HomeMEDICINA NATURALELuppolo di birra: la scienza dietro i suoi effetti anti-aging cerebrali

Luppolo di birra: la scienza dietro i suoi effetti anti-aging cerebrali

Una dieta ricca di grassi saturi come lo stile definito della “dieta occidentale”, determina un’infiammazione cronica di basso grado nel corpo che a sua volta porta allo sviluppo della sindrome metabolica, una condizione grave associata a disfunzione cognitiva e demenza oltre ad essere un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e il diabete tipo 2. Si ritiene che un paziente abbia la sindrome metabolica se ha almeno due delle seguenti condizioni: obesità addominale, pressione alta, glicemia alta, bassi livelli di colesterolo HDL e alti livelli di trigliceridi. I dati scientifici attuali, inoltre, hanno confermato che il diabete tipo 2 è maggiormente associato al tipo 1 (o genetico) a rischio molto maggiore di compromissione cognitiva legata alla malattia. Questa si manifesterebbe tramite difetti di circolazione sanguigna nel distretto cerebrale (vasculopatia cerebrale cronica). Sono stati indagati svariate soluzione sia naturali che farmacologiche per fronteggiare questo problema. Ad esempio, studi recenti condotti all’Oregon State University e all’Oregon Health & Science University, hanno scoperto che alcuni componenti chimici del luppolo potrebbero migliorare le funzioni cognitive e di altro tipo nelle persone con sindrome metabolica.

Le indagini si sono concentrate sullo xantohumolo (XN), il flavonoide prenilato del luppolo e su due dei suoi derivati ​​idrogenati: DXN e TXN. Questo composto nel corpo si trasforma in 8-prenil-naringina, o 8-PN, un metabolita con proprietà estrogeniche. Gli estrogeni sono gli ormoni sessuali femminili e se qualcuno ha assunto XN per periodi di tempo più lunghi, potrebbe potenzialmente portare a effetti collaterali estrogenici. Questi includono l’endometriosi e il cancro al seno; inoltre, la maggior parte dei tipi di tumore al seno è sensibile agli estrogeni, il che significa che gli estrogeni aiutano a far crescere i tumori. I ricercatori hanno scoperto che un doppio legame nella molecola XN è responsabile di quel possibile metabolismo da 8-PN, quindi hanno pensato che eliminando quel doppio legame idrogenando la molecola, allora quel metabolita non può essere formato più. E così è stato: in tests su un modello murino gli studi hanno dimostrato che lo XN e i suoi derivati idrogenati, XN e TXN, migliorano l’intolleranza al glucosio, l’insulino-resistenza e la sensibilità alla leptina, un ormone che aiuta a regolare il dispendio energetico. Meglio di tutti, i derivati ​​erano ancora più efficaci del composto originale, senza avere molta affinità per i recettori degli estrogeni.

Il TXN è particolarmente potente nel ridurre l’insulino-resistenza nei topi obesi alimentati con una dieta ricca di grassi. Probabilmente la biodisponibilità dei derivati idrogenati è migliore che per XN stesso, questo spiegherebbe perché funzionano meglio. Testando i topi in un labirinto d’acqua, i ricercatori hanno scoperto che l’XN ei suoi derivati ​​hanno migliorato le menomazioni nell’apprendimento spaziale e nella memoria indotta dalla dieta ricca di grassi con cui i topi erano stati nutriti. Composti del genere presenti in altre specie vegetali sono stati visti comportarsi anche da antiossidanti sia diretti che indiretti ed anche soppressori di alcune vie cellullari potenzialmente infiammatorie. Il fatto che possano fungere da neutralizzanti dei radicali liberi (ROS) è un valore aggiunto alle proprietà di queste sostanze, dato che lo stress ossidativo è una componente sia iniziale che di perpetramento del danno biologico nel diabete e nelle sue complicanze. Entrando nell’esempio del diabete e della vasculopatia cerebrale ad esso associata, il danno dell’iperglicemia si traduce nell’esagerata produzione di ROS, che innescano delle risposte cellulari secondarie. Fra queste, la produzione di citochine infiammatorie attraverso la via del fattore nucleare kB (IKKa-NFkB).

Fra i composti naturali in grado di inibire questa via ed esercitare effetto anti-infiammatorio vi sono svariati composti fenolici naturali, come l’acido caffeico e ferulico, l’eugenolo dei chiodi di garofano e alcuni polifenoli abbondanti in natura come i flavonoidi. Mentre a livello cerebrale l’attivazione dell’NFkB da citochine ha effetti infiammatori e di perdita neuronale, quella da sostanze neurotrofiche e neuroprotettive serve al rafforzamento delle strutture sinaptiche. Lo XN ed i suoi derivati appartengono alla classe chimica dei calconi, una via di mezzo fra flavonoidi e acidi fenolici, fra cui si ritrovano svariati composti presenti nella liquirizia. I calconi della liquirizia sono antinfiammatori in parte proprio perché inibiscono la via IKKa-NFkB, e come lo XN hanno effetti estrogenici. Proprio l’anno scorso, un team giapponese è passato dalla teoria alla pratica, ed ha testato gli effetti di un estratto acido di luppolo (MHBA) sulla cognitività. Al pari del team della Oregon State University, anche i ricercatori della Juntendo University stavano indagando sugli effetti del luppolo nella sindrome metabolica. Ma voltandosi al problema del declino cognitivo hanno via via scoperto che questo estratto acido migliorava la memoria ed altre defaillances cognitive negli animali da laboratorio sottoposti a stress vari.

Ed hanno anche appurato che l’MHBA agisce migliorando le vie cerebrali dell’acetilcolina e della dopamina, due neurotrasmettitori coinvolti nella memoria e nell’apprendimento. Assieme a scienziati del Fukushima Healthcare Center hanno così condotto test su 100 persone sane di età compresa tra 45 e 69 anni. In ogni caso, i soggetti di prova avevano ciò che è chiamato declino cognitivo selettivo (SCD) o, in parole povere, peggioramento della perdita di memoria. I soggetti sono stati assegnati in modo casuale ai gruppi placebo (n=50) e MHBA (n=50) e hanno ricevuto capsule placebo o MHBA ogni giorno per 12 settimane. A fine trattamento, coloro che avevano ricevuto MHBA avevano livelli plasmatici più bassi di due markers associati allo SCD, la transtiretina e la beta-endorfina. Dopo tests cognitivi (SDMT e RVLT), i ricercatori hanno confermato che chi aveva assunto l’estratto acido di luppolo aveva una migliore attenzione, memoria verbale ed anche tono dell’umore. Quindi le componenti bioattive del luppolo hanno potenziale applicazione futura per i disordini cognitivi legati all’età o a condizioni mediche. Occhio a non fraintendere che, poiché i principi attivi derivano dal luppolo nella birra, berne a volontà migliori memoria o prestazioni. L’esperienza comune conferma che non è affatto così.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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