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Proteine ai pasti si, ma più spesso vegetali: così possiamo proteggere meglio il cuore

Indipendentemente da razza, etnia o sesso, le malattie cardiovascolari (CVD) come lo scompenso cardiaco cronico, l’infarto del miocardio e l’ictus sono la principale causa di mortalità in tutto il mondo. La quantità e la qualità della nostra dieta quotidiana svolgono un ruolo significativo sia nella prevenzione che nel trattamento delle malattie cardiovascolari. Ad esempio, è stato dimostrato che una dieta a base da carni lavorate, zuccheri aggiunti e grassi saturi aumenta significativamente i livelli di colesterolo e, di conseguenza, il rischio individuale di malattie cardiache. A paragone, è stato dimostrato che una dieta che include una maggiore quantità di verdure e cereali e una quantità ridotta di carne riduce significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Oltre a determinare il rischio individuale di malattie cardiovascolari in base alla composizione dei pasti, diversi studi hanno anche esaminato come l’orario dei pasti può alterare determinati parametri metabolici e fisiologici. Ad esempio, è stato dimostrato che il rischio di obesità aumenta nelle persone che saltano la colazione, mangiano tardi e fanno pasti sostanziosi a cena.

In uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, i ricercatori della Harbin Medical University in Cina hanno scoperto che sostituire un pasto di proteine animali a cena con proteine vegetali potrebbe ridurre del 10% il rischio di alcune malattie cardiovascolari. La qualità del cibo che un individuo mangia, così come l’ora in cui consuma questi pasti, può svolgere un ruolo nel determinare il rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia, ad oggi, non esiste uno studio scientifico che valuti come il consumo di determinati alimenti in momenti specifici della giornata possa, insieme, aumentare o ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Per esaminare ulteriormente questa relazione, un gruppo di ricercatori ha studiato l’associazione di sottotipi di consumo di macronutrienti a cena rispetto a colazione con la presenza di alcune malattie cardiovascolari. A tal fine, sono stati inclusi nello studio un totale di 27.911 partecipanti dello studio NHANES, condotto tra il 2003 e il 2016.

In questo studio, il consumo eccessivo di carboidrati di bassa qualità, inclusi cereali raffinati, succhi di frutta, patate e altre verdure amidacee, nonché zuccheri aggiunti, insieme a proteine ​​animali tra cui carne rossa non lavorata, carne lavorata, pollame, frutti di mare, latticini, e le uova, a cena, piuttosto che a colazione, erano associate a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari. A paragone, gli individui che hanno consumato un pasto con una composizione simile a colazione avevano un ridotto rischio cardiaco. Presi insieme, questi risultati suggeriscono che l’orario dei pasti gioca un ruolo importante nella regolazione metabolica. I ricercatori hanno anche esplorato gli effetti della sostituzione isocalorica con una diminuzione di una porzione di carboidrati di bassa qualità o proteine ​​animali, con un aumento di una porzione di carboidrati di alta qualità o proteine vegetali a cena in individui cardiopatici. Ebbene, questa sostituzione ha ridotto il rischio sia di insufficienza cardiaca congestizia che di ictus rispettivamente del 10% e del 12%.

Inoltre, è stato riscontrato che la sostituzione di una proteina animale con una proteina vegetale a cena riduce il rischio di infarto rispettivamente del 10% e dell’8%. E non è tutto. Un nuovo studio della stessa rivista ha scoperto che le persone che consumano due porzioni di frutta al giorno hanno il 36% di probabilità in meno di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a coloro che consumano meno di mezza porzione. I ricercatori hanno studiato i dati di 7.675 partecipanti dell’Australian Diabetes, Obesity and Lifestyle Study del Baker Heart and Diabetes Institute che hanno fornito informazioni sulla loro assunzione di frutta e succhi di frutta attraverso un questionario sulla frequenza alimentare. Hanno scoperto che i partecipanti che mangiavano più frutta intera avevano il 36% in meno di probabilità di avere il diabete a cinque anni. I ricercatori hanno scoperto un’associazione tra l’assunzione di frutta e i marcatori della sensibilità all’insulina, il che significa che le persone che consumavano più frutta dovevano produrre meno insulina per abbassare i livelli di glucosio nel sangue.

Un’osservazione questa che sembra un controsenso, poiché la frutta è popolarmente ritenuta molto ricca di carboidrati semplici (glucosio, fruttosio) che innalzano la glicemia molto velocemente. In conclusione, i pasti vanno eseguiti correttamente da inizio fino a conclusione giornata. Il saltare i pasti può essere consentito occasionalmente, ma nel tempo il metabolismo ne risente ed anche la predisposizione alle alterazioni metaboliche e d’organo. In parole povere, gli sgarri sono consentiti; l’importante è che non diventino la regola.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Hou W et al. J Clin Endocrinol Metab. 2021 May: dgab288.

Bondonno P et al. J Clin Endocrinol Metab. 2021 May 26.

Bondonno CP, Dalgaard F et al. Eur J Epidemiol. 2021 Apr 21. 

Lundgren J et al. New Engl J Med 2021; 384(18):1719-1730.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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