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Il peso degli asintomatici nella diffusione del COVID-19: un primo studio sistematico americano

Un nuovo studio dell’Università di Chicago ha scoperto che durante l’ondata iniziale dell’epidemia di COVID-19 a New York City, solo 1 caso su 5 a 1 su 7 del virus era sintomatico. Il team di ricerca ha scoperto che i casi non sintomatici contribuiscono sostanzialmente alla trasmissione di comunità, costituendo almeno il 50% della forza trainante dell’infezione. Quando l’epidemia di COVID-19 è arrivata negli Stati Uniti, gli investigatori hanno notato che era molto difficile stimare quale percentuale di persone infette da SARS-CoV-2 avrebbe sviluppato sintomi, in parte a causa delle sfide iniziali con la capacità di test. Senza testare i dati sulla capacità, è molto difficile stimare la differenza tra i casi non segnalati a causa della mancanza di test e i casi che erano effettivamente asintomatici. Sebbene ci siano una serie di modelli esistenti che utilizzano dati epidemiologici per stimare i numeri di casi e le velocità di trasmissione non rilevati, questo è il primo modello sottoposto a revisione paritaria a incorporare i dati sulla capacità di test giornalieri e le variazioni dei tassi di test nel tempo, per fornire un quadro più accurato di quale percentuale di infezioni sono sintomatiche in una grande città degli Stati Uniti.

Incorporando questi dati nel modello è emerso che la percentuale di individui sintomatici per COVID-19 è compresa tra il 13% e il 18%. E indipendentemente dall’incertezza in tutti gli altri parametri, gli scienziati possono dire che più del 50% della trasmissione che avviene nella comunità proviene da persone senza sintomi, quelle che sono asintomatiche e presintomatiche. Sebbene questa analisi dei dati non indichi quanto siano infettivi gli individui asintomatici, né tenga conto delle nuove varianti del virus che si stanno diffondendo attualmente negli Stati Uniti, il modello fornisce ulteriore supporto all’importanza di seguire le linee guida di salute pubblica per ridurre la trasmissione comunitaria del virus, sia gli individui mostrano sintomi. Anche se le persone asintomatiche non trasmettono il virus a ritmi elevati, costituiscono qualcosa come l’80% di tutte le infezioni. Questa proporzione è abbastanza sorprendente. I ricercatori osservano che è fondamentale che tutti, comprese le persone che non mostrano sintomi, aderiscano alle linee guida di salute pubblica, come indossare maschere e allontanamento sociale, e che i test di massa siano resi facilmente accessibili a tutti.

Mettendo da parte, ovviamente, le proteste dello scorso 6 gennaio e i festosi incontri di adesione alla propaganda presidenziale. Ma non è solamente di Stati Uniti che si può parlare. L’Italia non è stata scevra di violazioni palesi, consapevoli e perpetrate da persone di ogni modalità di pensiero alternativo al corrente succedersi dei fatti e dei dati scientifici. La scorsa estate, ad esempio, è stato predetto come si sarebbe evoluto il dopeoestate e così è stato. Sicuramente il ritorno alle normali attività quotidiane è necessario per tutti, a cominciare da chi ha un’attività commerciale. Scuole, amministrazioni, uffici di relazione e servizi per il pubblico; sono tutte cose essenziali. Ma non si deve puntare il dito contro il ritorno alla normalità. Si può e si deve ritornare alla attività quotidiane, non fosse altro per il durissimo colpo economico che ha lasciato imprenditori, commercianti e detentori di attività economiche a far i conti con le perdite finanziarie. Non sarebbe corretto fare di tutta l’erba un fascio, ovviamente: ci sono persone che realmente rispettano le norme e le disposizioni ministeriali in materia di COVID-19.

Ma se è vero che fino all’80% degli asintomatici possono fare il danno sopra riportato, alcune migliaia di casi positivi in Italia a fronte di 200 mila tamponi giornalieri in 60 milioni di individui, possono far girare il virus con facilità immaginando una distribuzione omogenea e ben prima che gli screening mettano in quarantena in positivi. Non a caso, basandoci sulle stime ufficiali, il rapporto finale fra tamponi eseguiti ed i casi positivi accertati si è sempre mantenuto costante da moltissime settimane, nonostante tutte le oscillazioni statistiche del caso.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Subramanian R et al. Proc Natl Acad Sci USA 2021 Mar; 118(9).

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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