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Problemi digestivi: a tavola con insalate e tisane per chi non vuole assumere farmaci

Chi non soffre di cattiva digestione, chiamata tecnicamente dispepsia?

Questo disturbo è piuttosto diffuso e molto sentito, accompagnato sovente da bruciore allo stomaco, eruttazione e pesantezza addominale, spesso seguite da stitichezza e sonnolenza. Questi ultimi sintomi compaiono per interferenza con le funzioni del fegato e del pancreas. Le cause alla base dei disturbi dispeptici possono essere di varia natura. Al primo posto sta sicuramente lo stress quotidiano dovuto al lavoro, agli impegni fatti di corsa, al nervosismo, all’alimentazione scorretta o eccessiva. In seconda battuta possono esserci o sovrapporsi l’abuso di farmaci analgesici presi per alleviare il mal di testa, che in realtà è venuto per la fretta dell’impegno precedente; e le infezioni da Helicobacter pylori. Ovviamente, anche le patologie ed i disturbi del tratto gastro-intestinale clinicamente dimostrati (es. insufficienza epatica, malattia di Chron, ecc.) possono comportare dispepsia. È ovvio che, viste le cause principali, il rimedio assoluto dovrebbe essere una vita serena, senza fretta e con i tempi giusti per gli impegni ed il mettersi a tavola.

Dato che nel 90% dei casi ciò non può essere ottenuto, si può ricorrere a presidi di vario genere. Ancor prima di assumere farmaci atti allo scopo, la tavola stessa ci suggerisce il da farsi attraverso piante o vegetali che si consumano come alimento o come spezia. Se il disturbo digestivo dipende da reale insufficienza organica a carico di un distretto dell’apparato digerente, si può scegliere di portare a tavola insalate a base di verdure con provata azione amaricante e stimolante le funzioni del fegato e della colecisti. La verdura rappresenta una componente alimentare che viene abitualmente associata al periodo estivo, o quando si ha desiderio di mantenersi leggeri, se si soffre di qualche disturbo digestivo o se non si accede a certe tipologie di alimenti (es. i soggetti celiaci). Vengono anche tradizionalmente associate alle diete ipocaloriche, rappresentando anche la base dell’alimentazione quotidiana di coloro che sono vegetariani per scelta. A dispetto del maggior consumo di lattuga, nelle sue varietà disponibili, altre verdure possono essere consumate come tali e non solo per “stare leggeri” o per “dimagrire”.

Invero, il contenuto di fibre vegetali può dipendere da verdura e verdura, ma contribuisce sicuramente ad aumentare il senso di sazietà e ridurre l’introito calorico vero. Il contenuto di acqua è superiore rispetto ad altre tipologie di alimento. Anche questo è di indubbio beneficio, specie per coloro che hanno la cattiva abitudine di idratarsi occasionalmente, minimizzando l’apporto giornaliero di acqua. Alcune tipologie di insalata, però, consumate regolarmente per un certo periodo di tempo possono esercitare dei veri e propri effetti biologici sul corpo. Questo dipende essenzialmente da costituenti della verdura stessa che, costantemente introdotti nella dieta, cominciano ad esercitare degli effetti simili a quelli indotti da farmaci. Gli effetti non sono tutti uguali e dipendono dalla specificità di principi attivi contenuti nella verdura stessa; tipici organi bersaglio sono fegato, intestino, milza, pancreas ed i reni. Oggi un po’ tutti soffriamo di problemi digestivi legati allo stress, alla fretta con cui si mangia o alla qualità di quello che si mette sotto i denti.

Ebbene, ecco le erbe alternative più comuni con cui si possono preparare insalate per coloro che hanno difficoltà digestive, ma non desiderano assumere farmaci.

Arancio amaro (Citrus aurantium var. amara)

Mentre è molto comune preparare insalate di arancio come tali o accoppiate ad altre verdure (es. cipolla), è molto difficile sentir dire di insalate di arancio amaro (o selvatico). L’estrema asprezza ed amarezza del succo, spesso maggiore di quella del pompelmo, ne scoraggiano in genere il consumo. Tuttavia, per i più audaci, si sottolinea che l’arancio amaro ha una frazione aromatica che combatte l’emicrania, poiché antagonizza il vasospasmo arterioso. L’aroma amaro, inoltre, permette un consistente svuotamento della colecisti, che ha effetto emulsionante sui grassi alimentari e può smuovere una digestione affaticata da un pasto eccessivamente calorico. 

