HomeMALATTIEMALATTIE ENDOCRINE E METABOLICHELe dislipidemie: correggerle con stile di vita, terapie dedicate ed alimentazione

Le dislipidemie: correggerle con stile di vita, terapie dedicate ed alimentazione

Definizione

Per dislipidemia si intende un’alterazione del profilo dei grassi (lipidi) nel sangue (colesterolo e/o trigliceridi). Il termine, di per sé, è quindi generico e richiede un’ulteriore indicazione del/dei parametro/i alterato/i. Allo stato attuale il motivo di preoccupazione non è rappresentato tanto dal valore di laboratorio in sé, quanto dai rischi nel lungo termine di complicanze, soprattutto quelle cardiovascolari.

Cause riconosciute

Le dislipidemie possono essere congenite o acquisite. Nel primo caso esse hanno una base ereditaria: si trasmettono di padre in figlio all’interno di un nucleo familiare e per tale ragione si possono riconoscere già in età pediatrica. Ci sono ipercolesterolemie ed iper-trigliceridemie familiari su base genetica, ma sono solamente oggetto di studio per la comprensione del metabolismo dei grassi in caso di alterazioni metaboliche imposte da mutazioni. Le forme acquisite sono sicuramente le forme più comuni e sono legate per lo più a una dieta scorretta (iperlipidica o ipercalorica). Oppure possono essere conseguenti alla presenza di altre malattie (es. obesità, diabete, patologie della tiroide) o all’assunzione di alcuni farmaci (soprattutto antidepressivi).

Negli ultimi dieci anni i ricercatori hanno confermato il ruolo centrale del microbiota intestinale nella comparsa di dislipidemia e diabete. La flora batterica intestinale comprende migliaia di specie batteriche che vivono in equilibrio per la salute del nostro corpo. L’alimentazione ha un profondo effetto sulla sua composizione, cosi come l’assunzione di voluttuari (farmaci, alcolici e fumo di sigaretta). Il microbiota ha la capacità di influenzare l’assorbimento dei trigliceridi e del colesterolo alimentare e di rilasciare fattori umorali (acidi grassi a catena corta, ammine biogene) in grado di condizionare il fegato nella loro processazione. Lo squilibrio dietetico oggi viene visto come la causa principale della comparsa di dislipidemie, a causa sia di abitudini che convinzioni alimentari errate.

Possibili sintomi associati

Il vero problema delle dislipidemie che maggiormente preoccupa è l’assenza di sintomi. Non c’è una sintomatologia specifica come possa manifestarsi in una malattia acuta (infettiva, ad esempio). Almeno finché non subentrano complicanze legate ad aterosclerosi, eventi acuti, quali infarto o ictus, o alle eventuali malattie a cui sono conseguenti. Un aumento dei valori di colesterolo e/o trigliceridi viene annoverato a tutti gli effetti tra i fattori di rischio cardiovascolare e non causa sintomi sensibili. Tuttavia, si associa a una maggiore incidenza di un ampio spettro di condizioni, dalla disfunzione erettile (impotenza) alla cerebrovasculopatia con disturbi della memoria, dai disturbi visivi alle alterazioni renali.

La compresenza di altri fattori, tra cui ipertensione arteriosa, diabete e abitudine al fumo (tabagismo) determina un’amplificazione del rischio cardiovascolare globale di un individuo. In questo caso possono comparire disturbi circolatori periferici (minore afflusso di sangue alle estremità, distrofie vascolari) perché questi fattori di rischio indeboliscono l’albero vascolare. Il diabete, poi, si associa facilmente a vasculopatia periferica che è facilmente aggravata da placche ateromasiche. Quindi, i veri sintomi delle dislipidemie sono  quelli che compaiono dai fattori di rischio o dalle complicanze metaboliche postume.

Dislipidemie – Diagnosi

La diagnosi si avvale di un semplice esame del sangue. La concentrazione del colesterolo (colesterolemia) è il primo e il più importante valore da controllare almeno una volta l’anno: il valore desiderabile è inferiore a 200 mg/dl, il livello di guardia è tra 200-239 mg/dl e quello di rischio oltre i 240 mg/dl. Importanti sono anche i livelli del colesterolo “buono” – detto così in quanto meno dannoso per le arterie – o HDL (meno di 35 mg/dl: rischio alto; oltre 60 mg/dl: livello desiderabile ) e quelli del colesterolo “cattivo” o LDL (meno di 130 mg/dL: valore desiderabile; tra 130 e 159 mg/dl: livello soglia; oltre 160 mg/dl: rischio alto).

