Home PSICHE & SALUTE Solitudine e saggezza: una scelta che richiede "fegato" o intestino?

Solitudine e saggezza: una scelta che richiede “fegato” o intestino?

Potrebbe essere necessario coraggio – o più precisamente, un microbioma intestinale diversificato – per raggiungere la saggezza e respingere la solitudine. O forse è il contrario, riferiscono i ricercatori della UC San Diego. L’evoluzione della scienza della saggezza si basa sull’idea che i tratti definiti della saggezza corrispondano a regioni distinte del cervello e che una maggiore saggezza si traduce in una maggiore felicità e soddisfazione nella vita, mentre essere meno saggi si traduce in conseguenze negative opposte. Gli scienziati hanno scoperto in più studi che le persone ritenute più sagge sono meno inclini a sentirsi sole mentre quelle che sono più sole tendono anche ad essere meno sagge. In un nuovo studio, pubblicato lo scorso marzo sulla rivista Frontiers in Psychiatry, i ricercatori della University of California San Diego School of Medicine approfondiscono la connessione tra saggezza, solitudine e biologia, riportando che saggezza e solitudine sembrano influenzare (e/o essere influenzato da) diversità microbica dell’intestino. Il microbiota intestinale umano è composto da trilioni di microbi che risiedono all’interno del tratto digestivo. I ricercatori conoscono da tempo “l’asse intestino-cervello”.

Questa è una rete complessa che collega la funzione intestinale ai centri emotivi e cognitivi del cervello. Questo sistema di comunicazione a due vie è regolato dall’attività neurale, dagli ormoni e dal sistema immunitario; le alterazioni possono provocare interruzioni della risposta allo stress e dei comportamenti, hanno detto gli autori, dall’eccitazione emotiva alle capacità cognitive di ordine superiore, come il processo decisionale. Studi precedenti hanno associato il microbiota intestinale a disturbi della salute mentale tra cui depressione, disturbo bipolare e schizofrenia, oltre a tratti di personalità e psicologici considerati componenti chiave della saggezza biologicamente basati. Ricerche recenti hanno collegato il microbioma intestinale al comportamento sociale, comprese le scoperte secondo cui le persone con reti sociali più grandi tendono ad avere microbioti intestinali più diversificati. Il nuovo studio ha coinvolto 187 partecipanti, di età compresa tra 28 e 97 anni, che hanno completato misure convalidate di solitudine, saggezza, compassione, supporto sociale e impegno sociale. Il microbiota intestinale è stato analizzato utilizzando campioni fecali.

La diversità microbica intestinale è stata misurata in due modi: alfa-diversità, riferendosi alla ricchezza ecologica delle specie microbiche all’interno di ogni individuo, e beta-diversità, riferendosi alle differenze nella composizione della comunità microbica tra gli individui. Gli scienziati hanno scoperto che livelli più bassi di solitudine e livelli più alti di saggezza, compassione, supporto sociale e impegno erano associati a una maggiore ricchezza filogenetica e diversità del microbioma intestinale. Gli autori hanno affermato che i meccanismi che possono collegare la solitudine, la compassione e la saggezza con la diversità microbica intestinale non sono noti, ma hanno osservato che la ridotta diversità microbica rappresenta tipicamente una peggiore salute fisica e mentale ed è associata a una varietà di malattie, tra cui obesità, malattie infiammatorie. malattie intestinali e disturbo depressivo maggiore. Un microbiota intestinale più diversificato potrebbe essere meno suscettibile all’invasione di agenti patogeni esterni, il che potrebbe contribuire e aiutare a promuovere una migliore resilienza e stabilità della comunità.

La relazione tra solitudine e diversità microbica era particolarmente forte negli anziani, suggerendo che gli anziani potrebbero essere particolarmente vulnerabili alle conseguenze della solitudine legate alla salute, il che è coerente con la ricerca precedente. Al contrario, i ricercatori hanno affermato che il supporto sociale, la compassione e la saggezza potrebbero conferire protezione contro l’instabilità del microbiota intestinale legata alla solitudine. Una microflora intestinale sana e diversificata può tamponare gli effetti negativi dello stress cronico o aiutare a modellare comportamenti sociali che promuovono la saggezza o la solitudine. Hanno notato che gli studi sugli animali suggeriscono che il microbiota intestinale può influenzare i comportamenti e le interazioni sociali, sebbene l’ipotesi non sia stata testata negli esseri umani. La complessità dell’argomento e i limiti dello studio, come l’assenza di dati sulle reti sociali degli individui, la dieta e il grado di isolamento sociale oggettivo rispetto ai rapporti soggettivi di solitudine, sostengono gli studi più ampi e più lunghi, secondo gli autori.

Questi studi hanno implicazioni per capire, per esempio, non solo chi conduce una vita solitaria (da single, se si vuole), ma anche di personaggi con credi religiosi particolari che seguono la reclusione ed il ritiro spirituale. Questi gruppi, inoltre, seguono in genere diete fisse, poco variabili anche se sicuramente molto ricche di alimenti naturali e vegetali. Non è chiaro a questo punto se il microbiota di queste persone le ha predisposte alle loro scelte spirituali o di socializzazione; o al contrario, se queste hanno determinato le variazioni del microbiota che, a sua volta, potrebbe aver stabilizzato la chimica cerebrale verso precise scelte di solitudine. Secondo gli scienziati è possibile che la solitudine possa provocare una diminuzione della stabilità del microbioma intestinale e, di conseguenza, una ridotta resistenza e resilienza alle interruzioni legate allo stress, portando a effetti fisiologici a valle, come l’infiammazione sistemica. Le comunità batteriche con una bassa diversità alfa possono non manifestare una malattia conclamata, ma possono essere meno che ottimali per prevenire la malattia. Pertanto, le persone sole possono essere più suscettibili allo sviluppo di diverse malattie.

La solitudine può portare a cambiamenti nel microbioma intestinale o, reciprocamente, alterazioni dell’ambiente intestinale possono predisporre la chimica cerebrale di un individuo a diventare solo. E’ un’ipotesi affascinante che meriterebbe ulteriori studi.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica

Pubblicazioni scientifiche

Nguyen TT et al. Front Psychiatry 2021 Mar; 12:648475. 

Nguyen TT et al. J Clin Psychiatry 2020; 81:20m13378.

Lee EE, Depp C et al. Int Psychogeriatr. 2019; 31:1447.

Day FR, Ong KK et al. Nat Commun. 2018; 9:2457. 

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com

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