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Fattori nutrizionali e tipologie di dieta nella prevenzione del tumore mammario

Introduzione

Senza dover ricordare che il carcinoma della mammella è il tumore femminile più diffuso la mondo, il focus degli scienziati è quello di trovare modalità preventive efficaci oltre a quelle terapeutiche. La comunità scientifica è concorde nell’ammettere che uno stile di vita molto occidentale sia strettamente collegato alla sua fisiopatologia. Infatti, solamente il 5% dei tumori maligni al seno riconosce una base genetica; il resto è attribuibile a vari fattori ambientali e soggettivi che possono combinarsi; si stima che obesità e stile dietetico contribuiscano per circa il 50%, mentre l’altro 45% sembra dipendere da altri fattori fra cui tabagismo, sedentarietà ed esposizione a potenziali sostanze cancerogene ambientali. Di conseguenza, preme molto alla comunità medica insistere sulla prevenzione sul campo alimentare, soprattutto per quanto riguarda il sovrappeso o l’obesità franca. Questi succedono più frequentemente dopo la menopausa e costituiscono un rischio di prolungare la produzione di estrogeni da parte del tessuto adiposo.

Ma quali sono i principi nutritivi che si collegano ad un maggiore rischio di sviluppare tumori mammari. Di seguito, le sezioni tratteranno brevemente le componenti nutrizionali che sono state provate collegarsi al rischio di tumore al seno.

CARBOIDRATI

I carboidrati non sono di per sé collegati ad un maggiore rischio di tumore mammario; uno studio ampio si quasi 63.000 casi ha visto che l’assunzione globale di carboidrati o fibre non è incidente. Quello che invece sembra impattare molto è l’indice glicemico di quello che si consuma. Un eccessivo carico di zuccheri alimentari semplici sembra quello più responsabile, e fra gli zuccheri glucosio e fruttosio sono quelli più sospettati di indurre il problema. Secondo gli esperti, infatti, iperglicemia significa elevati livelli di insulina che fungono da fattore di crescita cellulare e possono stimolare la replicazione di eventuali cellule “iniziate” alla malignità in seno al tessuto mammario. Siccome le cellule tumorali sono tradizionalmente riconosciute “ghiotte” di glucosio per i loro fabbisogni energetici, l’eccesso di glucosio e di insulina sanguigni sarebbe un perfetto “quid” per permettere loro di prendere piede in caso di loro presenza in stadio “silente”. Fra le donne con alto consumo di zuccheri, la densità mammografica risulta mediamente più alta ed è stata associata ad un fenomeno infiammatorio dipendente dall’enzima 12-LOX. Quindi un fenomeno infiammatorio anch’esso “silente” potrebbe aggiungersi al sottofondo e completare il rischio di stimolare ulteriormente le cellule pre-cancerose.

COLESTEROLO

È stato suggerito che il colesterolo possa accelerare e stimolare la formazione tumorale, la sua aggressività ed il fenomeno di angiogenesi, mentre i suoi livelli si riducono durante lo sviluppo della massa tumorale. Un metabolita del colesterolo chiamato 27-HC stimola invero le cellule di carcinoma mammario ER-positive, ad opera del citocromo CYP27A1 espresso dalle stesse. Una grossa presenza di questo enzima è anche nel fegato, l’organo principale che maneggia il colesterolo. Le cellule tumorali possono sfruttare il colesterolo per i loro fabbisogni strutturali ed ormonali. Non si dimentichi che, come tutti gli ormoni steroidei (corticosteroidi e sessuali), gli estrogeni hanno nel colesterolo il loro diretto precursore. Non è un caso che studi di laboratorio abbiano provato che la crescita delle cellule tumorali è più lenta quando vengono trattate con le statine, i comuni farmaci prescritti per abbassare il colesterolo sanguigno.

GRASSI SATURI E INSATURI

La correlazione fra consumo di grassi saturi e tumore mammario è stata suggerita dagli studi precedenti caso-controllo soprattutto per le tipologie di tumore ormone-sensibile piuttosto che quello triplo-negativo. Una correlazione positiva è stata confermata per i grassi idrogenati della margarina. Una correlazione inversa è stata trovata fra acidi grassi mono-insaturi da olio di oliva extra-vergine, il cui effetto protettivo è attribuibile alla regolazione del fenomeno dell’insulino-resistenza, oltre al contenuto di polifenoli e terpenoidi (tirosolo, idrossi-tirosolo, oleuropeina) che sono capaci di ridurre la vitalità delle cellule pre-cancerose. Recensioni estese in passato hanno confermato che esiste una relazione inversa fra carcinoma mammario, consumo di acid grassi omega-3 e proporzione fra omega-3 ed omega-6. Gli omega-3, in particolare sembrano avere un effetto preventivo, mentre gli omega-6 potrebbero promuovere l’oncogenesi in virtu’ della loro conversione in mediatori infiammatori come le prostaglandine (PGE2, PGH2), che sono, in aggiunta, dotate di potere mitogeno, ovvero stimolano la replicazione cellulare.

