Home BENESSERE & SALUTE (Op)pressione mentale: come lo stress ossidativo guida la comparsa della paura

(Op)pressione mentale: come lo stress ossidativo guida la comparsa della paura

È diventato un luogo comune che lo stress mentale è dannoso per la salute ed è noto che le persone con disturbi mentali hanno un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiache, diabete ed un’aspettativa di vita significativamente ridotta. La paura è un’emozione che in certi contesti può avere la sua efficacia costruttiva sull’esperienza personale. Ma quando la paura si protrae per lungo tempo, può diventare fonte di patologia fino a sfociare nella malattia mentale.

Il sistema di difesa dell’amigdala e come si innesca

Il sistema di difesa dalla paura è un sistema innato che organizza risposte difensive tipiche della specie alle minacce che promuovono la sopravvivenza. L’attivazione del comportamento difensivo inizia con una reazione di eccitazione elaborata dall’amigdala che si manifesta senza consapevolezza cosciente. La percezione cosciente di questa reazione è la sensazione di ansia. In situazioni di minaccia ineludibile, i mammiferi reagiscono con tonica immobilità. Questa difesa terminale ha la funzione di disattivare il riflesso di uccisione del predatore quando il mammifero è stato catturato. Negli esseri umani, questa difesa è caratterizzata da esperienze di intorpidimento, paura, distorsioni percettive come derealizzazione, depersonalizzazione e disperazione. Una risposta di difesa simile è l’immobilità collassata (negli esseri umani, ad esempio, svenimento indotto dalla paura a causa di ipossia cerebrale). L’ultima risposta è l’immobilità quiescente, che si verifica all’indomani di periodi di stress acuto quando il mammifero è tornato in un ambiente sicuro e serve il recupero.

Questa risposta difensiva è il meccanismo cerebrale alla base di condizioni cliniche come sindromi dolorose croniche o esaurimento prolungato. Queste reazioni di difesa hanno percorsi neuroumorali specifici che comprendono l’amigdala, l’ipotalamo, il grigio periacqueduttale e i nuclei simpatico e vagale. Stimoli innati o minacce esterne possono innescare il sistema di difesa dalla paura. Nell’uomo, ad esempio, l’esposizione al rumore o a stimoli uditivi avversivi rappresenta uno stimolo naturale che attiva l’amigdala. L’esposizione a fattori di stress psicosociali come il basso reddito e le zone residenziali povere sono minacce esterne diffuse che attivano il sistema di difesa dalla paura con effetti dannosi sulla salute e sulla sopravvivenza. Le esperienze di attaccamento con i genitori giocano un ruolo critico nell’acquisizione di comportamenti cognitivi e affettivi complessi e giocano un ruolo unico nel condizionamento alla paura.

Pertanto, le avversità precoci nel caregiver come l’abuso (fisico, emotivo, sessuale) o l’abbandono dei bisogni emotivi del bambino (ad esempio, a causa di disturbi mentali dei genitori o perdite precoci di persone che si prendono cura di persone o avversità sociali) sono fattori di stress molto potenti per il neurosviluppo. Questi effetti sono particolarmente elaborati dall’amigdala e dalla corteccia prefrontale mediale (mPFC). Questa struttura cerebrale è importante per la cognizione sociale e la regolazione delle emozioni e del comportamento. Le emozioni sono il principale sistema motivazionale degli esseri umani e dei regolatori intra- e inter-personali. Possono essere influenzati negativamente da aspetti caratteriali ed anche da cattive abitudini volontarie (fumo stesso, abuso di alcol, droghe ed anche farmaci).

Come cambia l’amigdala con la paura cronica

L’amigdala è il centro cerebrale della processazione della paura. I fisiologi sono arrivati a questa conclusione negli anni ’60 quando hanno analizzato gli effetti della paura sui gatti. La reazione di questi animali ad uno stimolo che mette loro paura per un certo tempo, fa attivare l’amigdala ed innescare la loro reazione di rabbia specie se contro una minaccia che non possono fronteggiare. Studi più recenti di neuroimaging applicati agli animali ed all’uomo, hanno evidenziato che a seguito di uno stress mentale (o psicologico) di paura reiterata l’amigdala accelera il suo metabolismo, produce radicali liberi (stress ossidativo) e può andare anche incontro ad infiammazione vera e propria. Quest’ultima di evidenzia dagli infiltrati cellulari di macrofagi cerebrali (microglìa). L’aumento dell’attività metabolica dell’amigdala può indurre l’attivazione del midollo osseo e quindi ha aumentato il rilascio di cellule infiammatorie con la conseguenza di un aumento dell’infiammazione vascolare.

Il tutto semplicemente attraverso le vie del sistema nervoso simpatico (adrenalina) che regolano la paura stessa. Gli stessi percorsi sono stati chiariti in un campione di pazienti con psoriasi, una malattia cutanea infiammatoria cronica: L’aumento dell’attività metabolica dell’amigdala ha portato all’attivazione del sistema ematopoietico con un aumento del rilascio di monociti attivati che stimolano l’infiammazione e l’aterosclerosi. Altri studi di neuroimaging hanno dimostrato che l’attività dell’amigdala era associata all’adiposità viscerale basale, nonché a un aumento dell’adiposità viscerale e allo sviluppo del diabete mellito indipendente dall’adiposità. Ancora una volta, questi effetti dannosi sulla salute erano principalmente mediati dall’aumento della produzione pro-infiammatoria di globuli bianchi indotta dall’attivazione del sistema di difesa dalla paura. Un’altra dimostrazione pratica di come lo stress cronico comprometta le difese immunitarie.

