinica del COVID-19: è maggiore dopo incubazione corta o lunga?

Coerentemente con la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e la sindrome respiratoria mediorientale (MERS), le manifestazioni sintomatiche della polmonite indotta da SARS-CoV-2 sono simili. Febbre, tosse e dispnea sono le manifestazioni cliniche più comuni, mentre la maggior parte delle TAC del torace mostra un’opacità di vetro smerigliato. Statisticamente, è stato riferito che dal 20% al 30% dei pazienti si svilupperebbe in condizioni gravi che richiedono una terapia di ventilazione meccanica, mentre fino al 10% dei pazienti morirebbe successivamente. Al contrario, ci sono ancora molti pazienti infetti senza sintomi clinici o anomalie radiologiche. Di conseguenza, l’attuale situazione di prevenzione e controllo rimane critica. Con l’aumento degli studi su COVID-19, le caratteristiche epidemiologiche, i sintomi clinici, le caratteristiche di imaging e le precauzioni terapeutiche di COVID-19 sono ora ben comprese. Sebbene la maggior parte dei pazienti con COVID-19 presenti opacità polmonare, gravi complicanze si osservano solo in un piccolo sottogruppo di pazienti.

È stato dimostrato che il sistema immunitario gioca un ruolo vitale nella prognosi COVID-19. Si ritiene che la risposta iperinfiammatoria a SARS-CoV-2 sia una delle principali cause di gravità della malattia e morte nei pazienti con COVID-19, ed è associata ad alti livelli di citochine sieriche (tempesta di citochine). Sotto l’aspetto dei sintomi clinici, il tempo di comparsa dei sintomi era diverso tra le diverse persone. Alcuni pazienti hanno iniziato ad avere febbre, tosse o mal di testa subito dopo l’esposizione a pazienti o portatori, mentre altri hanno iniziato a manifestarsi dopo più di 10 giorni, dato che SARS-CoV-2 è suscettibile a tutte le popolazioni. Tuttavia, la ricerca sulla prognosi di pazienti con diversi periodi di incubazione era stata appena riportata. Ma sono passati 10 mesi dall’inizio ufficiale del problema e le informazioni si sono evolute ed aggiornate. Una cosa che è stata indagata poco è se la durata dell’incubazione potesse condurre ad un quadro clinico conclamato peggiore o migliore. Uno studio dell’Università di Scienze e Tecnologie di Shenzen, in Cina, ha cercato di fornire dati chiari.

Uno studio retrospettivo su 930 pazienti ricoverati per COVID-19 tra l’11 Gennaio e il 10 Febbraio scorso, e seguiti fino al 23 Febbraio, ha rivelato informazioni interessanti. Al tempo di ricovero, il tempo di insorgenza dei sintomi è stato fornito dai pazienti. I pazienti con un periodo di incubazione inferiore a 3 giorni sono stati classificati nel gruppo ad esordio immediato (gruppo IM, 57 casi), mentre i pazienti con un tempo di incubazione superiore a 10 giorni sono stati classificati nel gruppo ad esordio tardivo (gruppo LA, 75 casi). I restanti pazienti sono stati esclusi da questa analisi, per ottenere una chiara classificazione dell’inizio immediato e del tempo di insorgenza tardiva. Non c’erano differenze di temperatura corporea tra il gruppo IM e il gruppo LA, ma c’erano più pazienti con febbre nel gruppo IM rispetto al gruppo LA. Per altri sintomi, non c’erano differenze significative tra i due gruppi. I pazienti nel gruppo IM variavano molto con il gruppo LA per i risultati delle analisi del sangue.

In generale, la conta dei globuli bianchi nel gruppo I era significativamente inferiore rispetto al gruppo L. All’esame tomografico (TC), in generale i pazienti COVID-19 avevano caratteristiche simili, ma c’erano ancora alcune differenze. Tra tutti i pazienti sottoposti a TAC, i pazienti erano equamente distribuiti per il coinvolgimento dei lobi, con circa l’80% dei pazienti che coinvolgevano entrambi i polmoni laterali. I pazienti nel gruppo LA erano inclini ad avere opacità a vetro smerigliato nella TAC (tipiche della polmonite interstiziale). Inoltre, la cavitazione polmonare e l’enfisema sono stati trovati solo nel gruppo IM, ma non nel gruppo LA. Riguardo alla terapia ricevuta, c’erano più pazienti nel gruppo IM che ricevevano un trattamento antibiotico rispetto al gruppo LA, suggerendo il più alto tasso di coinfezione batterica nel gruppo IM. Analizzando, i fattori che influenzano l’aggravamento della malattia in due aspetti, l’aggravamento dei sintomi e l’aggravamento della presentazione della TAC, l’incidenza dell’aggravamento dei sintomi è stata del 13,3% nel gruppo IM e del 15,8% nel gruppo LA.

L’incidenza dell’aggravamento della presentazione della TAC è stata del 21,1% nel gruppo I, significativamente superiore al gruppo L (8%). Adeguati a età e sesso, periodo di incubazione e tipi clinici, farmaci come glucocorticoidi e uso di immunoglobuline, livelli di conta dei linfociti, proteina C reattiva (PCR) e sintomi come affaticamento e mal di testa erano fattori che influenzano l’aggravamento della TAC. I risultati hanno perciò suggerito che il periodo di incubazione era l’unico fattore indipendente per l’aggravamento della TAC in tutti e tre i modelli. Ci sono diverse modalità di presentazione radiologica del COVID-19 ed i ricercatori credono che lo stato immunitario e di salute del paziente prima dell’infezione, possa essere determinante sul risvolto di acuzie e presentazione dei sintomi. In sintesi, lo studio ha dimostrato che i pazienti con diversi periodi di incubazione erano diversi nei sintomi clinici, nei test di laboratorio e nelle presentazioni TC. L’incubazione più breve è stata associata all’aggravamento del quadro nella TAC.

Lo studio è stato giudicato avere limitazioni, ma la statistica è matematica, non opinione.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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