FRUTTA E VERDURA

Sebbene non sia stata osservata un’associazione coerente tra l’assunzione totale di frutta e carcinoma mmario, un’elevata assunzione di frutti specifici, come agrumi e Rosacee, ha mostrato un’associazione inversa. La loro bassa densità energetica, ma alta densità nutrizionale contribuiscono alla sazietà, alla gestione del peso corporeo e ai valori nutrizionali, riducendo il desiderio di dolci. Gli antiossidanti della frutta, in particolare carotenoidi e polifenoli, possono ridurre lo stress ossidativo a seguito di un carico glicemico elevato, preferibilmente consumati interi piuttosto che come succhi. I carotenoidi possono inoltre inibire il segnale proliferativo indotto dall’ormone IGF-1. L’assunzione totale di verdure è stata correlata inversamente al rischio, in particolare legumi/legumi e Alliacee e verdure, in particolare Crucifere e verdure crude. Il potenziale significativo dei broccoli è dovuto all’alto contenuto di sulforafano, un potente induttore di enzimi di disintossicazione come NAD(P)H : chinone ossidoreduttasi 1 e glutatione-S-transferasi. Questi enzimi insieme prevengono il danno al DNA mediato da estrogeni-chinone e la carcinogenesi. L’elevata assunzione di verdure crude e olio d’oliva ha mostrato protezione contro il tumore mammario, in particolare contro i tumori HER2+ (rispetto ai tumori HER2−). Le verdure riducono anche l’effetto glicemico dei carboidrati, suggerendo la loro protezione contro i rischi dell’IGF-1 e del metabolismo patologico dell’insulina correlati al tumore.

Ci sono tipologie dietetiche protettive per il tumore al seno?

DIETA MEDITERRANEA

Il modello di dieta mediterranea è fondamentalmente ricco di piante e bassa densità energetica, fornendo elevate quantità di flavonoidi, carotenoidi e vitamine, oltre a fitoestrogeni, fibre, acido folico e un profilo favorevole di acidi grassi (n-3 : n-6). Gli studi interventistici DIANA hanno dimostrato che i principi dietetici mediterranei possono ridurre il peso corporeo, migliorare la distribuzione dei grassi, ridurre i livelli di insulina e i fattori per la sindrome metabolica, nonché la biodisponibilità degli ormoni sessuali e dei fattori di crescita. In un’analisi dei componenti principali su verdura, frutta, pesce e legumi, ciascuno è stato associato indipendentemente a un rischio aggiustato ridotto. Nel recente studio di intervento clinico randomizzato PREDIMED, i rapporti di rischio aggiustati per più variabili rispetto al gruppo di controllo erano inferiori: 0,32 per la dieta mediterranea con olio extra vergine di oliva e 0,59 per il gruppo dieta mediterranea con noci. Anche dove l’aderenza alla dieta mediterranea alta non ha protetto contro il tumore al seno dopo la rimozione dell’assunzione di alcol dal punteggio della dieta, ha ridotto la mortalità per altre cause.

DIETA DI OKINAWA

La dieta di Okinawa, simile al modello mediterraneo – densità energetica molto bassa, carico glicemico (GL) e grassi, mentre ricca di fibre, micronutrienti, sostanze fitochimiche, prebiotici/probiotici e acidi grassi polinsaturi n-3 (omega-3) – da cereali integrali, fagioli, frutta, verdura, prodotti fermentati e cibi marini, consumati freschi/crudi o leggermente cotti, con carne rossa limitata e n-6 (omega-6) – ha prodotto una delle popolazioni più longeve al mondo, con molti dei cibi tradizionali, erbe e spezie consumati regolarmente considerati “cibi funzionali”. Tuttavia, la mortalità locale per cancro al seno è aumentata in concomitanza con la ridotta aderenza alla dieta e l’aumento di peso corporeo delle donne di Okinawa, confermando l’efficacia della dieta tradizionale e corroborando la sua somiglianza strutturale con la dieta mediterranea, quindi altamente rilevante per la prevenzione del cancro al seno anche in altre popolazioni.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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