L’integrazione con l’asse ormonale HPA

La cascata neurochimica indotta dall’attivazione disadattiva del sistema di difesa dalla paura correlato all’amigdala può provocare conseguenze a lungo termine come infiammazione, aterosclerosi, cambiamenti nella sensibilità all’insulina e malattie cardiovascolari. L’attivazione cronica dell’amigdala porta all’attivazione del sistema nervoso simpatico (SNS) e dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). La cascata dell’asse HPA è altamente efficace nel mantenere l’allostasi e l’adattamento agli stimoli stressanti. Nella depressione, l’attività dell’asse HPA è associata a ipercortisolemia e ridotto feedback inibitorio. Negli individui solitari, l’attivazione dell’asse HPA è un risultato coerente. L’asse HPA è mediato dal fattore di rilascio della corticotropina (CRF), l’ormone adrenocorticotropo (ACTH). Quando stimolato, l’asse HPA rilascia rapidamente alte concentrazioni di glucocorticoidi, con conseguente aumento del metabolismo cellulare e formazione spontanea di radicali di ossigeno e azoto.

Il rilascio di glucocorticoidi segue il ritmo circadiano, con i livelli più alti che si verificano al mattino e i livelli più bassi la sera. I glucocorticoidi governano la funzione fisiologica, inclusa l’immunità, la sensibilità all’insulina, l’attività cardiovascolare, i processi riproduttivi e la neurodegenerazione. Funzionano attraverso la modulazione dell’espressione genica tramite i loro recettori nucleari. Risultati precedenti suggeriscono che i recettori glucocorticoidi possono traslocare nei mitocondri e modulare l’espressione genica mitocondriale. La resistenza ai glucocorticoidi può essere potenziata dalle citochine infiammatorie. La regolazione della funzione mitocondriale da parte del corticosterone è associata alla neuroprotezione. Il trattamento con alte dosi di corticosterone è tossico per i neuroni corticali, mentre il trattamento con basse dosi di corticosterone ha un effetto neuroprotettivo.

Lo stress ossidativo e le malattie mentali

I disturbi mentali sono associati all’aumento dell’infiammazione. Questa relazione è stata dimostrata per i disturbi d’ansia (disturbo post-traumatico da stress, disturbo d’ansia generalizzato, disturbo di panico e disturbi fobici), disturbi da sintomi somatici e in particolare per la depressione maggiore. Nei pazienti depressi, l’infiammazione è associata a cambiamenti neurochimici, neuroendocrini e comportamentali. I processi infiammatori aumentano la produzione di radicali liberi (ROS e RNS) e lo stress ossidativo sia nel sistema nervoso centrale che periferico. I disturbi depressivi, infatti, sono associati a biomarkers di aumento dello stress ossidativo. Lo stress ossidativo è causa di invecchiamento precoce, che si riflette nell’accorciamento dei telomeri nei pazienti con depressione maggiore e svolge un ruolo nell’insorgenza e nel decorso della depressione.

Inoltre, esiste una correlazione negativa tra depressione e stato antiossidante. Nei pazienti con disturbo depressivo maggiore, il trattamento a lungo termine con farmaci antidepressivi ha avuto effetti positivi sul danno ossidativo e sul profilo infiammatorio, nonché sulle attività degli enzimi antiossidanti. Anche l’integrazione con molecole che modulano lo stato ossidativo e infiammatorio allo stesso tempo, pare avere effetto migliorante sul decorso dei pazienti depressi, che assumano antidepressivi o meno. Questo è il caso, per esempio, degli acidi grassi omega-3; un effetto ancora poco chiaro sembra averlo la vitamina D. La psicoterapia, infine, può modulare lo stress ossidativo anche nei pazienti con depressione maggiore. Inoltre, la psicoterapia, attraverso l’etichettatura affettiva (cioè esprimere i sentimenti in parole) può ridurre l’ansia.

Le implicazioni cliniche e sociali

A livello di popolazione, azioni per superare le disparità sociali e aumentare gli ambienti sani e sicuri rappresenterebbero misure per ridurre l’ansia, l’infiammazione e lo stress ossidativo come possibili micce per la comparsa di malattie mentali. Ma ulteriori approcci basati sulla popolazione sono misure legislative per promuovere la nutrizione antiossidante e uno stile di vita fisicamente attivo, come raccomandato dalle recenti linee guida. A livello individuale, gli interventi farmacologici potrebbero essere potenzialmente utili. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) possono ridurre la reattività dell’amigdala e lo stress ossidativo. I beta-bloccanti attenuano le risposte delle catecolamine indotte dallo stress a livello centrale (incluso nell’amigdala) e periferico. Le statine hanno effetti antinfiammatori e antiossidanti e potrebbero essere utili per il decorso dei disturbi mentali.

E’ almeno dal 2015, poi, che ci sono prove scientifiche di come l’integrazione alimentare con certi antiossidanti abbia un impatto positivo sulla modulazione di ansia, depressione e comportamenti ossessivo-compulsivi. Sono stati tentati trials pilota con semplici antiossidanti come la N-acetil-cisteina, il coenzima Q e le vitamine C ed E; ed i risultati sono stati giudicati statisticamente significativi. Si sospetta che altre molecole come la taurina, la melatonina e sali minerali come il selenio possano avere un effetto simile. Infine, gli interventi psicologici sono utili. Esistono molti interventi basati sull’evidenza per migliorare l’adattabilità del sistema di difesa dalla paura, migliorare la salute emotiva e migliorare lo stile di vita, che vanno dalla cura intensiva della salute mentale, alla psicoterapia alla meditazione consapevole per migliorare la cura di sé e il rilassamento.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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