Per i trigliceridi i valori normali sono compresi tra 70 e 170 mg/dl. Queste considerazioni, tuttavia, sono riviste dai dati ottenuti dai più recenti studi svedesi che dimostrano come in realtà, sia il colesterolo HDL che LDL troppo alti possono causare praticamente lo stesso rischio cardiovascolare. Queste affermazioni provengono da revisioni di dati clinici e dall’ampliamento delle conoscenze sul metabolismo delle lipoproteine, dei loro recettori e sul loro riciclaggio cellulare e tra intestino e fegato. A questo si aggiungono le influenze, come sopra detto, del microbiota intestinale sull’assorbimento dei grassi alimentari, la cui alterazione può condurre a dislipidemie persino con una alimentazione regolare.

Dislipidemie – Interventi ed opzioni

Il primo approccio alle dislipidemie prevede l’adozione di uno stile di vita corretto, mirato a contrastare la sedentarietà e a impostare un regime dietetico improntato alla varietà e all’equilibrio tra i vari macronutrienti (proteine, zuccheri e grassi), con particolare attenzione alla moderazione dell’assunzione di carboidrati e trigliceridi. E’ opinione comune infatti, che sia l’apporto dei grassi a far aumentare la produzione di trigliceridi nel corpo. E’ invece dal metabolismo dei carboidrati che derivano i precursori (Acetil-coenzima A e glicerolo) per la sintesi dei trigliceridi. Una conferma di questo principio si ritrova nella dieta chetogenica: essa prevede alimenti ricchi di grassi benefici, proteine ed appena il 10% del fabbisogno di carboidrati. Ed i risultati sono inequivocabili.

In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi terapeutici con la sola alimentazione si rende necessario il ricorso a farmaci, quali le statine, che bloccano la produzione del colesterolo da parte del fegato, farmaci sequestranti gli acidi biliari (resine che favoriscono l’eliminazione degli acidi biliari come la colestiramina), o l’ezetimibe, che contrasta l’assorbimento di colesterolo dall’intestino, fibrati e derivati dell’acido nicotinico. Questi ultimi due agiscono anche sui valori di trigliceridi. Le statine di nuova generazione (es. rosuvastatina), oltre ad interferire con la sintesi del colesterolo hanno anche azione anti-infiammatoria e stabilizzante sulla placca ateromatosa instabile.

Terapie alternative

Più che alternative si potrebbero definire complementari, in quanto strategie di supporto alle terapie farmacologiche. Si avvalgono di integratori o componenti dietetici quali:

  • acidi grassi omega-3, dotati di attività anti-aterosclerotica, protettiva sul cuore e favorente la genesi di colesterolo HDL; essi sono antinfiammatori ed agiscono con meccanismi multipli sul metabolismo di glucosio, acidi grassi saturi e colesterolo.
  • steroli vegetali, che competono con il colesterolo per l’assorbimento intestinale; altri componenti, quale il policosanolo, complesso di alcoli estratti dalla canna da zucchero, che riduce la produzione di colesterolo e anche sui trigliceridi.
  • L’uso di alimenti fermentati funzionali come yogurt, kefir, kombucha ed altri è incoraggiato in caso di dislipidemia. Essi aiutano a spostare la composizione batterica intestinale verso una flora che tiene sotto controllo i batteri Gram-negativi, che è stato riconosciuto avere influenza negativa sul metabolismo dei grassi.

Consigli alimentari

Gli alimenti consigliati sono:

carni bianche (pollo, tacchino, petto di faraona, agnello, coniglio), tutti i tipi di pesce magri (esempio merluzzo, sogliola, orata), latte scremato, yogurt, ricotta, pane integrale, verdure, legumi e frutta, olio di oliva, soia, girasole e mais.

Da assumere con moderazione:

carne di bovino adulto, wurstel, coscia di faraona, capitone, anguilla, molluschi, aragosta e crostacei, latte parzialmente scremato, mozzarella, fontina, robiola, uova, gelato, crostata, grissini e fette biscottate.

Da evitare sono:
insaccati (salame, pancetta, coppa, salsiccia, cotechino), patè di fegato, latte intero, panna, asiago, provolone, gorgonzola, mascarpone, brie e formaggi grassi o stagionati. liquori, aperitivi alcolici, sughi soffritti, marzapane, crema al burro, cioccolato, gelato con panna, burro, lardo, strutto, olio di arachidi.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.
Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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