Cicoria (Cichorium intybus)

E’ un’erba amara che piace in genere agli adulti ed agli anziani. Molte delle sue azioni benefiche azioni sull’apparato gastro-epatobiliare e renale, sono svolte da sesquiterpeni e dagli acidi fenolici. I suoi flavonoidi possono avere attività diuretica e depurativa epatica e, assieme ai fitosteroidi, sono anche dei buoni anti-infiammatori. Assieme al tarassaco, è una delle poche verdure con attività diuretica volumetrica azoturica, cioè capace di far eliminare al rene le scorie azotate (urea, creatinina, acido urico). Possiede triterpeni e cumarine che inibiscono l’alfa-glucosidasi intestinale, il che ne ha giustificato da secoli l’impiego nella medicina orientale come coadiuvante del diabete tipo II.

Ortica (Urtica dioica)

Per quanto possa sembrare assurdo la possibilità di utilizzare tale erba come alimento, si ricorda che dalla Toscana in su il risotto alle ortiche è una prelibatezza culinaria. L’ortica infatti è una pianta remineralizzante ed anti-anemica, contenendo molto ferro, silicio, calcio, fosforo e magnesio. E’ ricca di ammine biogene (serotonina, istamina, acetilcolina) che sono presenti anche nel tratto digestivo, e poiché alcalinizza il sangue è stata da sempre indicata alle donne con metrorragia (mestruazioni abbondanti). Sempre rivolta al femminile, è anche galattogena, facilita cioè la produzione di latte dopo il parto. Unica controindicazione: per la sua buona concentrazione di ammine biogene, non è indicata ai soggetti con ipertensione, emicrania o asma bronchiale vero.

Porcellana (Portulaca oleracea)

Chiamata anche portulaca, non è universalmente rinvenibile nel nostro territorio, ma ha un gusto curioso quanto dolciastro specie se condita con aceto. Ha una piccola componente con alcaloidi e triterpeni che sono spasmolitici, rendendola di aiuto in caso di crampi intestinali frequenti. È molto ricca di oligoelementi, ma anche di serotonina, adenina e dopamina, il che ne giustificherebbe l’azione ipnotica e sedativa, specie nelle difficoltà ad addormentarsi per cattiva digestione. Possiede infine dei polisaccaridi (zuccheri complessi), che impediscono al virus influenzale di penetrare le cellule delle mucose respiratorie.

Rucola (Eruca sativa)

Classico condimento di svariati piatti cotti e non, compare spesso nei secondi piatti e sulla pizza. Il suo aroma piccante-amaro è più accentuato se raccolta nel periodo estivo, perché più ricca di composti dello zolfo (tiocianati) ad azione disintossicante sul fegato, purificante delle vie biliari ed antibiotica. Questa azione determina svuotamento colecistico ed acidificazione del contenuto nello stomaco, il che può risolvere una digestione lenta. Queste proprietà a livello molecolare assomigliano a quelle di composti solforati contenuti in altre verdure come la senape, il rafano e le brassicacee come il cavolfiore. Questa classe di composti ha ricevuto negli ultimi 15 anni una notevole attenzione dal mondo scientifico, poiché sono capaci di esercitare effetti cosiddetti chemio-preventivi. La reattività di queste sostanze, sarebbe in grado di modificare il terreno cellulare, impedendo la trasformazione delle cellule normali esposte a sostanze cancerogene. 

In caso di riluttanza a consumare le sopracitate “insalate alternative”, c’è anche l’opzione delle tisane con attività lenitiva sui crampi allo stomaco, per contrastare il nervosismo che causa inappetenza e favorire la digestione, attività erboristica quest’ultima chiamata aperitiva. Si definisce aperitiva qualsiasi preparazione erboristica in grado di stimolare la secrezione gastrica, con conseguente stimolo dell’appetito. L’aperitivo, oltre ad esplicare l’azione stimolante, può avere perciò un’importante azione digestiva. Solitamente, le tisane a base di droghe amare si devono assumere 15-20 minuti prima del pasto. Vanno sorseggiate il più a lungo possibile, in modo tale da indurre la secrezione gastrica e preparare lo stomaco alla digestione. Esiste la possibilità di scegliere il tipo di tisana a secondo del problema organico di fondo. Ecco le tisane da scegliere, in base alle patologie che possono stare dietro alla dispepsia.

