HomeALIMENTAZIONE & SALUTEArterie sane nella vecchiaia? E' possibile farlo a tavola, ma da giovani

Arterie sane nella vecchiaia? E’ possibile farlo a tavola, ma da giovani

Esiste la possibilità di mantenere le arterie in buona salute, come quelli di un giovane adulto, anche in età avanzata? A differenza di persone affette da diabete, obesità, sindrome metabolica ed ipertensione cronica, coloro senza fattori di rischio per malattie cardiovascolari possono preservare le arterie con buona efficacia. Questa nozione è nota da circa 5 anni, quando fu pubblicato uno studio nel 2017 sulla rivista Hypertension. Il team esaminò i dati di 3200 adulti di età compresa fa 50-60 anni, per capire come la loro probabilità di invecchiamento vascolare (ridotta elasticità arteriosa) potesse essere influenzata da sette noti fattori di rischio: ipertensione, cattiva alimentazione, iperglicemia, ipercolesterolemia, obesità, sedentarietà e fumo. Ebbene, i soggetti più anziani che non presentavano almeno sei di questi fattori di rischio hanno avuto 10 volte più probabilità di mantenere una certa elasticità dei vasi sanguigni e il loro corretto funzionamento rispetto ai coetanei che sono riusciti ad evitare solo uno dei sette fattori di rischio.

 Il team sottolinea che il fattore patogenetico più importante sembra essere il diabete, specie se in associazione al sovrappeso. La correlazione fra sovrappeso, diabete e rigidità vascolare nasconde, infatti, un eccesso di infiammazione e squilibri neuro-ormonali, tipicamente associati a obesità e malattia diabetica. Nessuno dei partecipanti all’inizio dello studio presentava alcuna cardiopatia, ma dopo che i ricercatori hanno seguito la metà di loro per quasi 10 anni, il 10% degli individui hanno sviluppato malattie cardiache. I soggetti con le arterie sane hanno dimezzato (55%) le probabilità di sviluppare cardiopatie rispetto agli altri. Nel complesso, quasi il 18% dei partecipanti allo studio, hanno avuto un buon invecchiamento vascolare. Ciò ha incluso circa il 30% delle persone cinquantenni ed il 7% di quelle sessantenni, ma solo l’1% con 70 anni e oltre. Si è rilevato importante, hanno spiegato i ricercatori, non solo evitare il diabete e l’obesità ma anche mantenere bassi i livelli di colesterolo.

Altri fattori, come la dieta, il fumo e l’esercizio fisico, non sarebbero stati associati in modo indipendente con l’invecchiamento vascolare sano. Un limite dello studio è stato l’avere incluso solo individui caucasici, per cui i risultati ottenuti potrebbero non essere applicabili ad altri gruppi etnici. Inoltre, le correlazioni con dieta ed attività fisica non sono state completamente approfondite. Nonostante tutto, i risultati indicano che le scelte dello stile di vita potrebbero essere in grado di aiutare alcune categorie di individui a mantenere sane le proprie arterie, malgrado il normale invecchiamento. L’alimentazione, dall’altra parte, ha sicuramente la sua influenza. Ed è già noto che la scelta di certe categorie di alimenti a tavola è capace di influenzare positivamente la salute del cuore e dei vasi sanguigni. La universalmente riconosciuta Dieta Mediterranea è fra le più indicate per proteggere le arterie, data la enorme mole di dati scientifici che hanno confermato la sua validità per le cardiovasculopatie, l’insufficienza renale cronica e la malattia diabetica.

L’introito di acidi grassi poli-insaturi (omega-3; ALA, DHA, EPA) tramite pesce, olii vegetali, semi di lino, semi di zucca, mandorle e noci è raccomandato per la costante protezione dell’endotelio vasale. Se non fosse possibile accedere tutte queste fonti, l’integrazione esterna è ampiamente disponibile. Un altro fattore alimentare che protegge e mantiene l’elasticità arteriosa è il mirtillo. La sua ricchezza di polifenoli è il fattore critico per la protezione endoteliale, ed è diretta a tutto il sistema circolatorio, a prescindere dalla ristretta fama del mirtillo nel “migliorare la vista”. La ragione di questa affermazione è nella capacità dei polifenoli del mirtillo di fluidificare il sangue e sopprimere l’infiammazione del micro-circolo (arteriole e capillari), in questo caso a livello della retina. Le antocianine, le procianidine e gli acidi clorogenici sono i principi attivi anti-infiammatori ed antiossidanti del mirtillo. In particolare, le antocianine sono in grado di stimolare l’endotelio vasale a produrre ossido nitrico, il naturale mediatore della dilatazione arteriosa.

I mirtilli contengono anche una discreta quantità di vitamina C, ma il potere antiossidante maggiore spetta ai polifenoli. Come il mirtillo, anche altri frutti di bosco di colore scuro sono potenzialmente dotati dello stesso effetto. Quindi gelsi neri e more sono quelle più direttamente in lista. Il problema è che queste sono a disponibilità limitata. I gelsi nell’area mediterranea sono disponibili solamente nel mese di giugno; le more, possono coprire il periodo luglio-settembre, ma la loro disponibilità commerciale è molto limitata. E non tutti sanno o hanno voglia di avventurarsi fra i rovi per cogliere more in modo naturale. In aggiunta, quelle poche scorte reperibili hanno un prezzo unitario spesso non permissivo. Un altro frutto di bosco di colore scuro e potenzialmente utile per la salute dei vasi sanguigni è il ribes nero, che si può trovare in commercio come estratto erboristico o succo pronto. Ma la maggior parte di coloro che lo conoscono, associano il ribes nero alla prevenzione delle allergie, degli eczemi e dell’asma.

Esistono però dati della letteratura che indicano come il ribes nero ha effetti analoghi al mirtillo, non grazie alle sue virtù antiossidanti, ma ancora una volta all’azione delle antocianine. Questi frutti, dunque, rappresentano una fonte alimentare che non riceve l’apprezzamento che merita. Vale la pensa ricordare un punto centrale su cui quasi tutti sorvolano: il danno biologico si fa da giovani e lo si paga in età avanzata. La salute nella seconda parte della vita, perciò, va costruita nella prima parte: non esiste ad oggi alcun farmaco che ringiovanisce o riporti indietro gli sbagli alimentari o voluttuari commessi in gioventù.

  • a cura del Dottor Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Tomisawa T et al. Molecules. 2019 Nov; 24(23):4295.

Tabart J et al. Nutrition. 2018 Jul-Aug; 51-52:53-59.

Furuuchi R et al. PLoS One. 2018; 13(8):e0202051. 

Niiranen TJ et al. Circulation 2017; 136(13):1262-64.

Niiranen TJ et al. Hypertension 2017; 70(2):267-274.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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