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Dieta cheto: cosa hanno rivelato finora gli studi dei suoi effetti sul cancro?

Negli ultimi anni, gli scienziati hanno testato una nuova classe di farmaci antitumorali. Hanno come obiettivo un percorso molecolare specifico che è stato dimostrato essere difettoso in molti tipi di cancro. Nello specifico, questi farmaci mirano a una via di segnalazione cellulare chiamata fosfatidilinositol-3 chinasi (PI3K), che viene attivata dall’insulina e dalla maggior parte dei fattori di crescita. Studi precedenti hanno dimostrato che le mutazioni in questo enzima sono presenti nella maggior parte dei tumori. Quindi, nel tentativo di inibire questo percorso, sono stati sviluppati oltre 50 farmaci, con diversi studi clinici che ne hanno testato l’efficacia. Finora, tuttavia, i risultati di questi studi sono stati deludenti; per la maggior parte, l’efficacia della droga è approssimativa o la loro tossicità è troppo alta. L’assunzione di questi farmaci porta spesso a iperglicemia; ciò si verifica perché l’inibizione della via provoca la caduta dell’insulina, il che aumenta i livelli di zucchero nel sangue.

Quando il pancreas non è in grado di compensare la perdita producendo più insulina, i pazienti devono interrompere l’assunzione dei farmaci. Ora, tuttavia, i ricercatori della Weill Cornell Medicine di New York stanno studiando un modo per aggirare questo problema. La dieta chetogenica “alla moda” – una dieta ricca di grassi ma a basso contenuto di carboidrati – può essere il modo migliore per aumentare l’efficacia di queste terapie di nuova generazione ed evitare i loro effetti collaterali. I ricercatori hanno esaminato l’effetto di un farmaco inibitore della PI3K chiamato buparlisib in un modello murino di cancro al pancreas. Il modello ha rivelato che l’aumento dei livelli di insulina riattiva la via PI3K, vanificando lo scopo del farmaco antitumorale. Riattivare PI3K nel tumore rende il farmaco relativamente inefficace; l’elevazione del rimbalzo nell’insulina salva il tumore dalla morte. Quindi, per contrastare questo effetto, i ricercatori hanno deciso di provare alcuni diversi livelli di zuccheri nel sangue e farmaci che controllano l’insulina.

Hanno così trattato un gruppo di topi con farmaci per il diabete e un altro con una dieta chetogenica. Di tutti i trattamenti testati, la dieta cheto ha dato i migliori risultati sia nel tenere sotto controllo la glicemia e l’insulina sia inibendo simultaneamente i segnali di crescita del tumore. Ha ridotto le riserve di glicogeno, quindi i topi non hanno potuto rilasciare il glucosio in risposta all’inibizione di PI3K. Ciò suggerisce che, se si riescono a bloccare i picchi di glucosio e il conseguente feedback di insulina, i farmaci possono essere molto più efficaci nel controllare la crescita del cancro. Tuttavia, gli autori avvertono che questo è un approccio combinato e che la dieta keto da sola non aiuta a inibire il cancro, ma potrebbe anche avere l’effetto opposto. I ricercatori riportano che alcuni topi nutriti con una dieta keto senza prendere anche inibitori PIK3 avevano leucemie a crescita più rapida. Un team di ricerca indipendente, ha preferito bersagliare una via di segnalazione cellulare affiancata alla PI3K, nel contesto del carcinoma mammario.

Questa via è quella di mTOR, un regolatore centrale della sintesi proteica cellulare. Essa viene presa di mira dalla rapamicina, un farmaco immunosoppressore ma anche con azione antitumorale. Per provare la loro ipotesi, i ricercatori hanno selezionato due gruppi di topi con tumore mammario: ad uno è stata somministrata solo rapamicina nel contesto di una dieta libera; all’altro si affiancava una dieta keto al farmaco. La crescita dei tumori primari della mammella e delle metastasi polmonari è stata inibita e la durata della vita è stata più lunga nei topi KD rispetto ai topi con dieta normale. La rapamicina ha migliorato la sopravvivenza in entrambi i gruppi di dieta di topi, ma se combinata con la dieta keto era più efficace di quando combinata con alimentazione regolare. La dieta chetogenica, invece, non sembra indicata nel trattamento del cancro cerebrale o glioblastoma, poiché questo durante lo stato chetogenico utilizza proprio gli acidi grassi liberi ed i corpi chetonici per la sua crescita. Di fatto, questo annulla qualsiasi vantaggio sul tumore.

La ricerca sui vantaggi di una dieta keto è appena cominciata. Saranno necessari ulteriori ricerche per appurare quale tra le dei tumori umani trave più vantaggio terapeutico da questo protocollo, e quali invece dovranno sfruttare altre strategie alimentari.

  • a cura del Dott. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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