Stress e nervosismo

Solitamente ci si orienta verso tisane dotate di potere calmante sul sistema nervoso e sull’eccitabilità cardiaca. Melissa e camomilla sono le erbe principali per controllare gli spasmi intestinali su base nervosa, e ridurre il carico di stress a livello del cuore. Spesso, infatti, la cattiva digestione si associa di riflesso a palpitazione. Questo dipende dalla distensione gastrica che stira il nervo vago giacente sul fondo dello stomaco, che di riflesso può causare tachicardia e palpitazione. Per contrastare l’influenza del nervosismo cardiaco sopra la digestione, si può ricorrere anche ad una tisana dove è presente il biancospino. Possono essere assunte mezz’ora prima dei pasti principali, ossia pranzo e cena. Se ci si attiene strettamente alle dosi consigliate, è difficile che compaia l’effetto collaterale maggiore, ossia la sonnolenza che di giorno può influenzare le normali attività quotidiane. Queste tisane vanno bene anche per coloro che soffrono di “colon irritabile”, il più diffuso disturbo psicosomatico digestivo.

Cattivo tono gastrico

A causa del nervosismo, stress o preoccupazione che si scaricano direttamente sullo stomaco, nel tempo quest’organo può perdere il suo tono muscolare e avere scarsa peristalsi, cioè insufficiente capacità di svuotamento autonomo. Il migliore rimedio in questo caso sono le tisane di zenzero e di alloro. Lo zenzero è ricco di alcoli aromatici (gingeroli) ad azione antispastica sulla muscolatura gastro-intestinale e contro la nausea. Un abbinamento perfetto è quello tra zenzero e limone: tagliate mezzo limone a fette sottili e due fettine di zenzero e lasciarle bollire per 5 minuti. L’alloro è ricco invece di eucaliptolo ed eugenolo, due alcoli balsamici che favoriscono la digestione. Nel caso dell’alloro, l’accoppiata con il limone prevede l’uso esclusivo della buccia, ricca di terpeni balsamici (limonene, terpineolo, ecc.). Per chi non lo sapesse, mangiare anche foglie di basilico o metterle a macerare in una tisana, può giovare al tono gastrico, grazie all’analogia dei principi attivi simili a quelli dell’alloro e del timo.

Insufficienza epato-biliare

Le tisane elettive per depurare il fegato e favorire i processi epatici della digestione, sono quelle a base di menta, rosmarino e tarassaco. Queste piante sono ricche di alcoli, terpenici e acidi organici ad azione antispastica sui dotti biliari, decongestionano le vie epatiche e la circolazione sanguigna interna all’organo. Il tarassaco ha azione disintossicante sulle cellule del fegato poiché induce enzimi definiti di “fase 2”, coinvolti nella metabolizzazione di farmaci, sostanze estranee e composti potenzialmente cancerogeni. Usare la pianta intera di rosmarino e menta è preferibile sull’estratto secco, perché fresche esse sono più ricche in alcoli e terpeni antispastici. Le classiche tisane usate per il gonfiore (finocchio, anice, centaurea) possono avere un beneficio marginale se il problema di fondo è, in realtà, una difficoltà di corretto funzionamento del fegato. A volte il problema può risiedere in una cattiva peristalsi della colecisti che non svuota la bile all’atto digestivo. Una tisana a base di fumaria (Fumaria officinalis), tiglio (Tilia argentea) e/o rosmarino può permettere un delicato svuotamento biliare.

Malattie infiammatorie intestinali

Sono molte le persone che, a causa di severe patologie a carico dell’apparato digerente, hanno difficoltà digestive. Solitamente ci si riferisce ad insufficienze epatiche da cirrosi, malattia di Chron ed intolleranza al glutine, una condizione che sembra essere molto più frequente della stessa celiachia e che comporta difficoltà digestive di cui spesso non si trova spiegazione. In questo caso, le tisane dedicate devono avere effetto anti-infiammatorio. Quelle specifiche sono a base di incenso indiano (Boswellia serrata), curcuma, malva e ancora una volta zenzero. La boswellia e la curcuma sono ricche di composti aromatici e triterpeni a comprovata azione antiflogistica; non a caso, sono efficaci anche nelle affezioni infiammatorie articolari e ossee. La malva e lo zenzero, invece, esercitano effetto contro l’infiammazione per il loro contenuto di polifenoli e alcoli aromatici. La camomilla ed il partenio (Tanacetum parthenium; una pianta simile alla margherita) grazie ai loro composti aromatici e sesquiterpenici, sono dei potenti lenitivi delle mucose ed hanno azione antinfiammatoria diretta.

Ad ognuno la sua soluzione naturale, dunque.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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