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Diabete: il forte inquinamento urbano in lista dopo gli altri fattori di rischio noti?

Il diabete è una delle principali cause di morte nelle economie del medio-basso, medio-alto e alto reddito. La prevalenza globale del diabete è quasi raddoppiata, dal 4,7% nel 1980 all’8,5% nel 2014, con la maggior parte dei casi di tipo 2. Esistono prove sperimentali che suggeriscono che l’esposizione al biossido di azoto e al particolato associato è correlata all’infiammazione e all’insulino-resistenza. Sappiamo che l’inquinamento atmosferico è il più grande rischio per la salute ambientale del mondo, che colpisce il 92% della popolazione e con più di tre milioni di morti all’anno e le prove suggeriscono da un po’ di tempo che potrebbe contribuire all’aumento del diabete di tipo 2. Un team interdisciplinare di scienziati dell’Università di Leicester e di altre istituzioni ha svolto un ruolo fondamentale nella ricerca per indagare su un possibile legame tra inquinamento atmosferico e aumento del diabete di tipo 2. Una ricerca, pubblicata nel 2018 da parte di questo team, ha esaminato i dati di 10.443 partecipanti dagli studi di screening del diabete a Leicestershire, nel Regno Unito. Sono stati considerati l’esposizione all’inquinamento atmosferico, il numero di casi di diabete di tipo 2 e l’impatto di fattori demografici e di stile di vita.

Gli autori hanno concluso che i fattori demografici hanno in gran parte spiegato l’associazione tra inquinamento atmosferico e diabete di tipo 2. L’esposizione agli inquinanti atmosferici legati al traffico è nota per causare resistenza all’insulina, un segno distintivo della malattia, e sono state applicate prove osservative per capire meglio un potenziale legame. Non c’è stata associazione statisticamente significativa tra la concentrazione di biossido di azoto e il diabete di tipo 2 dopo aggiustamento per fattori demografici. Le probabilità di diabete di tipo 2 erano 1,10 dopo ulteriori aggiustamenti per fattori di stile di vita e 0,91 dopo ulteriori aggiustamenti per lo spazio verde di quartiere. Anche le associazioni tra le concentrazioni di particolato e il diabete di tipo 2 sono state spiegate da fattori demografici. Gli esperti dichiarano che l’alto inquinamento atmosferico e la bassa attività fisica sono due delle principali cause di malattia e morte prematura nei paesi a medio e alto reddito. Come la maggior parte delle città del Regno Unito, Leicester ha solo una manciata di monitor per la qualità dell’aria: l’ONU ha stimato che i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle città entro il 2050 e le città devono diventare luoghi migliori e più salubri.

I dati di questa ricerca possono essere integrati con un altro grosso studio danese, che ha valutato inquinanti multipli (ossidi di azoto, particolato PM 2.5 e PM10, OP-ESR, ecc.) e gli effetti su un campione di 289.703 adulti. Dopo aggiustamento per potenziali fattori confondenti, tutti gli inquinanti (eccetto PM2.5) erano associati alla prevalenza del diabete. L’esposizione all’inquinamento atmosferico residenziale a lungo termine è stata associata alla prevalenza del diabete nei Paesi Bassi, rafforzando l’evidenza dell’inquinamento atmosferico come un importante fattore di rischio per il diabete. Uno studio più recente è stato pubblicato l’anno scorso e ha riguardato l’associazione fra la qualità ambientale e diabete fra la popolazione. La malattia colpisce attualmente più di 30 milioni di persone negli Stati Uniti e altri 84 milioni di individui con prediabete rischiano di progredire verso il diabete nei prossimi anni. Inoltre, il problema in sé con le sue complicanze mediche genera un carico sociale significativo, poiché i costi economici annuali associati al diabete diagnosticato superano i 327 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti, con un significativo deterioramento della qualità della vita.

Prove crescenti implicano sostanze tossiche ambientali nella patogenesi delle malattie metaboliche. In questo studio americano, i ricercatori hanno visto che la prevalenza del diabete non era associata alla qualità ambientale complessiva, cumulativa, per tutte le contee degli Stati Uniti, ma le associazioni variavano per domini specifici e per stato rurale-urbano. La qualità ambientale complessiva era fortemente associata alla prevalenza totale del diabete negli strati meno urbanizzati e scarsamente popolati. Per tutte le contee, l’associazione più forte è stata osservata nel dominio sociodemografico, che ha mostrato un aumento della prevalenza totale del diabete di 2,77 nelle contee con scarsa qualità sociodemografica rispetto alle contee con la migliore qualità sociodemografica. Inoltre, sia la prevalenza del diabete diagnosticato che quella non diagnosticata erano fortemente associate al dominio sociodemografico quando si considerano tutte le contee. Coerentemente con i dati che mostrano che i cambiamenti nella qualità dell’aria possono aumentare rapidamente la resistenza all’insulina, potrebbe essere consigliabile consigliare ai pazienti di evitare alti livelli di inquinanti atmosferici. Ciò include evitare l’esercizio in prossimità di strade trafficate o durante i periodi di traffico intenso, nonché scegliere percorsi di pendolarismo efficienti che riducano al minimo il tempo trascorso nel traffico intenso. Ciò vale soprattutto per chi è dichiaratamente diabetico.

Studi associativi sono stati eseguiti negli ultimi anni anche per altre nazioni come la Malesia, l’Iran, il Brasile, la Cina ed altre nazioni con tasso molto elevato di urbanizzazione ed industrializzazione. Non ultima c’è anche l’Italia. Proprio in questi giorni, un team congiunto di ricercatori delle Università di Milano e Brescia ha pubblicato uno studio sull’associazione fra inquinamento urbano e diabete. Hanno valutato il rapporto tra inquinamento atmosferico e prevalenza del diabete nei Comuni della Città Metropolitana di Milano (hinterland), che comprendono oltre 3,4 milioni di cittadini. La prevalenza del diabete nella popolazione residente e le concentrazioni atmosferiche medie annuali di PM10 ed NO2 sono state recuperate dai dataset dell’Agenzia municipale per la Protezione della Salute e dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente. Tramite due modelli di regressione lineare, il team ha evidenziato una relazione positiva statisticamente significativa tra inquinanti atmosferici e prevalenza del diabete. Un aumento di un’unità di concentrazione di PM10 o NO2 si tè tradotto in un aumento rispettivamente dello 0,81% o dello 0,41% nella prevalenza del diabete.

I risultati di tutti gli studi compiuti sinora, hanno suggerito che la scarsa qualità dell’aria è associata ad un aumento del rischio di diabete nelle aree urbane, coerentemente con la letteratura scientifica precedente. Non bisogna attendere o sperare in lockdowns perché si possa dire “almeno adesso l’aria è più pulita”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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